Lo Slalom del 24 dicembre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

mercoledì 24 dicembre 2025

 # 1 giorno al Christmas Day in NBA

    Domani si ferma anche Slalom, la farete franca. A tutte le lettrici e i lettori gli auguri di buone feste – come dicevano le nonne: quello che il vostro cuore desidera. 

 

     

►  LA COMMISSIONE  indipendente che vigila sui bilanci delle società professionistiche di calcio e basket ha dato l’ok alla Lazio a operare liberamente sul mercato di gennaio. Secondo le indiscrezioni di Sky Sport le operazioni di Napoli e Pisa andranno fatte a saldo zero. Equivoco a Napoli durante la cena tenuta a Posillipo pe festeggiare la Supercoppa. Per avere un tagliolino di calamaro hanno fatto portare indietro una lasagnetta di mozzarella di bufala. 

◇  C’è stata anche la cena di Natale della Juventus. È stata organizzata al J Museum ma il cibo non era vecchio. Elkann ha detto che è bello stare tutti insieme e ha parlato di grande famiglia, senza tuttavia discutere di eredità. Ottolini sarà il nuovo direttore sportivo, mentre Paratici sta andando a rifarsi una vita alla Fiorentina. Succede anche nelle migliori famiglie. 

◇  La Roma ha consegnato in Campidoglio il progetto di fattibilità tecnico-economica (PFTE) del nuovo stadio. No, non è un altro. È sempre quello. No, non lo stadio alla Magliana di Viola, nemmeno quello della Massimina di Sensi, neppure l’altro di Pallotta a Tor di Valle. Questo è lo stadio di Pietralata. Lo stadio di tre anni fa. Il nuovo. Il sindaco Gualtieri spiegò che per il centenario del 2027 non avrebbero fatto in tempo. Si punta al bicentenario. 

◇  Sivert Guttorm Bakken, biathleta della Norvegia, è stato trovato morto ieri mattina in una camera d’albergo a Passo di Lavazè in Trentino. Dopo la tappa di Coppa del mondo a Le Grand Bornand, era in Val di Fiemme per allenarsi con Johan Olav Botn. Aveva 27 anni. È morto nel sonno. Due anni fa era stato fermato per una pericardite. Pochi giorni fa aveva gareggiato in Francia. 

 

   

Il Natale è l’unico giorno che gli uomini di buona volontà hanno in comune con gli uomini di cattiva volontà. E avere pace e comunione, per un giorno, anche con le più nere carogne della società umana significa credere in un tempo in cui vi sarà comunione senza che più vi siano carogne

Elio Vittorini

 

L’arresto in contumacia di Kasparov

La seconda vita politica del signore degli scacchi 

Quando Garry Kasparov annunciò il ritiro dagli scacchi nel 2005, dopo vent’anni di dominio assoluto, la reazione fu di smarrimento. Abbandonare la scacchiera nel pieno della lucidità sembrava un controsenso. In Winter Is Coming, lui stesso racconta che la scelta non aveva nulla di improvviso, aveva già ottenuto tutto ciò che poteva desiderare davanti a cavalli, alfieri e torri. Cercava un altro tipo di risultato. “Voleva che i suoi figli crescessero in una Russia libera, voleva usare fama ed energia per opporsi a una marea repressiva che saliva dal Cremlino”.

Cosi scriveva Gabriele Schoenfeld sul Wall Street Journal dieci anni fa, ricostruendo la seconda vita di Kasparov, non l’oligarca campione che si gode il bottino, ma l’attivista che entra in politica, organizza coalizioni, guida manifestazioni, arriva persino a candidarsi alla presidenza nel 2007. Ha pagato con pestaggi, arresti, una cella a Mosca, infine l’esilio. Sacrifici che lui stesso ha ridimensionato rispetto a quelli subiti da molti connazionali, ma che sono diventati una chiave per leggere il suo libro come qualcosa di più di un memoriale personale, pagine che restano attuali dopo la sentenza di custodia cautelare emessa dal tribunale Zamoskvoretsky di Mosca, della durata di due mesi, in contumacia. Entrerà in vigore solo dalla data dell’arresto o dell’estradizione in Russia.

