Lo Slalom del 26 giugno | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

     

►  L’INTER ha chiuso all’alba il suo girone ai Mondiali dei club battendo per 2-0 il River Plate con i gol di Pio Esposito e Bastoni. Gli argentini sono fuori. L’Inter giocherà gli ottavi contro i brasiliani del Fluminense e pare che stia pure là là per prendersi Bonny dal Parma. 

Il Milan fa passi avanti per Ricci del Torino, La Stampa lo chiama Capitan Passato e scrive che il destino del centrocampista granata ricalca il copione già visto negli anni scorsi con Bremer e Buongiorno, pilastri granata sacrificati sull’altare delle plusvalenze

Il Napoli si è incagliato dinanzi a PSV e Bologna che sanno della sua liquidità e chiedono di più per lasciar partire Noa Lang e Ndoye. 

◇  Stanotte c’è stato il Draft della NBA e come previsto Dallas ha scelto con il numero #1 la stella universitaria Cooper Flagg – destinato a diventare il ragazzo del poster dei Mavs dopo la partenza di Luka Doncic per Los Angeles. Numero #2 Dylan Harper a San Antonio da Wembanyama [con quel bel suo nome da cantautore californiano] e numero #3  a Philadelphia con V.J. Edgecombe, guardia delle Bahamas che stava buttando fuori la Spagna dalle qualificazioni per le Olimpiadi. Il Real Madrid ha vinto il campionato in Spagna battendo il Valencia in finale. 

◇  La Nazionale maschile di pallavolo ha cominciato la seconda finestra di Nations League battendo a Chicago la Polonia per 3-2 con 17 muri [7 di Galassi] e 19 punti di Michieletto. La Nazionale dell’Iran ha battuto 3-1 la Serbia. Il suo Ct è l’italiano Roberto Piazza. In una intervista con Sky Sport Insider ha parlato del momento vissuto all’estero dalla squadra nei 12 giorni di guerra con Israele e con i bombardamenti degli USA: «Dal 9 dovremo giocare in Polonia, ma ancora non sappiamo dove allenarci. Diventa difficile farlo in Iran se possiamo rientrare nel Paese soltanto via terra. Qui in Serbia, invece, siamo scortati per un discorso di protezione. Entrano in gioco tutte quelle situazioni politiche alle quali è difficile dare una risposta. È una situazione grottesca. Io ricordo qualcosina della Guerra del Golfo, quando ci passavano i caccia sopra le teste… Ho letto che il Pakistan ha lanciato la candidatura di Trump al Nobel per la Pace. Ma di cosa stiamo parlando… Il mondo sta andando al contrario…».  

◇  Lorenzo Musetti e Matteo Berrettini sono arrivati a Londra, e dunque ancora non si esclude che possano aver recuperato dai loro infortuni in tempo per giocare il torneo di Wimbledon [da lunedì: su Sky]. 

 

 

   

Il tirannosauro il cibo non l’accetta. Lui vuole cacciare

Jurassic Park

 

 

Le elezioni del CONI

Ottanta grandi elettori scelgono oggi il capo di un popolo composto da 16 milioni di persone. Una disparità di numeri che ha portato Valerio Piccioni a chiedersi su Domani se non sarebbe il momento di pensare a una riforma vera che dia più spessore e rappresentanza alla democrazia sportiva, pur sapendo che si tratta di discorsi scivolosi in queste ore, l’ideale per perdere consenso. Ma arriverà il momento di un altro patto fra piccole e grandi federazioni con una nuova mutualità ma anche di differenti pesi elettorali per evitare che una federazione da un milione di tesserati abbia gli stessi voti di una che ne ha cinquemila? E questa tendenza alla maggioranza che prende tutto non andrà prima o poi toccata?.

In attesa che lo sport italiano torni con i piedi dentro il mondo reale, oggi il dopo-Malagò va in scena sotto l’ombra stessa di Malagò. In un’intervista con Paolo Brusorio su La Stampa ieri il presidente in uscita ha detto che il favorito fra gli otto candidati in corsa è Luciano Buonfiglio, guida della federazione canoa kayak da vent’anni. 

