Lo Slalom del 4 settembre | Cosa leggere, sapere e vedere

     

►  JANNIK SINNER ha vinto poco prima dell’alba il derby italiano agli US Open. Ha battuto Lorenzo Musetti in tre set e si è qualificato per la semifinale contro Auger-Aliassime. L’altra sarà Djokovic-Alcaraz. Musetti ha perso ma viene incoronato dal Wall Street Journal come l’ultimo maestro del colpo più bello nel tennis, cioè il rovescio a una mano [il pezzo si legge qui]. Naomi Osaka ha battuto Karolina Muchova e giocherà di nuovo la semifinale di uno Slam dopo quattro anni balordi. 

◇  La Nazionale femminile di pallavolo ha vinto la 34esima partita ufficiale consecutiva, ha battuto la Polonia in tre set e si è qualificata per la semifinale mondiale. Oggi da Brasile-Francia verrà fuori l’avversaria. In semifinale anche il Giappone, un traguardo raggiunto sollo una volta negli ultimi quarant’anni [2010]. 

◇  L’undicesima tappa della Vuelta è stata neutralizzata a tre km dal traguardo per le proteste di alcuni manifestanti contro la presenza in corsa della Israel Premier Tech e contro la guerra a Gaza. Jonas Vingegaard ha risposto a un attacco di Tony Pidcock ed è ancora in maglia roja

◇  Agli Europei di basket il Montenegro di Nikola Vucevic è stato eliminato dopo aver perso la partita decisiva con la Gran Bretagna, la squadra che aveva preso 63 punti di scarto dalla Germania. Dopo 31 punti e 11 rimbalzi, Vucevic ha annunciato l’addio alla nazionale. La Turchia ha battuto la Serbia e si è qualificata da imbattuta. Oggi Italia-Cipro senza Saliou Niang. Non ci sono lesioni alla caviglia infortunata durante la partita con la Spagna, ma si prende un turno di riposo. 

◇  La Ferrari ha svelato la livrea speciale per il GP di Monza. Sarà un omaggio alla macchina guidata da Niki Lauda nel 1975. Avrà i nomi dei piloti scritti in corsivo, lo stesso punto di rosso e il cofano bianco. 

 

   

Bloccare e placcare: tutto il resto è mitologia

Vince Lombardi

  

Ragazzi, esultate in un altro modo

La NFL contro il mimo di pistole e i fucili

Sette partite si terranno fuori dagli Stati Uniti. I Minnesota Vikings e i Pittsburgh Steelers giocheranno a Dublino durante la settimana numero 4. I Vikings e i Cleveland Browns saranno a Londra per la settimana 5 e nelle settimane successive la capitale inglese dovrà organizzare  Denver Broncos-New York Jets e  Rams-Jaguars. Berlino ospiterà la partita della settimana 10 tra gli Atlanta Falcons e gli Indianapolis Colts, nella settimana 11 i Washington Commanders e i Miami Dolphins giocheranno per la prima volta a Madrid.

La NFL intende potenziare il suo programma internazionale nei prossimi anni – spiega The Athletic – ma per farlo saranno necessarie ulteriori trattative con la NFL Players’ Association. Secondo l’attuale contratto collettivo, le due parti devono incontrarsi prima dell’inizio di questa stagione se vogliono estendere il calendario a 10 partite all’estero, l’obiettivo della lega. Il commissario Roger Goodell ha dichiarato che spera di riuscire a spingersi fino a 17 partite in tutto il mondo.

Leggi anche  ▬▬▬▬▬▬▬

Il football americano è anche un po’ tedesco

Vai a capire davvero perché. Vai a capire che cosa c’è dentro la NFL che piace così tanto in Germania, un’attrazione reciproca

Segue qui

La NFL ricomincia qualche giorno dopo l’annuncio del prossimo matrimonio fra Trevis Kelce e Taylor Swift, ma intorno ai suoi campioni e alle sue stelle non mancano polemiche e controversie. Candace Buckner, editorialista del Washington Post, ha scritto che bisognerebbe farla finita una volta per tutte con le esultanze in cui vengono mimate pistole e fucili. Potete tenere le vostre armi immaginarie dai miei campi di football, per favore? – ha chiesto in un pezzo nel quale ricorda come la repressione delle celebrazioni inappropriate da parte della NFL sia attesa da tempo. 

