venerdì 2 gennaio 2026
# 1 giorno al gigante femminile di Kranjska Gora
► IL CHELSEA ha risolto consensualmente il contratto con Enzo Maresca dopo che l’allenatore ha informato il club dei colloqui avuti con il Manchester City e con la Juventus. I rapporti erano diventati tesi da qualche settimana.
◇ Il pareggio del Manchester City in casa del Sunderland [0-0] ha reso più felice l’Arsenal, ora capolista con quattro punti di vantaggio. Anche il Liverpool è stato fermato sullo 0-0 dal Leeds.
◇ Oggi riapre il mercato, ma la Lazio si è portata avanti col lavoro e ha già trovato l’accordo col West Ham per Castellanos. Lotito si fa dare 30 milioni. La Fiorentina se n’è andata in ritiro per preparare la partita con la Cremonese.
◇ Federico Pellegrino si è piazzato quarto nella 20 km a inseguimento in tecnica classica per il Tour de Ski di Dobbiaco. Ha vinto il solito Johannes Klaebo.
◇ Mathieu Van der Poel ha vinto il Trofeo Baal nonostante una caduta. È la settima vittoria in sette uscite stagionali.
Salagadoola menchicka boola bibbidi-bobbidi-boo
La Fata Smemorina
L’incantesimo finito tra Maresca e il Chelsea
Raccontano che l’irreparabile sia successo intorno a mezzanotte, quando le carrozze ritornano zucche e i lupi mannari ululano alla luna. Ecco, più o meno in quel momento, la pazienza del Chelsea è finita. A Londra avevano percepito in Enzo Maresca l’intenzione di forzare un’uscita, si sono seduti al tavolo e hanno chiamato il bluff, mentre i fuochi d’artificio per il uovo anno stavano per brillare nel cielo di Londra.
Questa almeno è la ricostruzione della scena secondo il Guardian, la scena di “una storia sconcertante che ha avuto un finale prevedibile”. Solo sei mesi fa, Maresca ha portato al Chelsea due trofei, la Conference League e il primo Mondiale dei club. Ha portato la squadra in Champions e la sta tenendo nella zona alta della classifica. Non esistono ragioni di natura tecnica che possano spiegare questa separazione. Il Guardian dice però che “non è il primo allenatore a perdere tutti gli alleati al Chelsea, aveva esagerato nelle provocazioni”.
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Che cosa stanno leggendo in Europa
▥▥▥ L’Equipe dedica la prima pagina di oggi all’evento sportivo dell’anno co il maggiore squilibrio tra le attenzioni della vigilia e la gara: la Dakar. L’attenzione si concentra principalmente su Sébastian Loeb, alla ricerca della prima vittoria.
▥▥ Marca celebra a tutta pagina la visita natalizia di Antonio Rudiger alla Sierra Leone, il paese di sua madre, dove ha messo in moto dei progetti educativi. Intervista a Carlos Sainz padre che parte per la Dakar e dice di voler vincere. «Si chiuderebbe un cerchio» dice anche As che gli dedica la fotona principale. «Mi sono guadagnato il diritto di correre finché voglio». Mundo Deportivo resta ancora un po’ nel 2025 e dedica la sua copertina a Marc Marquez, scelto cone atleta dell’anno. Sport si butta su Lamie Yamal e sul primo allenamento saltato dell’anno per un malessere generale.
▥▥▥ E veniamo a noi. La Gazzetta dedica l’intera prima pagina al calciomercato che comincia [trane un quadratino per Sinner] e a Cagliari-Milan di stasera. “Il Diavolo addosso” titola per il tentativo di sorpasso. Il Corriere dello sport-stadio apre con “Cancelo d’oro”, guadagna 18 milioni, vuole lasciare l’Al-Hilal, vuol andare al Barcellona, ma “l’Inter è in attesa”. Bene. Su Tuttosport invece per Cancelo “la Juve sfida l’Inter” perché “Spalletti può diventare la chiave” [del Cancelo, in tutta evidenza]. Per il Corriere dello sport-stadio spunta la Lazio a sfidare la Roma per Raspadori. La Gazzetta parla di quanto piace Kim al Milan, solo che va convinto il Bayern a darlo in prestito e lui a calarsi l’ingaggio. Dettagli.