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La stanza degli scacchi dove non entrano le guerre

C’è una stanza nell’isola di Man dove ci sono fanti e cavalli, torri da assaltare, ma dove non entra la guerra, dove non entrano le guerre, né quella di Kiev né quella di Gaza, neppure quella più taciuta nell’Artsakh, nel Nagorno Karabakh. C’è questa stanza nell’isola di Man dove il direttore del torneo di scacchi Alan Ormsby ha radunato 164 giocatori e giocatrici. Il solo posto nel mondo dello sport dove trovare tutti insieme – in questo momento – giocatrici e giocatori di Russia e Ucraina, Israele e Iran, Armenia e Azerbaigian, mescolati, insieme, intorno alle scacchiere, a simulare combattimenti con trentadue pezzi di legno, i bianchi e i neri, con un re da proteggere, una regina da difendere, ma con la forza del pensiero, guardandosi negli occhi, alla fine stringendosi la mano, perché alla fine siamo tutti pedoni di una stessa partita  |  NOVEMBRE 2023

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La partita a scacchi più famosa della storia

Questa è la storia di due uomini che si sono sfidati due volte, a vent’anni di distanza. Hanno sempre avuto tra loro una tavola divisa in 64 quadrati, detti case. Hanno giocato lungo questo campo con sedici pezzi. Bianchi o neri. Uno era figlio di un fisico tedesco che lo abbandonò a due anni. L’altro aveva un padre militare e aveva imparato a muovere cavalli e alfieri in treno, durante la fuga da Leningrado sotto assedio. Uno era americano, l’altro era sovietico. Uno era Bobby Fischer, l’altro era Boris Spassky.

Il podcast

 

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Tendenze

 

 

Natale in mare nel nome di Jules Verne

C’è gente che farà Natale in mare. Sono i navigatori e le navigatrici del Trophée Jules Verne, uno sfacciato riferimento al Giro del mondo in 80 giorni. La competizione è libera e aperta a tutti i tipi di imbarcazione a vela. La partenza e l’arrivo sono ad Ouessant, più precisamente da una linea immaginaria che collega il faro di Créac’h sull’île d’Ouessant e il faro di Capo Lizard. Il percorso prevede di lasciarsi alla propria sinistra il Capo di Buona Speranza, il Capo Leeuwin e il Capo Horn. Senza scalo e senza assistenza. Auguri. 

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Dai campi

Algeria e Marocco, come provare a parlarsi di nuovo grazie al calcio

  Ali ha poco più di quarant’anni, fa l’assicuratore a Rabat e parla dell’Algeria come di un posto vicino e irraggiungibile. Racconta che è stato in Francia, che lì ha incontrato per la prima volta degli algerini, e che la sorpresa non è stata politica ma umana: stessa lingua, stesso dialetto, stessa cultura, persino gli stessi tratti. Dice che avrebbe voluto prendere la macchina e andare ad Algeri. Ma sa che non si può. Dal 1994 la frontiera terrestre tra Marocco e Algeria è chiusa.  Le relazioni diplomatiche sono interrotte da trent’anni, da quando Algeri rispose con la chiusura dei confini alla decisione marocchina di imporre i visti, presa all’indomani dell’attentato di Marrakech. Da allora la tensione non si è mai davvero allentata. Anzi, si è come stratificata, soprattutto attorno al Sahara occidentale: un territorio che Rabat considera parte integrante del regno e che invece l’Algeria continua a sostenere come causa di autodeterminazione, appoggiando il Fronte Polisario.

Hervé Penot racconta su L’Equipe questa frattura che col tempo ha smesso di essere soltanto diplomatica e ha finito per contaminare ogni spazio possibile, incluso quello che per definizione dovrebbe restare neutro

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  ore  16   su Sportitalia

 

Il torneo

Le partite di oggi

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I temi del giorno

 

 

Pier cloruro de’ lambicchi  Antonio Conte

   

Il ripescaggio di codesto personaggio si deve stamattina a Mimmo Carratelli sul Corriere dello sport-stadio. Racconta che “ai bei tempi del Corriere dei piccoli stregava molto con la sua arcivernice” grazie alla quale “spennellava sui ritratti di personaggi famosi dandogli vita. Fatta la debita differenza tra Pier Cloruro, un ometto in tight, naso al vento e occhiali, e Antonio Conte col suo caschetto beat, il tecnico azzurro deve avere usato la sua “arcivernice” per riportare in vita e alla vittoria un Napoli dato per defunto un mese fa, insieme al suo allenatore, da osservatori malandrini e frettolosi. L’arcivernice di Conte – continua Carratelli – è ben nota: lavoro, duro lavoro, sacrificio, dedizione, sudore e un pensiero fisso, la vittoria, che, poi, è l’arcivernice della sua stessa vita.  questo artefice speciale che non vende fumo, non fa cene ruffiane, non si piega alle sconfitte, parla a muso duro, lavora duramente e vince”. 

