Essere un esempio o no: questo è il dilemma. Cosa scrive El Pais in Spagna
La festa di compleanno di Lamine Yamal non è un evento che si dimentica in fretta. In Spagna è ancora dentro le discussioni e dentro gli editoriali sui temi esistenziali più alti: chi siamo, dove andiamo, a che ora si mangia. Ne ha scritto anche Manuel Jabois, firma culturale di El Pais con incursioni frequenti e una rubrica settimanale nelle pagine dello sport. Ha scritto che quella festa di compleanno si colloca a pieno titolo dentro “il tipico processo che cerca di separare l’artista dalla sua opera”.
In questo caso l’artista è un giovane calciatore molto famoso e multimilionario.
“Se siamo tutti figli del nostro tempo – scrive Jabois – pochi sono rappresentativi del loro come Yamal”.
Ora. Succede che di un regista si finisca per smettere di guardare i suoi film, di un pittore i suoi quadri, che si smetta di leggere di uno scrittore i libri, quando certe biografie prendono una certa piega, quando viene fuori che sono “esseri umani ripugnanti o che votano in modo opposto al tuo” ma nessuno smetterà di festeggiare un gol di Yamal “perché non gli è piaciuta la festa di compleanno”.
Il dibattito è interessante, scrive Jabois, “e va avanti dalla notte dei tempi: fino a che punto il proprio idolo dovrebbe essere d’esempio? C’è una bellissima citazione su Maradona – aggiunge – a questo proposito: Non ci interessa cosa hai fatto della tua vita, ci interessa cosa hai fatto della nostra. Bella e un po’ ingannevole” la giudica Jabois – la citazione è di Martin Caparros – perché “gli idoli hanno il diritto di vivere la loro vita privata come vogliono, ma è stupido credere che quel che si conosce di loro non influenzi i bambini che crescono con quell’idolo come modello. La responsabilità della star non è vivere secondo i principi morali più retti, ma accettare come tutto quel che fa – anche la cosa più banale, persino la più ridicola – sarà esaminata da milioni di persone. Yamal non è obbligato a essere un esempio, ma è obbligato a capire di doverlo essere, e quindi a essere cauto nelle sue manifestazioni di intimità. Forse l’aspetto più sorprendente di tutta questa storia – chiude Jabois – non è la festa famosa, né le critiche che ha suscitato, ma la velocità con cui un adolescente è stato catapultato in modo così vertiginoso al centro di una discussione solitamente riservata a miti consolidati o cadaveri illustri. Yamal non ha ancora scritto la sua storia; ha appena iniziato a delineare le prime tracce di ciò che potrà diventare, e già gli viene richiesto di incarnare un ideale, o almeno di assomigliare a quello che tutti vorrebbero avere in casa”.