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Le analisi
La Coppa del Marocco nel segno di Brahim Díaz
Prima viene il corpo. Basso, raccolto, compatto. Viene il pallone appiccicato ai piedi, come se ci fosse una calamita invisibile. Vengono le spalle larghe quanto basta per dire a chiunque che non si passa. E dopo, solo dopo, viene tutto il resto. La finta, la sterzata, il rovesciamento della scena.
È per questo che Brahim Díaz, in questa Coppa d’Africa, sembra essere un rebus da risolvere a ogni tocco. Sempre con il gioco dietro la schiena, sempre circondato, sempre ostinato protagonista nelle zone dove gli altri soffocano.
Tyhmoté Pinon ha raccontato su L’Équipe di come la stella del Marocco piazza la sua lente in campo, ricordando una scena da manuale contro il Mali, quando “in tre secondi ha cambiato l’orientamento del corpo tre volte”. Schiacciato lungo la linea, vicino al corner, l’ha fatto con sette tocchi in un lampo, quattro di sinistro, tre di destro. Indietro, avanti, di nuovo fronte alla porta. “Il pallone, intanto, non si è mai staccato dai piedi del numero dieci”. Qualche minuto più tardi, stesso copione e conseguenza più pesante: Gassama è stato costretto a commettere fallo e concedere un calcio di rigore.
Il paese
Il ponte sotto lo stretto
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DI AMIRA IOZZI BOUDERBALA
La prima volta che i marocchini sentirono parlare di questa idea, non avevano ancora la VAR e nemmeno le tv satellitari. I geometri disegnavano gallerie sui taccuini, mentre il Tunnel sotto la Manica diventava realtà. Se Calais e Dover sono separati da cinquanta km, perché non si può fare anche qui, dicevano ingegneri e sognatori, qui dove la distanza tra Punta Paloma e Punta Malabata è inferiore. Ingegneri e sognatori lo dicono ancora, soprattutto tra una partita e l’altra della Coppa d’Africa. Il Marocco è un’unica onda di cori rossobianchi, ma a Tangeri la gente parla di quest’altra onda, quella che scorre sotto lo Stretto di Gibilterra, dove qualcuno sogna di scavare una galleria che porti fino alla Spagna.
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Dai campi
sentimentale Aiello e Levante cantano il turno di A
Ah, siamo stati ore in macchina
Dopo aver visto Daniele De Rossi accolto in quel mondo dall’Olimpico nell’ultima partita del 2025, anche il 2026 non vuole essere da meno e si apre in modo sentimentale. Nel giro di tre giorni, da oggi a domenica, avremo Massimiliano Allegri che torna a Cagliari [Germano Bovolenta sulla Gazzetta: “Cagliari è l’alba rossoblù di Massimiliano”], Maurizio Sarri contro il Napoli [“Lo so è successo già” – direbbe Jovanotti], ma soprattutto Gian Piero Gasperini per la prima volta da avversario a Bergamo.
Cagliari-Milan è anche la partita del possibile debutto di Niclas Füllkrug in rossonero. La Gazzetta dedica un pezzo alle aspettative legate al suo arrivo. Nonostante non abbia mai segnato all’esordio in una nuova squadra, Füllkrug è chiamato a dare un contributo immediato. Massimiliano Allegri ha confermato che il tedesco inizierà dalla panchina, ma potrebbe entrare per dare freschezza e forza fisica. Rafa Leao rientra da un infortunio e partirà probabilmente titolare.
