Il One Point Slam non è stato così male

    

L’idea era semplice fino alla brutalità. Ridurre il tennis a un solo punto, spogliarlo di tutto quello che è durata, strategia e resistenza. Un colpo. Un colpo solo. O sei dentro o sei fuori. Più o meno come la roulette russa ne Il Cacciatore. Ranking, status, biografie: nulla conta. Tutto sospeso. Lo hanno chiamato One Point Slam, anzi lo hanno chiamato Million Dollar One Point Slam – e il million dollar [Achille Lauro aggiungerebbe: baby] era un aspetto importante. Era la glassa di miele spalmata sulla fetta di pane. In perfetto stile reality show, dentro la trama hanno genialmente infilato dei dilettanti, allettati dalla prospettiva dell’assegno – sicuro – ma pure dalla vanagloria di tornare a casa e raccontare al bar di aver battuto questo o quello. Un esperimento aggiunto al programma della settimana inaugurale di Melbourne, un rischioso cortocircuito che conteneva in controluce un po’ delle depravazioni della nostra convivenza contemporanea, compresa l’idea che ci si possa inventare tennisti, scendere in campo e far fuori un numero uno. In fondo bastavano molti colpi in meno di quelli che ha dovuto giocare la famosa wild card invitata al torneo di Nairobi. 

Invece – oh – è stato divertente. In campo s’è visto tutto e il contrario di tutto, star globali, personaggi laterali, professionisti, amatori, qualificati regionali. Non era previsto che arrivasse pure Jordan Smith, un maestro di tennis di Sydney incredibilmente non interpretato da Favino, una classifica dimenticabile, una carriera marginale e tutta la famiglia in tribuna. Ha vinto. Ha prue eliminato Jannik Sinner perché Sinner ha sbagliato il servizio e non c’era la seconda palla. 

La vittoria di Jordan Smith, ex giocatore universitario negli USA con un ranking ATP da numero 1141 e oggi impiegato nell’accademia di famiglia, ha bucato gran parte della patina promozionale. La presenza dei familiari e della fidanzata, che a metà serata ha scherzosamente chiesto metà del premio, ha restituito umanità all’evento e introdotto una vera posta emotiva scrive il Guardian. Ci sono pure state battaglie dei sessi più vere di quella messinscena tra Sabalenka e Kyrgios [ah c’era pure lui e ha sfasciato la racchetta]. In una – per esempio – Maria Sakkari ha fatto fuori Carlos Alcaraz e si è guadagnata la riga più scintillante e perpetua della sua pagina wikipedia. Sei donne hanno raggiunto i quarti di finale. 


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Nonostante la durata vicina alle tre ore, un formato spesso confuso e dialoghi imbarazzati tra giocatori e presentatore, il nuovo concetto ha comunque riempito la Rod Laver Arena. Per Tennis Australia è stato un successo: la dimostrazione che esistono strade non tradizionali per attrarre pubblico a Melbourne Park.

Una perfetta operazione Sportify [ehi, come sarebbe: che cos’è Sportify? Sportify è questa cosa qui]. Il ritmo forsennato ha spezzato la tensione anche se di mezzo c’erano dei soldini. Il gioco sasso-carta-forbici per decidere chi sarebbe andato al servizio ha aggiunto altra ironia. Il Guardian dice che anziché una rivoluzione, è parsa una tiktokizzazione del tennis. Rapidità, frammentarietà, rumorosità: sono i tre cardini intravisti nell’operazione, e cinque anni fa con una lettera a Slalom lo scrittore Gabriele Romagnoli aveva anticipato esattamente in questi termini quali sarebbero state le colonne dello sportify futuro [si legge qui]

Le asperità del formato – dice oggi il Guardianerano evidenti: un quarto dei match di primo turno si è chiuso con un errore al servizio, i commentatori hanno trasformato ogni punto in una lezione sulla pressione e l’intera serata è stata scandita da pause pubblicitarie che hanno fatto spazientire giocatori e pubblico. Al momento della finale, quasi un quarto degli spalti era vuoto.

Eppure, qualcosa resta. Lo scambio tra Swiatek e Cobolli per intensità ha superato tutto il resto del torneo. È stata bella anche la frustrazione muta di chi aveva preso quel punto sul serio. L’anno scorso il montepremi era stato di 40 mila dollari e aveva giocato il solo Rublev tra i professionisti. The Athletic ha scritto che dalle altre parti del mondo gli altri tre tornei del Grande Slam avranno guardato con invidia, mentre il primo Slam dell’anno compie ulteriori passi avanti per diventare un vero evento da tre settimane, anziché due. Il One Point Slam ha fatto seguito a tre giorni di presenze record nelle qualificazioni del torneo, il cui fatturato da gennaio a settembre 2025 è stato di 465,8 milioni di dollari, con un aumento del 17% rispetto allo stesso periodo del 2024.


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