Non c’è nulla di gioioso – ha scritto Buckner – nel suono distinto e spaventoso di un’arma da fuoco. Non c’è nulla di divertente nel modo in cui i proiettili possono squarciare un corpo umano, lasciando cicatrici permanenti o mettendo fine a una vita. La NFL vuole reprimere le esultanze violente, così come quelle apertamente sessuali. Perché ci è voluto così tanto tempo? Dopo la tragedia avvenuta il mese scorso nell’edificio di Midtown Manhattan è diventato impossibile tollerare un simile comportamento. Quell’atto è stato insensato, come si dice di ogni sparatoria di massa che costringe uno stadio di questo Paese pieno di tifosi a rimanere in silenzio e piangere, come ogni volta che accade, e accade spesso. E sebbene questa sia la nostra malattia americana, senza una cura in vista, sarebbe ora incomprensibile per la NFL assecondare i festeggiamenti stonati

Buckner scrive sul Washington Post che altrettanto sconcertante è capire come siamo arrivati ​​a questo punto. Perché così tanti dei nostri eroi sportivi esprimono la loro gioia imitando la violenza? Non intendo condannare l’uso ricreativo delle armi e il tiro a segno come sport. Il tiratore turco Yusuf Dikeç e il suo atteggiamento incredibilmente disinvolto e distaccato hanno trasformato i suoi colleghi olimpionici in fan. Il modo imperturbabile di Dikeç ha ispirato i festeggiamenti di Rojé Stona, medaglia d’oro giamaicana nel lancio del disco, e persino del miglior saltatore con l’asta al mondo, lo svedese Mondo Duplantis. Niente in quei festeggiamenti appariva minaccioso. Un’altra cosa è tendere indice e pollice verso i tifosi rivali e fingere di sparare. Eppure, queste espressioni sono state normalizzate in un’epoca in cui parte della nostra cultura associa potere e forza al possesso di un’arma. Lo sport dovrebbe essere uno spazio in cui l’euforia non ha limiti e un luogo in cui rifugiarsi da ciò che turba il nostro mondo. Anche solo per poche ore, non dovrebbero esserci ricordi dell’impatto devastante di un AR-15, nulla che possa suggerire il terrore provato ogni volta da una folla di disarmati o persino da bambini dell’asilo al suono di una raffica di proiettili. In questa stagione di football, speriamo di vedere una nuova forma di esultanza

Leggi anche  ▬▬▬▬▬▬▬

Che cos’è il football per l’America

Quando i Colts di Baltimore vinsero allo Yankee Stadium il Super Bowl numero 26 contro i New York Giants, la storia di questo sport messo all’indice dal presidente Theodore Roosevelt prese la strada sulla quale tuttora lo incontriamo, sorpassando il baseball e diventando ufficialmente il riflesso dell’America, dei suoi vizi e delle sue virtù. In diretta tv, nel dicembre del 1958, the greatest game ever played trasformò un’attività regionale di nicchia nel maggior prodotto della cultura pop americana, forse solo la Disney esclusa.

Segue qui

Ma prima ancora di cominciare il nuovo campionato, in America già sono in ansia per lo shock che gli toccherà vivere nel prossimo. La Week-1 del torneo 2026 non potrà avere la classica partita del venerdì. Esiste dal 1970, da quando i Los Angeles Rams affrontarono i St.Louis Cardinals. Dopo 56 anni la tradizione sarà interrotta in conseguenza della disposizione antitrust contenuta nello Sports Broadcasting Act del 1961. La norma vieta la trasmissione di partite di football professionistico da parte di qualsiasi emittente entro un raggio di 120 km da un’altra partita di college o di high school se cadono di venerdì o di sabato, dalla seconda settimana di settembre alla seconda di dicembre.