ore 20.45 su Sky Sport
ci vorrebbe un amico Venditti canta l’attacco del Napoli
Io mi ritrovo solo davanti al tuo portone
Il Napoli si ritrova di nuovo corto in attacco per l’assenza prolungata di Lukaku. Non rientrerà prima di tre settimane. Conte oggi ha Hojlund come prima punta, mentre Lorenzo Lucca, costato 35 milioni, è finito ai margini, con 41 minuti nelle ultime nove gare. Il club non può permettersi nuovi investimenti senza cessioni, Lucca è difficile da piazzare e con nove partite ravvicinate fino a febbraio, lasciare Hojlund da solo è un rischio concreto. Antonio Giordano sulla Gazzetta: “Lukaku sta male, Lucca benissimo non se la passa: cosa non bisogna inventarsi per tentare di gustarsi il meglio della vita”
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Discussioni
Kirsty Coventry, una democristiana al CIO
Kirsty Coventry ha aperto l’anno olimpico con una interessante intervista stamattina al Corriere della sera, insistendo più volte su un punto, la dichiarata ricerca della normalità. A Gaia Piccardi e Marco Bonarrigo, chiede si essere chiamata «solo Kirsty», risponde che non userà l’elicottero per spostarsi “tra i siti dei Giochi italiani diffusi, tra otto località, tre regioni, in un’area di circa 22 mila km quadrati” ma girerà in van «come tutti» e le decisioni saranno prese ascoltando stakeholder e dati.
È un lessico con cui vuole smontare l’idea novecentesca del CIO come un’entità distante, monumentale, quasi intoccabile. Il messaggio è: che l’Olimpiade non è più un tempio, ma un sistema complesso che deve funzionare.
Ma quando Coventry parla di Milano-Cortina, evita accuratamente ogni trionfalismo e ogni contrapposizione con l’Italia.
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Interpreti
Il Metodo De Giorgi
La Gazzetta dello sport ha intervistato Fefè De Giorgi, cittì della Nazionale maschile di pallavolo campione del mondo. Il 2026 è l’anno degli Europei in Italia. Dice di aver cercato di «trasmettere a tutti l’idea di investire su progetti che permettano loro di giocare con continuità. E perché no anche in A2. Ho dimostrato che seguo tutto». Sulla possibile naturalizzazione di Keita, maliano di Verona, dice: «Quando e se riuscirà a prendere la nazionalità italiana e potrà essere eleggibile per la Nazionale lo prenderò in considerazione. Ma una cosa è certa: per entrare in questo gruppo ci deve essere desiderio di indossare questa maglia e affrontare qualsiasi difficoltà». Infine racconta di prendere spunto dal lavoro di Sandro Campagna e Antonio Conte. «Sono andato più volte a vedere le metodologie di allenamento di Sandro apprezzando la preparazione che c’è dietro. Ho avuto la possibilità di seguire anche Antonio. Di lui mi colpisce l’intensità che mette in tutto quello che fa. È uno che chiede molto ai suoi giocatori e a sé stesso».
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La Macchina del tempo
Come fa notare stamattina Franco Arturi sulla Gazzetta, il 2026 è un anno pieno di anniversari, perché piene di cose di sport sono stati gli anni con il sei: i Giochi di Berlino, la rinascita dopo la guerra, l’Olimpiade di Melbourne, i Mondiali della Corea, il 10 di Nadia Comaneci a Montréal, il Mondiale della mano di Dio e del gol del secolo, i Giochi in casa della Coca-Cola, Beppe andiamo a Berlino. Cercheremo di non perderci niente,. Questa sezione sarà per forza di cose più robusta. Con una novità. Eccola qui sotto.
Il Diario del 1966
Più di una decina d’anni fa, uscì in Inghilterra un libro molto affascinante. Lo scrisse Jon Savage e aveva per titolo 1966: l’anno in cui esplose il decennio. Trattandosi dello stesso decennio in cui c’è stato il Sessantotto, la tesi meritava di essere esplorata. Savage affrontava la questione da un punto di vista musicale, riconoscendo che le canzoni ascoltate da adolescenti lasciano un segno indelebile [e lui nel 1966 aveva 13 anni]. Ma in questo suo viaggio, raccontava pure come intorno alla musica di quell’anno si fossero affolate la paura del nucleare, il Vietnam, nuove tensioni generazionali, nuove identità sociali.
