La speranza francese in Pauline Ferrand-Prévot
Il primo francese che vince il Tour de France quarant’anni dopo Bernard Hinault potrebbe essere una francese. Così dice la direttrice Marion Rousse e sta pensando a Pauline Ferrand-Prévot, la ciclista che ha vinto in primavera la Parigi-Roubaix tornando alle corse su strada a distanza di qualche anno, dopo essersi dedicata anima e gambe alla mountain bike [oro olimpico] e al ciclocross [campionessa del mondo]. In realtà tra lei e Hinault ci sono state Jeannie Longo e Catherine Marsal, ma la contabilità ufficiale oggi tende a cancellare i km percorsi e la fatica, le montagne scalate e le braccia alzate perché il Tour ha una nuova vita dal 2022 sotto l’ombrello di ASO, la stessa organizzazione degli uomini, e tutto quel che è stato prima pare abusivo.
Quelli sono stai dei Tour de France féminin, questo è il Tour de France Femmes: vuoi mettere. Parte dalla Bretagna e arriva domenica 3 agosto sulle Alpi, una tappa in più rispetto all’anno scorso e intercetta l’affermazione definitiva del movimento. Ci sono tutte le prime-10 del ranking UCI e diciannove delle prime venti, comprese Elisa Longo Borghini ed Elisa Balsamo. In due hanno il loro nome nell’albo d’oro, sono l’olandese Demi Vollering e la polacca Katarzyna Niewiadoma. Lotte Kopecky ci riprova dopo un secondo posto, Pauliena Rooijakkers dopo un terzo, Évita Muzic e Juliette Labous dopo un quarto.
Le condizioni salariali delle cicliste sono migliorate rispetto ai giorni di Jeannie Longo, si vanta regolarmente David Lappartient, presidente dell’UCI che prevede uno stipendio lordo annuo di 38.000 euro alle professioniste. Solo che il Tour de France di ASO prevede una ricompensa di 50.000 euro per la maglia gialla finale, a fronte dei 500.000 che domani metterà in tasca Tadej Pogacar per sé e per i suoi agli Champs-Élysées. Una vittoria di tappa farà guadagnare alla vincitrice 4.000 euro. Il montepremi complessivo è di 264.152 euro.