Il nuovo ruolo che sta nascendo nel football americano

 

   

Cosa è cambiato con le nuove regole sul kick-off

Succede qualcosa di strano sui campi della NFL. Il pallone non vola più in modo pigro verso la end zone a fondo campo per morire in un touchback, ma resta vivo. Scende, rimbalza, invita a correre. Così la partita riparte da lì., da un gesto che per anni era diventato automatico e che oggi è tornato centrale. È la rivoluzione silenziosa del kickoff che si sta compiendo, l’innovazione che secondo Donald Trump sta facendo nascere un football da femminucce, un male per l’America. 

Di cosa si tratta. Con il vecchio regolamento, la squadra che calciava il pallone partiva dalla propria linea delle 35 yard e tentava di spedirlo lontano per dare alla difesa più chance di fermare l’attacco lontano dalla end zone. L’altra formazione si preparava intanto a riportarlo indietro, e due mucchi di giocatori si lanciavano a tutta velocità gli uni contro gli altri. Quel tipo di azioni considerate devastanti per i corpi e i cervelli dei giocatori, il lato oscuro della NFL.

La lega ha deciso di intervenire e dal 2024 ha introdotto una nuova disposizione sul kickoff: meno distanza tra le due squadre, più controllo delle velocità, meno collisioni violente: si registra già un −43% di commozioni cerebrali. Dal 2025 è stato mosso un passo ulteriore, spostando il punto di ripartenza del touchback dalla linea delle 30 yard a quella delle 35. Così conviene giocare il pallone, non regalarlo. 

I numeri lo confermano: la percentuale di kickoff riportati è salita dal 32,8% al 77,4%, il dato più alto degli ultimi 19 anni. 

L’aspetto più interessante è che sta nascendo un gioco nuovo. Dentro questo nuovo spazio si muovono figure ibride. Non più soltanto specialisti, i returner di mestiere, quelli incaricati di ricevere e riportare la palla lontano per guadagnare terreno. Stanno diventando giocatori capaci di incidere in più fasi del gioco. Chimere Dike, rookie dei Titans, guida la NFL per all-purpose yards [1.984] soprattutto grazie ai return, pur essendo anche un ricevitore. KaVontae Turpin, Isaiah Williams e Myles Price hanno avuto carriere ricostruite perché una regola ha ridato valore a una competenza che stava scomparendo.

È una mutazione che ha precedenti in altri sport. Nel rugby è accaduto quando il gioco al piede è diventato uno strumento offensivo e non solo difensivo: non più un calcio per allontanare il pericolo ma per mettere pressione, per costringere l’avversario a giocare in zone scomode per valorizzare esterni abili. Nel basket è successo con l’evoluzione del tiro da tre, quello che ha costretto alla mutazione genetica sia i tiratori puri sia i centri, obbligando gli uni e gli altri a essere qualcosa più di sé stessi, qualcosa più di prima.

La NFL sta facendo qualcosa di simile. Cambia il contesto, e il contesto cambia il lavoro dei giocatori. Una specialità marginale è diventata improvvisamente decisiva. Il kickoff non è più soltanto una formalità tra due azioni importanti, ma un momento in cui puoi guadagnare campo, ritmo e fiducia. Più return significano più yard totali, più imprevedibilità, più responsabilità individuale. Soprattutto una nuova idea di scontro: non conta solo dove giochi, ma quante volte riesci a rimettere in moto la partita.

Fonte: ESPN


La sparatoria nel campus della Brown University, a Providence, è avvenuta a meno di due miglia dall’hotel in cui alloggiavano giocatori e staff dei Buffalo Bills alla vigilia della partita contro i New England Patriots. Un uomo armato, vestito di nero, ha aperto il fuoco all’interno di un edificio di ingegneria, ferendo 10 persone e uccidendone due. Per ore l’aggressore è rimasto in fuga, spingendo l’università a diramare un’allerta di “active shooter” e a ordinare a studenti e personale di rimanere al riparo. Per motivi di sicurezza, tutti quelli dei Bills sono rimasti dentro l’hotel, mentre le forze dell’ordine continuavano le ricerche fino a tarda sera. Nel frattempo Bills e Patriots sono rimasti in contatto costante, e la franchigia di New England ha diffuso un messaggio pubblico di vicinanza e solidarietà alle persone coinvolte nell’attacco. The Athletic ne parla qui

 

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