In questa atmosfera instabile, la creatività era diventata imprevedibile, anche grazie al LSD ancora legale. La forza del libro stava in questo sguardo doppio, critico e pop allo stesso tempo. Non solo un almanacco musicale, ma una grande storia culturale per rappresentare un anno in cui la musica pop aveva raccontato la fragilità euforica del mondo, preparando il Sessantotto.
Forse si tratta di unna visione britannica. Forse l’Italia del ‘66 è stata un’altra cosa, sebbene abbiamo avuto Se telefonando, Fortissimo, Mi sei scoppiato dentro il cuore, Nessuno mi può giudicare, e ancora Il ragazzo della via Gluck e C’era un ragazzo che come me. Almeno tre-quattro di queste canzoni stanno benissimo fra le cento italiane più belle di sempre. Allora: quale occasione migliore del sessantesimo anniversario del 1966 per andare a verificare cosa si diceva e si scriveva in Italia nel 1966? Per capire se anche da noi il Sessantotto è cominciato nel Sessantasei.
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Buzzati a NY per la pop art e Piovene in Perù: il 1966 comincia così
L’anno si è aperto con il messaggio del presidente Saragat agli italiani. Il primo pensiero è andato a coloro che sono stati provati dal dolore o colpiti dalla disoccupazione. Sulla guerra in Vietnam ha detto: «Che la volontà di trattare si renda manifesta senza reticenze ed equivoci e che la negoziazione di pace abbia rapidamente inizio». Saragat ha promesso di proseguire negli sforzi per la realizzazione dell’unità europea e ha indicato nell’alleanza atlantica una garanzia di pace. De Gaulle ha promesso l’impegno della Francia per un accordo in Asia, il papa ha scritto a Mao, a Podgorny e a Johnson per trovare “una giusta soluzione che salvaguardi l’indipendenza del Vietnam”.
Un venticinquenne operaio napoletano dei Quartieri Spagnoli e una commessa di un negozio d’abbigliamento hanno appena festeggiato quattro mesi di matrimonio. Al cinema c’è Per qualche dollaro in più. È domenica e Lo Bello arbitra la partita fra la Juventus quarta e l’Inter capolista.
Dino Buzzati è andato per il Corriere della sera a New York per visitare alcune gallerie che ospitano pop art. Vuole vedere, vuole capire questa cosa nuova.
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Le Olimpiadi sono morte
Nell’anno che conduce ai Giochi di Montréal, si alza un allarme intorno al futuro delle Olimpiadi. Se ne fa portavoce una firma olimpica come Aronne Anghileri sulla Gazzetta dello sport, dove il 2 gennaio parla di “ragionato pessimismo” e confessa “l’impressione di essere alla vigilia dell’Anno Mille, al termine di un’epoca. Le notizie provenienti da Montreal – si legge – sono sconfortanti; i ritardi, gli ostacoli, le corruzioni, i dubbi mettono in discussione tutto, fino all’essenza stessa dell’Olimpiade, che forse ha bruciato in un sole secolo – dal 1896 ad oggi – la reincarnazione di un’idea che De Coubertin aveva recepito dall’antica Grecia. I costi si sono ingigantiti in soli quindici anni: se a Roma 1960 i miliardi spesi erano pochissimi, per Montreal 1976 si parla già di 800 milioni di dollari, più di 500 miliardi di lire. Monaco 1972 è costata 600 milioni di dollari, quintuplicando i preventivi; Montreal li ha decuplicati, e forse non è finita. Quali altri paesi si butteranno in futuro nell’avventurosa organizzazione olimpica?”.
