La colpa di Xabi Alonso è essere Xabi Alonso

 

La colpa di Xabi Alonso è essere Xabi Alonso

Certo il calcio è strano, e stranissimi siamo noi che lo guardiamo. Il tifo, per esempio. Il tifo è un legame emotivo fragile e assoluto, capace di creare fiducia istantanea e poi di romperla con la stessa velocità. Ci riflette stamattina Jorge Valdano nella sua rubrica del sabato su El País, usando – ovviamente – il Real Madrid per mostrare come il diritto del vincitore renda il tifoso impaziente, arrogante e infedele nei momenti di crisi. Il risultato diventa l’unico giudice, logora tutto e trasforma l’amore in sospetto. Ora è Xabi Alonso a incarnare un paradosso: viene accusato di essere proprio l’uomo che qualche mese fa aveva sedotto.

Uno stadio, scrive Jorge Valdano, è prima di tutto uno spazio di fiducia. Dentro, il tipo accanto a te “può essere un idiota o un mascalzone, ma un nostro gol lo assolve”. Ci si abbraccia senza chiedere il nome, “perché siamo dalla stessa parte”. Fuori, nella vita quotidiana, torniamo a ignorarci, ma resta qualcosa che ci unisce: “un’amicizia fondata su un’unica emozione”, capace di renderci felici o infelici.

Quella fiducia nasce da una complicità infantile, ma reale. “Tutto per uno stemma, un cuore di stoffa in cui abita l’identità”. Per un idolo, “lo stregone carismatico della tribù da cui attendiamo la magia redentrice”. Per valori che crediamo unici “solo perché crediamo che lo siano”. Anche gli altri tifosi pensano lo stesso, “un’arroganza insopportabile e la ragione principale dell’odio che proviamo per loro”. 

Dentro questo sistema morale il criterio è semplice: “ciò che è giusto è tutto ciò che facciamo noi”. Il fanatico, nota Valdano, cerca ragioni senza discussioni. 

Almeno il tifo è libero. “Non è soggetto a burocrazie, nessuno può dichiararti apolide perché sei del Madrid e vivi a Barcellona”. Sembra un legame indistruttibile. E invece è sorprendentemente fragile.

Soprattutto al Real Madrid, dove il tifoso esercita “il diritto del vincitore, un diritto arrogante che mette un po’ a disagio”. Al sistema di lealtà del tifoso, scrive Valdano, bisognerebbe chiedere una sola cosa: “nei momenti difficili non abbandonare i tuoi”. Il Madrid vive una crisi di risultati seria, e come sempre è partita la caccia al colpevole. Dopo anni straordinari “nel senso letterale: fuori dal normale”, succede che i giocatori si consumano “per il semplice fatto di compiere anni”.

Ancelotti è stato ammirato e adorato. Poi l”a voce del popolo ha cominciato a dire che mancava gioco, mancava pressione, mancava rigore”. Ha chiesto un cambiamento. Il nome più desiderato era Xabi Alonso, promessa di “metodologia moderna ed energia giovanile”. Ma oggi, osserva Valdano, “soffre una vecchia legge dell’amore: ciò che ti fa innamorare di qualcuno è esattamente ciò che poi ti separa. Lo si accusa proprio di quello che gli si chiedeva. Quando perde, dalle domande in conferenza stampa, sembra manchi solo che lo mettano in prigione; quando vince, è un detenuto libero per buona condotta”.

Valdano ribadisce che “la sfuriata sproporzionata di Vinicius e l’assenza di una risposta altrettanto proporzionata del club hanno eroso l’autorità dell’allenatore. Un pessimo affare”. I risultati si sono storti. Così oggi Xabi appare “come lo studente chiamato alla lavagna senza aver studiato”.

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