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Europei Under

Saranno pure scarsi i difensori tedeschi, com’è scappato di bocca sic ad Antonio Di Gennaro durante la telecronaca del quarto di finale con l’Italia. Saranno pure scarsi ma contro la Francia non hanno preso neanche un gol, mentre i compagni là davanti ne hanno fatti tre, uno a cura dell’unicorno Woltemade. Con i tedeschi gioca Nicolò Tresoldi [Bruges], nato e cresciuto a Cagliari, passaporto preso in Germania dopo aver fatto provini su provini in Italia, senza che nessuno immaginasse un calciatore in lui. Comunque. L’Équipe ha dato 8 in pagella al centravanti tedesco perché Woltemade è essenziale per il percorso della squadra, per la perfetta combinazione tra la sua taglia di un metro e 98 e la sua tecnica

   

Paco Mancebo è quel Paco Mancebo

Caspita, Paco Mancebo. Paco Mancebo è un nome che viene da un altro tempo, pare l’età della pietra. Quasi saliva sul podio a un Tour de France nel 2005 dopo esserci riuscito alla Vuelta nel 2004 [terzo]. Paco Mancebo correva quando Beloki tendeva agguati a Lance Armstrong, quando all’Alpe d’Huez poteva vincere Iban Mayo, quando Haimar Zubeldia entrava fra i primi-10 di una classifica generale senza fare null’altro che staccarsi poco, di tanto in tanto. 

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Le lettere di vent’anni fa a L’Équipe per protestare contro lo scoop su Armstrong

A proposito di quei bei tempi di una volta. A distanza di vent’anni dall’agosto del 2005, quando L’Équipe firmò uno scoop mondiale scrivendo che Lance Armstrong aveva usato EPO durante il primo Tour de France vinto nel 1999, il giornale francese è tornato sul clima di quei giorni aprendo gli archivi e i cassetti, per tirare fuori trentanove lettere ricevute dai lettori durante quell’estate. La maggior parte erano ostili, alcune riconoscenti, tutte scritte in fretta, come per una reazione

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Chi lavora dietro le quinte del torneo

Tra le poche merci al riparo dall’inflazione esorbitante ci sono le fragole di Wimbledon. Quest’anno la solita porzione da dieci pezzi si vende a 2 sterline e 70, sono appena 20 pence in più rispetto al 2010. La varietà è la stessa di sempre, la Malling Centenary, e come al solito saranno lavorate da una fattoria vicino a Maidstone, dove in questi giorni ne accumuleranno due milioni e mezzo, carnose e succose, raccolte ogni mattina, sgusciate, inscatolate e trasportate nel sud-ovest di Londra entro le otto e trenta

È uno dei grandi classici nella narrazione del torneo che comincia lunedì. Per gli amanti del genere la scatola e il cucchiaio sono fatti di alghe e sono biodegradabili, una delle innovazioni di quest’anno insieme all’abolizione della coda per pagare, si prende ciò che si desidera, si passa la carta e si paga. Mentre il capo giardiniere Neil Stubley studia il cielo per capire se e quando le nuvole oscurano il sole, mentre lui dice che «essere giardiniere a Wimbledon significa guardare sia in alto che in basso perché prima o poi pioverà», il capo chef Joe Furber sta tenendo sotto torchio i suoi 300 chef. Sa che dovranno vendere non meno di 300.000 porzioni di Pimm’s in due settimane.

Tutto è pronto o quasi. Nessuno ha messo piede sul Centre Court dalla finale maschile dell’anno scorso fino a questa settimana, quando il club ha strappato con la tradizione ha consentito a Carlos Alcaraz, Jannik Sinner, Aryna Sabalenka e Barbora Krejcikova di calpestare la sacra erba: sono i due campioni in carica e i due numero uno. Nessuno azzera il tabellone del punteggio fino a quando il torneo non torna qui dentro. Quando nell’anno del covid non si giocò, la sconfitta di Roger Federer nel 2019 contro Novak Djokovic durò due anni, aaaargh, non uno. 

Il Centrale di Wimbledon è stato sterilizzato a vapore sotto un tunnel di polietilene, la superficie è stata rasata, il terreno livellato e seminato. Un altro collaboratore di lunga data è Martyn Faulkner, il capo giardiniere, al suo 26° anno al club e nelle ultime sei settimane al lavoro per apparecchiare 28.000 piante nei cesti e ai bordi dei campi. Dice che la gente viene per vedere il tennis, ma associa Wimbledon anche ai fiori. Le 5.000 ortensie e le 12.000 petunie che decorano il club sono tra i suoi fiori preferiti, ma quest’anno è parecchio soddisfatto pure delle nuove rose bianche. Un’altra pianta tipica di Wimbledon è l’edera di Boston, che si è aggrappata all’esterno del Campo Centrale dal 1922. 