Non è un problema che si pone per la NFL se il primo venerdì della stagione arriva prima di tale finestra. La lega fa cominciare il suo campionato nel primo week-end dopo il Labor Day. Non è mai stato un problema fino al 2026, quando il Labor Day cadrà il 7 settembre. Pare che sia un grosso casino. 

Per gli appassionati più nerd della NFL, The Athletic offre un panorama sui quarterback in azione nella prima settimana, chiedendosi se Patrick Mahomes può ancora essere considerato un fuoriclasse così irraggiungibile; il quadro delle 32 franchigie prima del via; le previsioni audaci sulla stagione a cura dello staff. 

In Francia sono invece tutti presi dall’imminente inizio del Top-14, il campionato di rugby che è una specie di religione nazionale. Partita d’apertura alle 13 fra Stade Français e Montauban. L’Equipe ha apparecchiato due pagine di campetti e camponi con le probabili formazioni e gli schemini di tutte le squadre. 

Le accuse ai Clippers sul salary cap

Un grosso casino sta scoppiando pure in NBA dopo le rivelazioni dello youtuber Pablo Torre sui Clippers. In buona sostanza: el 2022 Kawhi Leonard avrebbe firmato un accordo di sponsorizzazione con Aspiration, un’azienda che dichiara l’obiettivo di ridurre le emissioni carbonio. L’accordo è finanziato da Ballmer con 50 milioni e Leonard ne avrebbe ricevuti 28 per i suoi servizi tramite una sussidiaria chiamata KL2 Aspiration LLC. Tutto ciò sarebbe successo un anno dopo che Leonard aveva accettato un accordo quadriennale da 176 milioni di dollari per rimanere con i Clippers. Un accordo sufficiente a restare entro i limiti del salary cap. Se l’indiscrezione sui guadagni extra si dovesse rivelare fondata, sarebbe una palese violazione delle regole. I Clippers contestano la ricostruzione, Sports Illustrated riferisce la dichiarazione di un direttore generale della Western Conference: «La NBA si incazzerà». L’ultima volta si incazzò con i Minnesota Timberwolves: c’era un accordo segreto con Joe Smith. La lega tagliò cinque scelte al primo giro dei Draft e il contratto di Smith venne annullato. La presunta sceneggiata dei Clippers con Leonard – ha scritto SI – sembra altrettanto subdola. Nel 2019 The Athletic aveva già rivelato che lo zio di Leonard, suo rappresentante legale, aveva avanzato richieste per benefit illeciti. Se fosse dimostrato che il Clippers hanno trovato una scappatoia per dare a Leonard più soldi, quali sarebbero le conseguenze?. Il portavoce NBA ha confermato l’apertura di un’indagine. 

 

  Segue qui

 ▬▬▬▬▬         ▬▬▬▬▬

I temi del giorno

   

La protesta alla Vuelta contro la Israel-Premier Tech

Kiko Garcia, direttore tecnico della corsa, lo immaginava. Sapeva che Bilbao e i suoi abitanti stavano preparando una protesta contro la partecipazione alla corsa della Israel-Premier Tech, in difesa delle ragioni di Gaza e del popolo palestinese. Così la manifestazione abbozzata durante la cronometro a squadre della quinta tappa e i tentativi di invasione di martedì alla decima sono diventati ieri una mobilitazione, con le bandiere palestinesi lungo tutto il percorso e la decisione della giuria di neutralizzare la corsa a tre km dal traguardo. 

«Abbiamo visto che la situazione era difficile e che una decisione doveva essere presa rapidamente» ha spiegato Kiko Garcia, mentre il sindacato dei corridori ha pubblicato un comunicato in cui dichiarava «inaccettabile che sia messa a rischio la sicurezza dei corridori». I manifestanti hanno cercato di abbattere le transenne. Sylvan Adams, imprenditore e proprietario della Israel, «autoproclamato ambasciatore di Israele» come disse lui stesso a L’Equipe nel 2020, era furioso. Ma non ha rilasciato dichiarazioni. 

