Dico che il mondo è una lega di birbanti
Giacomo Leopardi
Via ai Mondiali dei club
Se fosse un tempo diverso, se stamattina la brace sul pianeta Terra non fosse stata riattizzata ancora, si potrebbe guardare a questo viaggio del pallone negli Stati Uniti d’America in 700 giorni con tutto l’armamentario retorico del mondo che si incontra per una festa eccetera eccetera.
Ma il mondo ha scelto altri armamentari e pure l’America non sta tanto bene.
La newsletter Original Football di David Skilling ha messo in fila tutte le gigantesche preoccupazioni che gravano su “quella che doveva essere una celebrazione della portata globale del calcio in Nord America”, sia con il Mondiale dei club alle porte sia con i Mondiali dell’estate 2026.
Due anni ancora e poi Los Angeles dovrà celebrare pure gli ideali olimpici, mentre organizzazioni non governative, associazioni e ambasciate chiedono chiarimenti legali al dipartimento di Stato americano sul divieto d’ingresso nel paese per i cittadini di 12 nazioni e restrizioni per altri sette.
C’è chi invita al boicottaggio, chi vede come pure il boicottaggio lascerebbe ogni cosa irrisolta.
Kevin Baxter del Los Angeles Times ricorda che tra un anno meno qualche giorno arriverà il momento per la California di aprire la Coppa del Mondo, e bisogna immaginarsela come una grande cena a cui viene invitato l’intero pianeta, ma “ancora molto c’è da sistemare prima che arrivino gli ospiti”, sei milioni di persone attese alle partite e altri sei miliardi di spettatori in televisione.
L’impatto economico secondo la FIFA potrebbe superare i 40 miliardi di dollari. Ma sono 40 miliardi pure i problemi, dai trasporti alle comunicazioni, dalla biglietteria alla sicurezza e su tutto “aleggia come una nuvola nera l’incertezza sui visti d’ingresso, di cui circa la metà dei tifosi avranno bisogno per entrare”.
LA POLITICA
Tra i cittadini dei 12 paesi a cui è vietato entrare negli USA ci sono gli iraniani, già prima degli eventi di stamattina. La Nazionale è fra le tredici già qualificate. Il Dipartimento di Stato, responsabile del rilascio dei visti, aveva annunciato in precedenza l’intenzione di chiudere 10 ambasciate e 17 consolati, in un momento nel quale per alcuni Paesi il tempo di attesa medio per un visto è di oltre un anno. Come se non bastasse, la California è al centro dei disordini innescati dai raid contro l’immigrazione. Kathryn Schloessman, presidente e amministratore delegato della LA Sports & Entertainment Commission, dice di essere sconvolta dalla rapidità con cui avvengono le cose. Solo nel 2017 era stata presentata la candidatura, e a riguardarlo oggi il 2017 è un’epoca fa.
La deputata Sydney Kamlager-Dove ha inviato il mese scorso una lettera al segretario di Stato Marco Rubio per chiedergli che sia garantita un’elaborazione rapida e sicura delle richieste di visto per la Coppa del Mondo. Ma la sola dichiarazione pubblica sul tema è del vicepresidente J.D. Vance. Ha avvertito i viaggiatori al seguito della Coppa del Mondo che subito dopo la fine del torneo dovranno andarsene, altrimenti” – ha detto – dovranno parlare con Kristi Noem.
Il Guardian ha pubblicato un modulo a disposizione degli appassionati di calcio intenzionati a volare negli USA per il torneo che comincia domani notte: “Condividi la tua esperienza – si legge – anche in forma anonima, vorremmo sapere cosa aspetti con ansia e quali sono le tue preoccupazioni”
Il Los Angeles Times ricorda che le ultime due sedi della Coppa del Mondo sono state la Russia nel 2018 e il Qatar nel 2022, “entrambe hanno permesso ai visitatori di entrare nei loro Paesi con un biglietto per la partita che sostanzialmente fungeva da visto. Entrambi i governi hanno effettuato controlli sui precedenti di tutti i visitatori”.
Secondo il co-presidente del comitato organizzatore di Los Angeles, “la Casa Bianca potrebbe modificare la sua politica sull’immigrazione, come ha fatto ripetutamente con i dazi” e sono molti gli osservatori che condividono l’ottimismo di Freedman. Ma essere ottimisti stamattina è una scommessa dei puri di spirito.
LO STATO DI SALUTE DEL CALCIO NEGLI USA
Quando in Europa saranno le due del mattino di domenica, l’Inter Miami di Messi e l’Al-Ahly apriranno in Florida il nuovo Mondiale dei club, un anno prima della Coppa del Mondo come l’abbiamo sempre conosciuta [11 giugno-19 luglio], con le maglie di quelle squadre che portano gli stessi nomi di paesi che sui giornali stanno stampati pure altrove, in altre pagine, in mezzo a grafici che raccontano di morte e di arsenali.
