L’incantesimo finito tra Maresca e il Chelsea

 

   

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L’incantesimo finito tra Maresca e il Chelsea

  Raccontano che l’irreparabile sia successo intorno a mezzanotte, quando le carrozze ritornano zucche e i lupi mannari ululano alla luna. Ecco, più o meno in quel momento, la pazienza del Chelsea è finita. A Londra avevano percepito in Enzo Maresca l’intenzione di forzare un’uscita, si sono seduti al tavolo e hanno chiamato il bluff, mentre i fuochi d’artificio per il nuovo anno stavano per brillare nel cielo di Londra.

Questa almeno è la ricostruzione della scena secondo il Guardian, la scena di “una storia sconcertante che ha avuto un finale prevedibile”. Solo sei mesi fa, Maresca ha portato al Chelsea due trofei, la Conference League e il primo Mondiale dei club. Ha portato la squadra in Champions e la sta tenendo nella zona alta della classifica. Non esistono ragioni di natura tecnica che possano spiegare questa separazione. Il Guardian dice però che “non è il primo allenatore a perdere tutti gli alleati al Chelsea, aveva esagerato nelle provocazioni”. 

Maresca ha spiazzato tutti quando ha detto allo staff che non avrebbe partecipato alla conferenza stampa dopo il deludente 2-2 contro il Bournemouth di martedì sera. La spiegazione ufficiale era che non stava abbastanza bene per parlare in pubblico, nonostante avesse appena passato la serata in panchina, ma la tensione era evidente. È stato difficile per i dirigenti accettare che meno di 24 ore dopo spuntassero indiscrezioni secondo cui la malattia era un pretesto. Maresca aveva scelto di non incontrare i media. Per il Chelsea era il segno: voleva essere esonerato, così adesso – scrive Jacob Steinberg “sarà il meno sorpreso al mondo nel ritrovarsi disoccupato dopo meno di un giorno del 2026”.

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Una direzione imboccata dopo la vittoria contro l’Everton dello scorso mese, quando fece dei commenti criptici sulle sue peggiori 48 ore mai trascorse dentro il club. Un’uscita che irritò la proprietà. Sembrava un Lost in Translation, l’adozione inopportuna e maldestra di una pratica italiana [l’allusione] in un contesto nel quale vai davanti ai microfoni e dici quello che pensi fino in fondo [Mo Salah]. Dopo il 2-2 con il Newcastle del 20 dicembre, una fonte interna aveva già detto al Guardian che la sua posizione sarebbe diventata presto insostenibile, se avesse continuato così.

Steinberg annota che “non stiamo parlando del miglior José Mourinho o di Thomas Tuchel. Maresca è talentuoso ma imperfetto, solo al terzo anno da allenatore. I suoi comportamenti hanno rivelato inesperienza. C’è chi sostiene che abbia provato a sfruttare l’interesse di Juventus e Manchester City come leva per un nuovo contratto. Una mossa che ha esasperato il club. Il crollo è stato rapido”. Le critiche sonno cresciute di pari passo con la rarefazione delle vittorie. Il Chelsea ha perso 20 punti da situazioni di vantaggio e ha delle difficoltà a scardinare le difese basse.

“Il calcio posizionale e prudente di Maresca non ha conquistato i tifosi” dice il Guardian, pieno di retroscena e di inside. “Riteneva la rosa troppo giovane per competere su quattro fronti. Eppure aveva fatto bene. Sono arrivati gli attriti: la richiesta di un difensore dopo l’infortunio di Colwill ha irritato la dirigenza, che non ha alcuna intenzione di cedere il controllo del mercato. Il club crede nel proprio modello: giovani, contratti lunghi, potere decisionale alla struttura tecnica e al gruppo di reclutamento Maresca voleva più controllo e accusava interferenze. Il Chelsea nega di avergli mai imposto tattiche o il mercato. I dirigenti gli hanno solo chiesto più rotazioni per evitare un’altra stagione di infortuni come quella con Pochettino. Maresca, invece, mandava spesso in campo giocatori fragili come Reece James. Inoltre, nelle ultime settimane aveva lasciato intendere di non fidarsi delle seconde linee, un messaggio pericoloso per la proprietà. Infine la bomba finale: avrebbe ammesso di aver parlato con persone vicine al Manchester City per ben tre volte di un futuro dopo Guardiola. Il tempismo è stato perfetto. Resta da vedere se la sua strategia ha pagato. Il Chelsea, intanto, non si pente del divorzio”.

È più critico verso la dirigenza Jason Burt sul Telegraph. “Non contento di flippare giocatori, il Chelsea sembra aver avviato una politica per flippare anche gli allenatori. Il comunicato del club è il corrispettivo calcistico del conscious uncoupling, per usare l’espressione resa celebre da Gwyneth Paltrow e Chris Martin quando annunciarono la loro separazione. «Enzo e il club ritengono che un cambiamento dia alla squadra la miglior possibilità di rimettere in carreggiata la stagione», ha scritto il Chelsea, un messaggio di appena 99 parole, asciutto, quasi gelido. Tutto lascia un retrogusto amaro. Una sensazione di totale assenza di anima”.

Tre settimane fa Maresca era stato nominato Manager of the Month in Premier League. In Champions il Chelsea aveva appena battuto il Barcellona per 3-0, ma il Telegraph aggiunge pure che “Maresca si è rivelato complicato da gestire. E forse non ancora pronto per un incarico del genere. Tuttavia il Chelsea sta applicando agli allenatori la stessa strategia sui giocatori: prendere profili con un potenziale, pagare stipendi relativamente bassi e contratti lunghi per proteggere l’investimento, monetizzare se non funzionano. Maresca era una scommessa e ci si aspetta che il successore sia simile: giovane, emergente, malleabile. Se non funziona, via in fretta. Nessun big name, nessuno che possa sfidare la proprietà”. Burt considera che “persino secondo gli standard di Roman Abramovich, siamo a livelli notevoli. Con una differenza sostanziale: con Abramovich il Chelsea vinceva”.

Martin Samuel per il Times aggiunge che le cose al Chelsea degenerano sempre in fretta. Fu così con Roberto Di Matteo, con Frank Lampard, con Luiz Felipe Scolari, con Thomas Tuchel. “I proprietari cambiano, il Chelsea resta lo stesso. Una scatola di latte al sole californiano non va a male così velocemente quanto i rapporti con gli allenatori a Stamford Bridge”. Il Times attribuisce a Maresca buona parte del merito del Mondiale dei club, per avere imbrigliato il PSG di Luis Enrique che pareva irresistibile. “Una vittoria che aveva fatto pensare a una svolta, invece la svolta al Chelsea non arriva mai. Maresca ha avuto in mano un’ottima carta, ma non l’ha giocata bene. Non si sa cosa lo abbia spinto a lanciare accuse criptiche alla società dopo il 2-0 all’Everton. Oggi sembra una strategia per andare al Manchester City — che però non ha una panchina vacante. E soprattutto: perché il City dovrebbe volerlo? È facile attaccare i dirigenti, la catena infinita di direttori sportivi e la strategia da foglio Excel del club. Ma è vero anche questo: Maresca non si è sentito sostenuto. Ora lo è davvero”.

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