L’equipe medica è guidata da Fenella Wrigley. È a capo di una decina di medici, sei radiologi, 40 fisioterapisti e due psicologi, oltre a un farmacista. Visitano dalle 150 alle 200 persone al giorno e meno di tre o quattro devono andare in ospedale. 

C’è un’urgenza di cuore che si affaccia in tutto questo ma non è roba per cardiologi. Il Times scrive che forse forse – chi lo sa – dopo tanta Ibiza di qua, Ibiza di là, Carlos Alcaraz è diventato il fidanzatino di Emma Raducanu. È il pettegolezzo più caldo del circuito, rilancia il Telegraph per non farsi trovare spiazzato sulle grandi notizie. Eh, avere vent’anni a Wimbledon. 

 

Il Tolosa e i suoi guai: la finale scudetto del rugby francese

In Francia si stanno preparando a uno dei grandi eventi della stagione sportiva nazionale, la finale del campionato rugby allo Stade de France di Saint-Denis, sabato sera alle 21.05, vai a capire perché quei cinque minuti. 

Se la giocano le prime due della stagione regolare, il Tolosa e il Bordeaux-Bègles – che nel frattempo qualche settimana fa ha vinto la Coppa dei Campioni. Il Bordeaux ha vinto tutt’e tre gli scontri diretti in questa stagione, ma a giugno scorso aveva perso 59-3. 

L’eccellenza fra le eccellenze della stagione è Louis Bielle-Biarrey [Bordeaux], il giocatore che ha segnato più mete di tutti [13]. Delpy [Tolosa] e Lucu [Bordeaux] hanno il maggior tasso di conversione dei calci [93.1% vs 89,5%], Ramos [Tolosa] la migliore media punti a partita [15]. L’Équipe ieri mattina raccontava le tante figure nuove emerse in questi anni fra i girondini, una lunga semina che ha finalmente prodotto un raccolto mentre oggi dedica le sue due pagine ovali al Tolosa, per la terza volta di fila in finale e in preda a una situazione paradossale: grandi prestazioni in campo, grossi casini fuori. 

Ma proprio grossi. Tanto per cominciare il 7 agosto, nel pieno della preparazione alla stagione, la squadra è venuta a conoscenza della scomparsa in mare di uno dei suoi giovani giocatori, il mediano di mischia Medhi Narjissi, 17 anni, travolto dalle correnti al Capo di Buona Speranza. Era là con la Nazionale Under-18. Un’indagine interna della federazione francese e indagini dell’Ispettorato generale dell’istruzione, dello sport e della ricerca [IGESR] avrebbero fatto emergere gravi carenze da parte dei tutor su una spiaggia notoriamente pericolosa. La procura di Agen, contattata dalla famiglia, avrebbe poi aperto un’indagine che ha portato all’incriminazione di Stephane Cambos e Robin Ladauge, allenatore e preparatore atletico dell’Under-18 francese per omicidio colposo. 

Il numero 9 della sua maglia è stato in cima ai pensieri del Tolosa. Quando la squadra è volata in Sudafrica per sfidare gli Sharks in Coppa, si è calata nella tempesta emotiva di andare sulla spiaggia di Dias, per guardare, per piangere là. Era il 7 gennaio e quattro giorni dopo il Tolosa vinse a Durban [8-20] ma senza il punto bonus che avrebbe permesso loro di arrivare primi nel girone. 

Solo tre settimane dopo L’Équipe ha rivelato che l’estremo Melvyn Jaminet aveva contratto due prestiti personali nel 2022 per un totale di 450.000 euro, la stessa cifra che serviva per pagare la clausola di uscita dal suo contratto con il Perpignan e trasferirsi al Tolosa. Una somma che il giocatore non ha mai recuperato, il club avrebbe dovuto sforare il tetto salariale per mantenere l’impegno. 

Così, Jaminet se n’è andato al Tolone e non potendo pagargli la cifra direttamente, il Tolosa ha cercato altre soluzioni. L’Équipe ha pubblicato diversi servizi dimostrando come il denaro sarebbe passato attraverso diverse mani [un avvocato, una società iscritta al registro delle imprese di Papeete], tranne quella di Jaminet. È finita con una multa di un milione e 300 mila euro da pagare, ma non sono finiti i guai. 