Alberto Carrio Sampedro, professore di Filosofia del diritto presso l’Università Pompeu Fabra di Barcellona, ha preso su El Pais una posizione netta, contestando all’UCI e all’organizzazione della Vuelta il senso delle frasi con cui viene attribuita ai manifestanti la colpa della scarsa sicurezza dei ciclisti, un modo grossolano – si legge – di eludere le responsabilità. Come ben sa il direttore della Vuelta a España, la sua posizione esige moderazione e neutralità nelle dichiarazioni. È stato quantomeno imprudente affermare che il tentativo di boicottaggio costituisca un’ingiustificata ingerenza della politica nello sport. È vero il contrario. Il tentativo di boicottaggio può essere inteso solo come un’espressione politica della cittadinanza, la quale non fa altro che approfondire gli stretti legami tra la politica e lo sport in generale, in particolare nel caso del genocidio che Israele sta commettendo contro il popolo palestinese. L’attuale politica del governo israeliano contro il popolo palestinese non può essere sostenuta da nessuna organizzazione impegnata nella difesa della dignità umana e del diritto internazionale. È urgente che le organizzazioni sportive smettano di guardare dall’altra parte e si assumano immediatamente le proprie responsabilità per porre fine a questa terrificante banalizzazione del male

 ▬▬▬▬▬         ▬▬▬▬▬

Le analisi

 

Il pasticcio dei test di genere ai Mondiali di boxe

Dovevano essere i Mondiali del rinnovamento, sono già diventati i Mondiali dei pasticci prima ancora di cominciare. Alla vigilia dell’appuntamento di Liverpool [da oggi a domenica 14], la boxe olimpica è sconquassata dall’introduzione dei test di genere da parte della neonata World Boxing, l’associazione riconosciuta dal CIO al posto della vecchia IBA. Una misura collegata alle polemiche dei Giochi di Parigi, dove era stata messa in discussione la femminilità della taiwanese Lin Yu-ting [oro nella categoria dei 57 kg] e dell’algerina Imane Khelif [oro nei 66 kg], senza che da allora – chiarisce L’Equipe – siano giunte prove a corroborare le accuse.

A Liverpool non c’è nessuna delle due. Yu-ting ha sostenuto il suo test a Taiwan, i risultati sono stati inviati alla World Boxing e la sua partecipazione non è stata accettata. Khelif invece ha presentato ricorso contro i test al Tribunale Arbitrale dello Sport. Non solo. Adesso si scopre che il caso si è esteso su una scala più vasta. Nessuna delle cinque pugili francesi è presente nel tabellone della competizione. Romane Moulai [-48 kg], Wassila Lkhadiri [-51 kg], Melissa Bounoua [-54 kg], Sthelyne Grosy [-57 kg] e Maelys Richol [-65 kg] sono volate in Inghilterra ma non sono iscritte. L’oro olimpico 2016 Estelle Mossely, ex candidata alla presidenza della Federazione francese di pugilato, ha detto che «questo disastro sportivo è inaccettabile»

La ricostruzione de L’Equipe parla di imbroglio normativo. Le pugili avrebbero effettuato il test al loro arrivo a Liverpool, secondo la versione del direttore tecnico nazionale Mehdi Nichane, perché la legge francese non lo consente per lo sport. Maelys Richol ha spiegato in un post su Instagram che i risultati non sono arrivati ​​in tempo. Ma in assenza di una dichiarazione ufficiale, scrive il giornale francese, si lascia spazio alle congetture. 