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Interpreti

 

  

Giada D’Antonio, la napoletana che scia

C’è questa ragazzina di  cui si parla da un po’ di tempo nel giro di chi ne sa. Il povero Gianmario Bonzi sulla sua pagina facebook da mesi deve raccomandare a tutti di stare calmi, molto calmi, perché in fondo ha solo 16 anni, vince, stravince e domina certe gare in certe categorie, ma in fondo non si sa. Si chiama Giada D’Antonio, napoletana, e come tutti gli esponenti della Napoli-bene [papà dentista], ma anche della Napoli così-così, va a sciare a Roccaraso. Una sciatrice di città, alla maniera di quel tipo bolognese che certamente ricordate. Ma pure questa è una suggestione pericolosa. 

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 17.     La crescita di Merit Adigwe

Diciannove anni compiuti nel mese di agosto, Merit Adigwe è la ragazza lombarda figlia di genitori nigeriani che Conegliano sta facendo crescere silenziosamente nella pancia della squadra che tremare il mondo fa. Appena può, Daniele Santarelli le dà dei minuti in campo e lei dimostra che in campo ci sa stare. Nella partita di campionato contro l’ultima in classifica San Giovanni, Adigwe ha messo a terra 17 palloni, fra i 13 di Gabi e i 12 di Zhu. Così, tra due stelle mondiali, aggiunge un po’ per volta fiducia e sicurezza. Le venete hanno perso dieci giorni fa la finale mondiale con Scandicci ma sono in testa alla serie A con 16 vittorie su 16 e solo 9 set persi. Adigwe nasce centrale ma è stata trasformata in un’opposta. Ha un’altezza insolita per la pallavolo, un metro e 83, ma possiede una straordinaria elevazione al salto e potenza del braccio al servizio.

Ha vinto anche Scandicci [3-0 su Cuneo] con 20 punti di Kate Antropova. Paola Egonu ne ha segnati 26 a Vallefoglia, ma Milano ha perso in quattro set ed è scivolata di nuovo al quinto posto dietro Chieri [3-1 a Novara con 19 punti della campionessa del mondo Stella Nervini, 22 anni]. 

 

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Freccette, la caduta di quattro campioni del mondo

DI ROBERTO LIBERALE

Alla fine del secondo turno, prima dei tre giorni di pausa natalizia, sono dunque rimasti in gara in 32. Tra di loro ci sono le 15 teste di serie residue, mentre tra i peones del terzo e ultimo gruppo di merito resistono in tre: Andreas Harrysson svedese, Charlie Manby inglese e Arno Merk tedesco.

La migliore testa di serie saltata nel secondo turno è stata anche la protagonista della partita più spettacolare vista finora a questi Mondiali. L’olandese Danny Noppert, numero 6 nel tabellone, è stato sconfitto dall’inglese Justin Hood al termine di una battaglia terminata all’undicesimo leg del quinto set, ovvero col numero massimo di leg possibili nel tie-break.

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L’ultimo scroll

 

 

Non vi azzardate a dire un altro sì

Fermi tutti. C’è una grossa novità che arriva giusto a ridosso dei Giochi di Milano-Cortina eccetera e in tempo per andare ai Mondiali di calcio nelle lontane Americhe [casomai]. Ecco. Come dirlo. Per favore: nervi saldi e nessun gesto estremo. Allora. Né a centrocampo prima di una partita, né su un podio, men che meno sulle tribune degli stadi, sarà più consentito di gridare alla fine del coso, come si chiama, quella canzone, l’inno – oddio – l’inno. Del resto quel nel testo originale non esiste e per amor di filologia viene chiarito che va cassato. Non si può. 

Cristiano Gatti sul Corriere dello sport-stadio lo racconta con un certo sollievo. Ultimamente – dice – questo sì! lo urlavamo chiaramente a pappagallo, senza sapere minimamente che cosa significasse, comunque un qualcosa – siam pronti alla morte, sì! – che nessuno di noi, o pochi di noi, si sognerebbe mai di confermare nei fatti. Va bene tutto, sono molto fiero della mia patria, suono il clacson dopo la finale e mi butto pure nelle fontane, ma morire per l’Italia sinceramente non mi sembra il caso. Gatti però si dice un po’ spiazzato come tutti, perché immaginava che in questi giorni finali dell’anno ai massimi livelli legislativi fossero a tutta per la Manovra – taglio Irpef, aiuti all’Ucraina e roba del genere -, chi va a immaginare l’urgenza di una manovra sul “Sì!” (troppo schierato in chiave referendaria?). Non è chiaro se e quali siano le sanzioni se a qualcuno scappa, non per cattiveria, per abitudine. Di buono c’è che non è stato toccato il poropò poropò poropo-poppo-poppò tra una strofa e l’altra.

 

     

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico. 

 

           

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