Sinner, la prova generale da numero 1

 

In finale a Vienna lasciando un solo game a Zverev

Ci sono due set di distanza fra Jannik Sinner e il ritorno al numero 1 del mondo. Pare che sia una cosa molto eccitante. No, non per Sinner – che da questa febbre collettiva riesce a essere ancora distante. Pare che sia molto eccitante per chi si è messo a seguire il tennis tenendo in mano la carta di costituzione dell’ordine dei commercialisti e dei contabili, aggiornando a ogni match, a ogni game, a ogni quindici la classifica in tempo reale, esultando per le sconfitte di Alcaraz – come si fa nel calcio. 

Ci sono due set di distanza e dovrà andare a prenderseli con Félix Auger-Aliassime, che nel frattempo dentro altri calcoli ha scavalcato Lorenzo Musetti nella corsa a un posto per il Masters di Torino. Ma questa non è un’emergenza da Protezione civile, non ancora. Gaia Piccardi sul Corriere della Sera riferisce quanto si dice in giro da Parigi: che Darren Cahill – per esempio – si sia alzato a ogni break del suo ragazzo, sei volte in tutto: [certi capriccetti vanno assecondati], perché anche fingere intensità in un match inesistente è una bugia bianca utile alla fiducia. Il riferimento è alla burraschetta dell’altro giorno, quando Jannik si è dispiaciuto perché nel suo angolo non si accaloravano abbastanza dietro il suo imperversare su Ben Shelton. 

Così ha imperversato di nuovo su Zverev [6-0 6-1], afflitto e sconsolato come un violino chiuso dentro una custodia. Dopo la sconfitta di Melbourne non sa come uscirne, lui un fantasma e Sinner più che mai sembra un uomo in missione, posseduto dagli dei del tennis ha scritto Piccardi. Passato dalla NextGen alla ExGen in un paio d’anni, Zverev si è consegnato a Jannik, nove vittorie in dodici giorni, venticinque consecutive al chiuso — come Sampras – calcola il Corriere. Sinner non gioca: governa. Si conosce, si sa amministrare, gioca con il punteggio, ti seduce e poi ti abbandona al tuo destino.

Stefano Semeraro su La Stampa chiarisce che la partita non c’è neppure stata. Sasha Zverev, ubriaco di stanchezza per il quarto pesante contro Medvedev della sera prima (tre set, due match-point salvati) è rimasto in campo solo per sportività, ma si è provato due volte in campo la glicemia – soffre di diabete – chiedendo anche l’aiuto del medico, e barcollava ai cambi campo, insomma: poco più di un’ombra bionda.

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