 

▬▬▬▬▬         ▬▬▬▬▬

Dai campi

   

I primi a ricominciare sono stati ieri pomeriggio gli africani, con quattro gol del Gabon alle Seychelles. Oggi le qualificazioni per i Mondiali dell’estate prossima nelle Americhe riprendono anche in Europa con otto partite, tre nel pomeriggio, cinque di sera. La grande Coppa del Mondo ideata da Michel Platini nel 2013 e avviata quattro anni dopo dal presidente FIFA Gianni Infantino aggiungerà per la prima volta 16 squadre alle canoniche 32. Tredici nazioni su 48 sono già certe di un posto. Insieme con USA, Canada e Messico sede del torneo, si sono già qualificate anche Giappone, Nuova Zelanda, Iran, Argentina, Corea del sud, Australia, Brasile, Ecuador e le due debuttanti Giordania e Uzbekistan.

La Germania gioca in Slovacchia. Ha segnato in tutte le ultime 42 partite di qualificazione ai Mondiali, sempre dallo 0-0 con la Finlandia del 6 ottobre 2001. Ha vinto 25 delle ultime 26 partite ufficiali giocate, tutte tranne quella persa nel marzo 2021 con la Macedonia del nord [ehm]. La Spagna è in Bulgaria per il primo incontro da ventidue anni a questa parte. Delle ultime 71 partite di qualificazione ai Mondiali, la Spagna ne ha persa soltanto una. IL grande tema è il ritorno in nazionale di Carvajal e Rodrigo, ma pure delle attenzione rivolte dal Ct De la Fuente all’under-21 Gonzalo. Alberto Relano su AS dice che si tratta di un test Mondiale soprattutto per Rodri e per il suo grado di recupero dall’infortunio. 

  Gli hooligans sono ancora al fronte. Molti ultrà francesi si sono diretti in Ucraina alla fine della primavera del 2023, a un anno dall’invasione russa, subito dopo la finale della Coppa di Francia tra Tolosa e Nantes. Il loro passaggio dalla curva alla guerra aveva suscitato scalpore tra le milizie. Poco più di due anni dopo, gli hooligans francesi si sono evoluti ma continuano a combattere l’esercito russo, a dimostrazione del fatto che la loro permanenza non era temporanea. Con queste parole stamattina L’Equipe racconta un risvolto di Ucraina-Francia, partita di domani sera valida per le qualificazioni ai Mondiali. Alle missioni in guerra affiancano i combattimenti MMA e la militanza in gruppi di estrema destra. 

SI, MA CHI GIOCA  |  L’emergenza con Michael Olise e con una serie di alternative non indurrà Didier Deschamps a rinunciare al 4-2-3-1 domani sera contro l’Ucraina. Vincent Duluc ha scritto su L’Equipe che i sistemi si deformano durante le partite, i giocatori si muovono, sappiamo pure che il 4-2-3-1 di Didier Deschamps è più o meno un 4-4-2 ma il modulo scelto durante Euro 2016, un’opzione spettacolare e vincente contro la Croazia, molto spettacolare e perdente contro la Spagna in Nations League, è la soluzione a cui il Ct si è aggrappato per trovare il giusto equilibrio.

In una condizione ideale, dice il giornale francese, Ousmane Dembélé avrebbe iniziato la partita a destra, William Saliba sull’asse sinistro della difesa, dietro Dayot Upamecano, Adrien Rabiot a centrocampo. Invece Desire Doué sembra il favorito a destra, Bradley Barcola a sinistra, Manu Kone o Rabiot al fianco di Tchouameni a centrocampo.