Una giornata con Diego nell’anno che sarà di Diego
Buenos Aires, il primo giorno di un anno che si terrà nel segno di Diego Armando Maradona. Lui emerge dall’acqua con i capelli bagnati incollati al collo e comincia a fare numeri con un pallone sul prato di casa, davanti a fratelli, cugini, amici. “Ma chi ti credi d’essere, Maradona?” verrebbe quasi da dire, scrive Raffaele Dalla Vite, inviato de La Gazzetta dello sport davanti a quel ragazzo rotondo che gioca come se fosse un gioco.
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Oggi
Pescara
35 giorni a Milano
Essere D’Annunzio, essere Flaiano
Ennio Flaiano e Gabriele D’Annunzio sono entrambi di Pescara, ma sembrano venuti da due pianeti lontani. D’Annunzio ha costruito il proprio mito al centro della scena, facendo spettacolo della realtà, nella persuasione che il mondo fosse un palcoscenico allestito per lui. Ha frequentato una letteratura dell’eccesso, con la parola vestita di porpora e velluto e una vita chiamata continuamente superare il proprio limite scenico. È stato il poeta-soldato che pretendeva di definire il carattere di una nazione.
La United Cup apre la stagione
È cominciata stanotte la stagione del tennis con la prima partita di United Cup. L’Argentina ha vinto i due singolari sulla Spagna e l’ha chiusa là. In mattinata c’è Grecia-Giappone con Sakkari-Osaka tra le donne e Tsitsipas-Mochizuki tra gli uomini.
Il match femminile è il più bello. Sono due giocatrici arrivate al vertice seguendo strade opposte, entrambe segnate da una relazione complessa con la pressione e con l’idea di aspettativa. Chi ne sa, dice che la partita ruota attorno al controllo del primo colpo. Osaka resta una delle migliori battitrici del circuito, servizio e dritto sono strumenti capaci di accorciare gli scambi e imporre una direzione. Quando riesce a colpire in anticipo, il campo si restringe e costringe l’avversaria a difendere. Sakkari vive di volume e resistenza, di grande atletismo, della sua capacità di reggere scambi lunghi e di alzare l’intensità. Cerca un tennis fisico. Osaka dovrà evitare i passaggi a vuoto che spesso seguono i suoi game dominanti. Sakkari dovrà scegliere i momenti giusti in cui essere aggressiva. Osaka gioca meglio quando sente il controllo emotivo del match, Sakkari al contrario cresce nella lotta e nella sensazione di doversi battere.
ore 10 su Supertennis
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STEFANOS TSITSIPAS AVEVA PENSATO AL RITIRO
«Sono molto curioso di vedere come risponderà alla mia schiena. L’infortunio mi ha perseguitato negli ultimi sei o otto mesi. Mi chiedevo: “Potrò giocare un’altra partita senza dolore?”. Mi sono spaventato molto dopo la sconfitta agli US Open contro il tedesco Daniel Altmaier. Non sono riuscito a camminare per due giorni. È allora che ho riconsiderato il futuro della mia carriera».
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Il Teleco-Slalom
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L’ultimo scroll
Le cose strane sono finite in modo meno strano
Quando Stranger Things debuttò nel 2016, si propose in modo deliberato, ricco, come un posto che citava l’immaginario cinematografico degli anni Ottanta, un cocktail di riferimenti da Spielberg a King. Sapeva di déjà-vu e di familiare. La critica americana evidenziò come questo “colpo di nostalgia” non fosse velleitario, ma centrato su una narrazione che funzionava davvero, con personaggi ben definiti e una trama che andava oltre l’omaggio.
Ora che siamo arrivati alla fine di questa decennale passeggiata tra le nostre paure e la nostra idea della familiarità, è chiaro che Stranger Things non è stato semplicemente un fenomeno seriale. Con la sua mescolanza di horror sovrannaturale e dramma umano, ha messo in scena non un mondo lontano, ma le dinamiche profonde delle relazioni, adolescenziali e non.
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link
Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico.