Pier cloruro de’ lambicchi Antonio Conte
Il ripescaggio di codesto personaggio si deve stamattina a Mimmo Carratelli sul Corriere dello sport-stadio. Racconta che “ai bei tempi del Corriere dei piccoli stregava molto con la sua arcivernice” grazie alla quale “spennellava sui ritratti di personaggi famosi dandogli vita. Fatta la debita differenza tra Pier Cloruro, un ometto in tight, naso al vento e occhiali, e Antonio Conte col suo caschetto beat, il tecnico azzurro deve avere usato la sua “arcivernice” per riportare in vita e alla vittoria un Napoli dato per defunto un mese fa, insieme al suo allenatore, da osservatori malandrini e frettolosi. L’arcivernice di Conte – continua Carratelli – è ben nota: lavoro, duro lavoro, sacrificio, dedizione, sudore e un pensiero fisso, la vittoria, che, poi, è l’arcivernice della sua stessa vita. questo artefice speciale che non vende fumo, non fa cene ruffiane, non si piega alle sconfitte, parla a muso duro, lavora duramente e vince”.
Paolo Tomaselli: sul Corriere della sera accosta Conte a un fuoco, “a volte scotta la sua squadra «che fa fatica ogni tre giorni anche a causa degli infortuni». Più spesso scalda un gruppo che si è compattato ancora di più a novembre dopo gli ennesimi ko fisici e ora con il 3-4-2-1 da caccia ha trovato un assetto duro e tagliente, come un diamante. Merito dell’emergenza, ma anche della duttilità dell’allenatore. Che resta il migliore nel gestire la maratona del campionato. Antonio tocca corde diverse, mette in ballo i sensi di colpa, prima di tutto i propri, conquista le teste dei suoi. E così facendo migliora i giocatori, che poi è il vero segreto per farsi seguire nella tempesta e sotto il sole”.
Dei quaranta giorni che hanno trasformato il Napoli parla anche Maurizio Compagnoni su Sky Sport Insider: “Conte ha avuto il grande merito, nell’emergenza a centrocampo, di ridisegnare la sua squadra, dal 4-3-3 al 3-4-2-1. Avendo perso per infortunio tre centrocampisti centrali la soluzione era inevitabile. La squadra ha ritrovato immediatamente equilibrio, come se gli infortuni avessero aiutato”.
condiment king Aurelio De Laurentiis
Ci sono fumetti nei quali accadono cose parecchio buffe e impreviste, si direbbe pure assurde. Condiment King, per esempio. È quel super eroe un po’ così della Marvel che spara ketchup e maionese e quando deve dire delle parolacce usa espressioni come @#$%! Una volta in una striscia è capitato addirittura che Condiment King sia stato ucciso dalla sua stessa pistola per la salsa.
Viene in mente lui alla notizia che dopo Scrooge Lotito, il presidente papero più parsimonioso del bigoncio, sia stato mezzo bloccato anche il mercato di Aurelio De Laurentiis, al quale sono stati attribuiti in passato svariati scudetti del bilancio. Il superamento della soglia dell’indicatore del costo del lavoro allargato sui ricavi mette adesso spalle al muro Condiment King Aurelio e la sua pistola ketchup e maionese. Fabio Mandarini sul Corriere dello sport-stadio scrive che Mainoo ve lo potete sognare, resistete, Anguissa torna a metà gennaio, De Bruyne a fine febbraio, e “insomma, il Napoli riflette – si legge – se puntare su un centrocampista oppure se virare su un calciatore più offensivo, e nel frattempo comincia a mettere insieme i pezzi del mosaico delle cessioni: Marianucci, Mazzocchi, Vergara e Ambrosino sono a caccia di continuità. Come Lucca: il centravanti acquistato in estate dall’Udinese per 35 milioni di euro è stato oggetto di discussioni con vari club italiani, tra cui anche la Juve, ma dopo la cessione di Füllkrug al Milan è finito nel mirino del West Ham. Si ragiona sul prestito”.
Il signor Bonaventura I milionari sventurati del calciomercato
Ci sono altre cosine interessanti che succedono nel rutilante mondo del calciomercato. L’Atalanta ha prestato Palestra al Cagliari, ma Palestra sta facendo un bel campionato e l’Atalanta lo rivorrebbe indietro. Subito. Ora. Una volta accadde durante un compito di latino. Ammaturo aveva una penna in più e la prestò a Boccone. Poi quella di Ammaturo si scaricò in mezzo a un paio di ablativi e rivoleva indietro l’altra, solo che Boccone ripeteva e io adesso come faccio. Da Bergamo per riavere Palestra vorrebbero dare in cambio Brescianini o Maldini, ma Brescianini e Maldini non sono penne, uno è una matita e un altro è un pennarello. Insomma una bella storia, piena di movimento e di sviluppi letterari. Nella scuola di Ammaturo e Boccone, invece, la palestra non c’era: veniva prestata dall’istituto affianco e si facevano i doppi turni.