Nel mese di marzo, durante una partita della Nazionale contro l’Irlanda, Antoine Dupont si è rotto il legamento crociato anteriore del ginocchio destro, lo stesso che aveva già ceduto nel febbraio 2018 sempre contro l’Irlanda. Il Tolosa ha dovuto giocare le fasi finali della Coppa dei Campioni senza il suo regista, il miglior giocatore del mondo. Dice l’ex seconda linea Fabien Pelous che Dupont garantisce alla squadra un vantaggio di 14 punti, perché «sappiamo che in ogni partita impedirà a un avversario di segnare una meta e ne segnerà una lui stesso oppure regalerà un assist ai compagni». Quattordici punti sono quasi la stessa cifra della sconfitta in semifinale di Coppa dei Campioni. 

Non sapremo mai se il Tolosa avrebbe vinto con Dupont scrive l’Équipe. Ma sappiamo che sabato deve fare a meno di lui anche in finale [in Italia si vede su Sky]. 

 

 

Kliment Kolesnikov

Uno degli elementi di maggior interesse al Trofeo Sette Colli che comincia oggi è il ritorno sulla scena internazionale di Kliment Kolesnikov, il nuotatore russo escluso dai Giochi di Parigi perché non aveva i requisiti per partecipare a titolo personale, da neutrale. 

La federazione russa è ancora fuori dalla comunità sportiva ma Kolesnikov ha preso una posizione pubblica contro la guerra in Ucraina, condizione per la sua riammissione. Ha il miglior tempo della stagione nei 100 dorso [52”04] e può andare in scena il duello con Thomas Ceccon che nel frattempo gli ha sfilato il record del mondo. Lo segnala Lia Capizzi sul Corriere della sera

 

 

Kipyegon tenta di correre il miglio sotto i 4 minuti

Un tempo si chiamava Coppa Europa e nessuno ancora ci vieta di chiamare così su questo schermo i Campionati europei a squadre che cominciano oggi a Madrid con il prologo delle gare di salto con l’asta davanti al Palazzo Reale, nel cuore turistico della città, alle 16 per le donne e alle 18.20 per gli uomini. 

Le nazioni sono sedici: Cechia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Ungheria, Italia, Lituania, Olanda, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera e Ucraina. Le figure di riferimento della gara d’apertura sono allora la francese campionessa del mondo indoor Marie-Julie Bonnin, la svizzera campionessa europea all’aperto e al coperto Angelica Moser, la ceca Amalie Svabikova. L’Italia si gioca la carta di Elisa Molinarolo al posto di Roberta Bruni che s’è infortunata, tra gli uomini debutta in Nazionale Matteo Oliveri, 5,71 a Lucca qualche giorno fa, un centimetro in più che agli Assoluti di Ancona. 

Da domani tutti gli altri eventi allo stadio Vallehermoso, tribune da 10.000 spettatori attorno alla pista verde. Due anni fa a Chorzow l’Italia ha vinto sette gare e la classifica generale davanti a Polonia e Germania. Retrocessero in B la Norvegia, la Turchia e il Belgio – che evidentemente non giocò il suo jolly. 

Ma se ci fosse ancora un biglietto a Charléty si potrebbe andare tutti quanti a vedere la tre volte campionessa olimpica dei 1500 metri che oggi affronta una sfida folle: Faith Kipyegon corre il miglio per diventare la prima donna della storia sotto i 4 minuti. Settantuno anni dopo Roger Bannister, il primo uomo. 

 

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“Quella mattina presi il treno da Paddington, seconda classe. Avevo 25 anni. Ero a sei settimane della laurea in medicina al St. Mary’s Medical School dove nel ’21 il dottor Fleming aveva scoperto il lisozima, che precede la penicillina. Era una giornata gelida. Poco prima ero passato in laboratorio per cercare di limare e alleggerire i chiodi delle mie scarpette. Mi vide un compagno e disse: “Penserai mica di farcela con questo stratagemma?”. Non correva, non poteva sapere che ogni etto in meno quando sei sfinito è una benedizione. Non usavo nemmeno i calzini”. Andò a pranzo dai suoi amici. Pranzai da amici, Charles e Eileen Wendon, avevano due bambine. Lei preparò insalata e prosciutto cotto. Mangiammo in cucina, in un’atmosfera familiare. C’era così tanta serenità che pensai: tutto è possibile. Ma dopo, andando al campo, cambiai idea. La bandiera sulla chiesa di St. George sventolava in maniera pazzesca. Il vento soffiava a raffiche, non sembrava proprio il giorno giusto”.”Toccava a me decidere, se affrontare il temporale. Lui mi spiegò che a volte è meglio partire, piuttosto che vivere nel rimpianto. E che forse non avrei avuto un’altra occasione. Studiavo medicina, vivevo in una stanzetta, con una stufa su cui una volta a settimana cucinavo lo stufato di carne. Non so perché in tanti rimpiangono gli anni 50, a me non sembravano così belli”.

