La nazionale che può permettersi di tener fuori Foden e Alexander-Arnold

   

La nazionale che può permettersi di tener fuori Foden e Alexander-Arnold

Quando Phil Foden vinse il Pallone d’Oro al Mondiale Under-17 nel 2017, sembrò l’annuncio di una nuova era. Lo storico del calcio Jonathan Wilson lo guarda oggi da lontano e suggerisce sul Guardian che quel torneo fu davvero un bivio, il primo segnale che prendere sul serio il calcio giovanile in Inghilterra stava iniziando a dare frutti. Non tanto perché garanzia di un futuro lineare ai prodigi, ma perché indicava un sistema finalmente funzionante.

La strada dal talento precoce alla gloria è spesso accidentata. Wilson lo ricorda senza indulgenza: alcuni vincitori di quel Pallone d’Oro sono diventati campioni del mondo, altri hanno avuto carriere rispettabili, altri ancora sono quasi scomparsi del tutto. Foden è qua. Anche se non nel modo semplice che ci si aspettava.

Il paradosso è che oggi il suo problema non è il declino, ma l’abbondanza di offerta e quest’abbondanza dice molto del successo del progetto giovanile inglese. In un’altra epoca Foden sarebbe stato intoccabile in nazionale, una divinità senza la quale il successo sarebbe stato impensabile. Ora no. Ora può restare fuori.

Thomas Tuchel lo dice apertamente, e Wilson sottolinea che non è una questione di merito individuale, ma di equilibrio. Foden, Kane e Bellingham insieme non funzionano nella struttura che ha in mente il ct. È una scelta che va contro un’abitudine radicata nel dibattito inglese: l’idea che una convocazione sia una ricompensa. Ma, ricorda Wilson citando Alf Ramsey, non conta chiamare i migliori, conta chiamare quelli giusti.

Foden diventa così una figura quasi irrisolvibile. Un giocatore unico, perfetto per il City, ma difficile da inserire in modo automatico in una nazionale. A Manchester il sistema assorbe i suoi movimenti, la nazionale no. Come Trent Alexander-Arnold, le qualità che lo rendono straordinario nel club diventano un problema quando non c’è tempo per costruire attorno a lui.

Eppure, il talento resta. A destra, al centro, con licenza di accentrarsi, Foden segna, crea, si avvicina sempre più al ruolo che fu di De Bruyne. Non molto tempo fa, questo sarebbe bastato. Oggi no. Ora non è nemmeno sicuro di andare al Mondiale, ed è questa la vera misura del cambiamento del calcio inglese. La profondità dell’Inghilterra e l’ostinazione di Tuchel fanno sì che Foen potrebbe non avere mai la possibilità di essere un Kroos. Ma un trisnonno di Bassano del Grappa, una bisnonna di Castellammare di Stabia – questo ragazzo non ce l’ha?

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