▬▬▬▬▬         ▬▬▬▬▬

Interpreti

      

Le risalite di Anisimova e Osaka

Il trauma è sanato, andate in pace. Sette settimane dopo una finale da incubo a Wimbledon, un il doppio 6-0 preso nella partita per il titolo sull’erba, Amanda Anisimova si è presa la sua rivincita a New York contro Iga Swiatek n nei quarti di finale. «È meglio perdere una volta 6-0, 6-0 o dieci volte 7-6, 6-7, 7-6?». È la domanda cui cui Amanda Anisimova si è consolata in questi mesi, cercando una ragione e dandosi un motivo per andare avanti, resistere, aspettare il momento giusto per togliersi i paccheri dalla faccia. Ha ottenuto la vendetta che aspettava con stile. La purezza dei suoi colpi, la sua costante aggressività in risposta e nello scambio, il suo coraggio nei momenti chiave – scrive stamattina L’Equipe – le hanno permesso di assicurarsi la vittoria e la qualificazione per le semifinali, la sua terza per uno Slam

Eppure, quando la numero 9 del mondo ha subito un immediato break dopo un errore di dritto, un leggero mormorio ha attraversato il pubblico sugli spalti dell’Arthur-Ashe. Davanti al pubblico di casa invece non si è scomposta. Ha messo 22 colpi vincenti in sei game. A Wimbledon erano stati otto in tutto. 

Molto aggressiva con la risposta, ha preso Swiatek per la gola, martellandola di colpi, accelerazioni violente e pesanti spiega il giornale francese. A Wimbledon la partita era durata 57 minuti, a NY dopo un’ora di gioco il secondo set era appena iniziato. Il trauma di Londra – ha scritto Quentin Moynet – è ormai sepolto.

Ma è quello di Naomi Osaka il più inatteso ritorno, perché “solo pochi mesi fa, la quattro volte vincitrice di uno Slam era al 59esimo posto del ranking mondiale e sembrava destinata a non andare da nessuna parte – dice la sintesi dell’intervento di Joshua Robison sul Wall Street Journal. Sono passati quattro anni dall’ultima volta in cui aveva messo piede agli ottavi di finale di uno Slam, e quattro dagli ultimi quarti di finale, e quattro dall’ultima semifinale. Lei ha fatto tabula rasa dei ricordi. Lo chiama un territorio inesplorato a questo punto della carriera, dopo cioè gli attacchi di panico in conferenza stampa al Roland-Garros, dopo la pausa per riprendersi la serenità e l’equilibrio psicologico, dopo la maternità. Dopo tutte queste vite accumulate a velocità stratosferica dopo la pandemia, Naomi Osaka ha rimesso indietro l’orologio. Stanotte ha battuta la tennista dal gioco più bello nel circuito, quella Karolina Muchova alla quale pensano di fare un complimento dicendole che sta in campo come gli uomini [ehm: se ne parlava qui nel settembre di un anno fa]. Osaka ha piazzato 5 ace e il 75 percento dei punti con la prima di servizio. Ha concesso 7 palle break ma ne ha cancellate 5. Ha segnato 28 vincenti e 16 col dritto. Un tempo era la più forte giocatrice sul cemento senza discussioni. Si sta ricostruendo. Soprattutto – lo dice lei – si sente rilassata e per niente stressata. Nel 2024 aveva vinto 21 partite in tutto l’anno. Ha già superato quella quota prima che arrivi la fine di settembre. Ha sterzato quando si è separata dal celebratissimo guru Patrick Mouratoglou e ha iniziato a lavorare con Tomasz Wiktorowski, l’ex coach di Iga Swiatek. Dice il Wall Street Journal che Wiktorowski ha capito subito come i fondamentali di Osaka fossero ancora solidi. La tecnica e la potenza che l’avevano resa un prodigio – quattro volte campionessa Slam a 23 anni – erano ancora lì. Ciò di cui aveva bisogno era ritrovare ritmo e sicurezza

Poiché dopo sappiamo sempre tutto prima, il momento della svolta può essere individuato con il senno-del-poi al secondo turno del torneo di Montréal, quando Osaka ha cancellato due match point a Liudmila Samsonova per rimontare e vincere in tre set. Se abbia davvero campionato direzione, lo scopriremo non solo nel week-end ma anche nei prossimi mesi. Con la semifinale sarà almeno numero 14 in classifica da lunedì, un’altra partita ancora la porterebbe al 12, la vittoria nel torneo al numero #11. 

 

     

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico. 

       

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.