ROGER BANNISTER, intervistato da Emanuela Audisio, Repubblica, 5 maggio 2014 [qui]

Impossibile sulla carta – è il giudizio de l’Équipe – ma l’impresa suscita curiosità, viste le risorse messe a disposizione da Nike e il pedigree della keniota. Il marketing può avere i suoi lati positivi. Tra mille idee stupide e/o inutili, buone solo per vendere una novità che raramente lo è per davvero, può sprigionare una scintilla capace di cambiare il volto del mondo. Il marketing della corsa – sono le considerazioni di Romain Donneux – non rappresenta molto sulla scala di un pianeta malato, ma in definitiva è tanto se si considera che quasi chiunque può uscire per strada a correre

Così Faith Kipyegon porta sulla pista la sua storia di ex bambina che correva 8 km al giorno per andare a scuola. È in linea con il perfetto cliché dell’atleta da altopiano, ma questo è, che ci può fare, questa è la sua storia. Ha corso a piedi nudi nel fango dei Mondiali di cross per debuttare in campo internazionale, poi le aziende si sono messe in fila per darle le scarpe con il proprio logo. Dai Giochi di Rio è la regina del mezzofondo, tre titoli olimpici, quattro Mondiali, il primato sui 1.500 e sul miglio [4:07.64 nel 2023]. Nike tenta stasera con lei quel che nel 2019 ha provato a fare nella maratona maschile con Eliud Kipchoge a Vienna: strabiliare. Con i fondi di Ineos il kenyano corse in 1 ora 59’41”  –  tempo non omologabile per le troppe condizioni di favore. 

Non è meno ambizioso o visionario il proposito di oggi. L’idea è nata quando la kenyana ha polverizzato due anni fa il primato, con un buon tratto in solitaria. 

«Da quel giorno ho avuto un clic» ha detto in conferenza stampa, un appuntamento dove i giornalisti erano solo spettatori sottolinea L’Équipe [ahia, polemica]. Lei la chiama la sfida più grande della sua vita e visto che i giornalisti sono stati spettatori l’Équipe si diverte a citare lo slogan pubblicitario della principale azienda dello schieramento avverso: Impossible is Nothing. Come in ogni bella storia – si legge – bisogna tuffarsi ciecamente per provare a crederci.

L’azienda di Beaverton si è messa al lavoro da tanto intorno a questo progetto. Kipyegon è stata parecchio tempo in Oregon per una serie di test. Il risultato è una combinazione di materiali aerodinamici e un nuovo paio di scarpette chiodate, si chiamano Victory Elite FK e sono per il 30% più leggere di quelle che le hanno permesso di dominare alle Olimpiadi di Parigi. Novanta grammi in tutto. 

Kipyegon avrà una lepre. Più di una. Avrà una mandria di lepri, sempre che le lepri si muovano in mandrie. Secondo le informazioni de L’Équipe sono tredici, tra cui le britanniche Jemma Reekie e Georgia Bell – disposte in una formazione che ridurrà al minimo la resistenza dell’aria, con una prima linea in diagonale davanti a lei e il resto tutt’intorno. Charléty non è stata scelta a caso. È il posto dove Kipyegon ha già battuto due record mondiali e lei stessa ha espresso il desiderio di provarci su una pista dove si senta a casa. L’inserimento della gara all’interno del programma della Settimana della Moda di Parigi, con l’obiettivo di far parlare di sé [L’Équipe] è stata la spezia finale. Inoltre, dall’inizio di questa settimana, lo stadio di Charléty è stato decorato di viola – il colore della campagna. Partenza alle 20. Cinquemila spettatori. 

 


     

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