La discesa di Venere dall’Olimpo

 

 

   

Torna la vaga primavera, e seco Venere torna

Lucrezio

 

Williams I torna in campo

Ogni tanto le squilla il telefono. Le squilla il telefono e dall’altra parte c’è l’organizzatore di qualche torneo. Dall’America, dall’Europa, dall’Asia. Non importa. C’è sempre qualcuno che chiede alla Venere del tennis di rimettere il gonnellino, infilare l’asciugamano in borsa, prendere la racchetta e tornare. Del resto se non hai mai annunciato l’addio al tuo gioco preferito, perché non dovrebbero invitarti. Avere 45 anni non sembra un buon motivo.

L’ultima volta che è squillato il telefono, Venus Williams non ha saputo dire di no. Con la città di Washington ha un legame di lunga data, così ha detto nella conferenza stampa di domenica sera, quando ha spiegato perché stavolta sì, perché ha ceduto e la rivedremo in campo contro Peyton Stearns, pur senza avere più una classifica. Ha fatto la misteriosa, o forse non era mistero, era riserbo. Era voglia di starsene serena [ops]. 

«Penso di sapere cosa voglio fare, ma non ne voglio parlare. Sono qui per ora, e poi chissà. Forse c’è di più. Ma tengo le mie carte nascoste, al momento sono concentrata solo su questo». 

Non gioca una partita da 16 mesi. Non ne vince una da due anni. Ha avuto un problema di salute e un intervento chirurgico nel 2024 e adesso dice di volersi divertire, divertire e basta, senza pressioni, senza ossessioni, «voglio solo credere in me stessa».

Sembra una diciannovenne, parla come una diciannovenne. Lei che ha vinto 7 titoli dello Slam, racconta che l’obiettivo di questa settimana sarà tenere la palla dentro le righe del campo a ogni tiro. È la discesa di Venere dall’Olimpo, il suo ritorno sulla terra, anzi sul cemento.

Aveva 13 anni la prima volta che ha giocato su questi campi e se devi preparare la borsa tanto vale iscriversi pure al torneo di doppio [in coppia con la ventitreenne Hailey Baptiste]. La WTA ha colto l’occasione per raccontare sul suo sito chi e cosa abbia ispirato i saluti finali di Venus Williams al centro del campo dopo ogni partita: una scena del film Princess Diaries, dove una giovane Anne Hathaway deve imparare a congedarsi con eleganza, come farebbe una membra di una famiglia reale. Williams ha iniziato a imitarla e col tempo ha aggiunto una piroetta.

Se poi a Washington vedremo l’ultimo saluto, questo ancora non lo sa nessuno.

 

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FUORI CATALOGO

GIANNI CLERICI

 

“Ricordo la prima volta che la vidi, ragazzina, sul campo di Compton, insieme al mio povero amico Bud Collins. Era insieme a una sorellina più piccola, Serena, e il padre Richard, un omone che giocava malissimo e si chiamava, da sé, coach, chiese mille dollari per l’intervista a Collins, che rifiutò indignato. Passò tempo, Venus cominciò a vincere, venne in Europa e in una conferenza stampa al Roland Garros – aveva 17 anni – la informai che il suo nome fosse quello della Dea del Mare e che addirittura in un paesino della provincia di Arezzo, si celebrasse il suo rito.

Giunse poi il momento più emozionante del mio amore per Venus, quando una sua amica, Alexandra Stevenson, figlia del Doctor Jay, giungendo alla semifinale di Wimbledon, me la presentò in un momento di gioia, in modo che, da quel giorno, a ogni vittoria fossi ammesso a baciarle il ginocchio sinistro. Fu quella la ragione della mia gelosia, perché un giovane autista degli Internazionali d’Italia, tale Davide, invitò Venus a casa sua, a Jesi, e si spinse – temo – oltre il ginocchio. Ma il momento più nero della mia mancata intimità con la bella avvenne l’anno scorso a Roma dove, nonostante io le mostrassi uno scatto del fotografo Koto Bolofi con tanto di affettuosissima dedica, Venus mi disse di avermi dimenticato, di non ricordare più il mio nome”.  [su Repubblica, 12 luglio 2017]

AGGIORNAMENTO

▥   Il ritorno di Venus WIlliams con successo

Eh sì: Venus Williams ha vinto. Ha messo sotto 6-3 6-4 l’americana Peyton Stearns, numero #35 al mondo, lei che non ha più una classifica. Nove ace, il 67% di punti con la prima di servizio, 14 palle-break conquistate e otto convertite, sei lasciate all’avversaria. Totale. 70 punti contro 57, vinti in maggioranza in risposta. Avversaria agli ottavi di finale: la polacca Magdalena Frech, numero 24 del mondo, nata nel dicembre del ‘97. Quando cioè Venus aveva già giocato una finale di Slam a New York contro Martina Hingis. 

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