Se fosse un tempo diverso, più a cuor leggero si potrebbe raccontare stamattina di come gli Stati Uniti siano di nuovo faccia a faccia con lo sport che periodicamente li pone al cospetto di un dilemma culturale, se diventare un poco più europei, un poco più aperti al mondo, o se restare dentro il perimetro del quadrato inviolabile di basket, baseball, football e hockey su ghiaccio.
Joe Favorito, consulente di marketing sportivo e professore alla Columbia University, dice a L’Équipe che non si può andare in nessun quartiere di Miami senza vedere un campo di calcio occupato da qualcuno, mentre dieci o anche cinque anni fa tutto questo non esisteva.
Il merito è dell’arrivo di Messi. Il calcio è favorito da una visibilità senza precedenti. Apple ha i diritti del campionato americano dal 2023 con un contratto da 250 milioni di dollari all’anno per dieci anni e secondo la CNN ha fatto 110.000 abbonati nel giorno della firma dell’argentino, quasi 300.000 in un mese. La CBS trasmette la Champions League alle due del pomeriggio di martedì e mercoledì, le nuove generazioni stanno crescendo trovando che il soccer sia una compagnia naturale.
Secondo uno studio di For Soccer pubblicato lo scorso anno, un terzo dei tifosi di calcio americani lo è da meno di cinque anni. È un gruppo di persone cresciuto del 57% in un anno e persino del 400% negli ultimi 24 mesi, specifica l’azienda specializzata in marketing calcistico. «A Central Park – dice Favorito – il sabato si vedono giovani che indossano maglie di squadre di tutto il mondo» e se questa non fosse la mattina in cui ci siamo svegliati, la frase avrebbe un altro suono e un’altra luce. Il 22 febbraio, nella MLS, Atlanta-Montreal senza neppure un nazionale in campo, senza stelle, ha attirato 65.520 spettatori. Non è soltanto Messi. La MLS è salita a 30 squadre con l’arrivo del San Diego in questa stagione. Trent’anni fa ce n’erano 10.
«All’epoca chi voleva acquistare un club, doveva affrontare una spesa di 5 milioni di dollari per i costi di espansione. Oggi per il San Diego sono stati 500» spiega Dan Courtemanche, direttore della comunicazione della MLS.
Secondo Sports Innovation Lab, società specialista in ricerche di mercato, il 56% dei tifosi di calcio americani aveva meno di 35 anni nel 2023 e l’82% meno di 45. È lo scenario opposto a quello con cui ci confrontiamo in Europa, dove il calcio è in mano ai Boomer, incapaci di mandare avanti la staffetta generazionale, così come di molte altre cose.
Le percentuali americane rappresentano un grosso vantaggio per attrarre inserzionisti, così il famoso cane si morde la coda in modo virtuoso. Con un aumento del 13% nel 2024, i ricavi derivanti dagli investimenti in campionato continuano a registrare una crescita a due cifre. Oltre all’Adidas che ha rinnovato la partnership fino al 2030 per 830 milioni di dollari, secondo la CNBC la MLS attira giganti economici come Coca-Cola, Audi, Continental, TikTok, Pernod Ricard e Procter & Gamble. Un nuovo partner di grido è atteso nelle prossime quattro-sei settimane. La MLS sta spingendo i suoi club a investire nelle infrastrutture. In totale sono stati spesi oltre 10 miliardi di dollari per la costruzione di stadi e centri di allenamento. In una classifica compilata il mese scorso da Sportico, 19 club della MLS rientravano fra i primi 50 al mondo per valore economico, sebbene nessuno tra i primi 15. Cinque superano il miliardo di dollari.
L’Équipe apre stamattina il giornale con una intervista a Hugo Lloris, ex portiere della Nazionale che rivedremo al Mondiale per club con la maglia del Los Angeles FC, l’ultima squadra a essersi qualificata. Racconta il calcio in quella che chiama la sua «città adottiva» e descrive la magia di giocare al Rose Bowl, lo stadio che domenica accoglierà i campioni d’Europa del PSG. Pasadena è una delle due città che ospitano il torneo sul versante pacifico, le altre 10 sono Nashville, Atlanta, Cincinnati, Miami, Washington, Philadelphia, East Rutherford, Charlotte e Orlando.
Sulla Gazzetta si può giocare anche al Fantamondiale per club. La Gazzetta segnala le novità tecnologiche per gli arbitri con un titolo che fa molto Blade Runner [“Bodycam sul viso”], ci ricorda che è stato promesso maggiore controllo sulle perdite di tempo dei portieri e che avremo una versione avanzata del fuorigioco semiautomatico. Ma soprattutto si scopre che c’è un solo italiano fra i 117 arbitri e guardalinee selezionati, sarà Marco Di Bello e lo mettono alla VAR. Con tanti saluti all’ultima presunzione di avere i migliori arbitri del mondo.