cronache La prima edizione
Alle 5.18 di ieri mattina, dopo parecchi giorni di mal tempo che avevano ridotto le strade in cattive condizioni, ebbe luogo la partenza dei concorrenti alla Milano-Sanremo, la grande corsa ciclistica internazionale organizzata dalla Gazzetta dello sport di Milano.
Nonostante l’ora mattutina e la lontananza della città, una folla di parecchie migliaia di persone, presenziava alla partenza dei campioni, fra cui i migliori pedali italiani e francesi. Durante il tragitto la lotta si era impegnata tra il campione italiano Gerbi, di Asti, e i due campioni francesi Petit Breton e Garrigau. Nelle vicinanze di Novi, il Gerbi non ostante una ripida discesa col terreno ghiaiato, riuscì a distanziare il gruppo, ottenendo un vantaggio di tre minuti, che conservò sino all’altra difficilissima discesa del Turchino: ma in causa dei numerosi passaggi a livello venne raggiunto dai due campioni di Francia.
Ci telefonano da Sanremo, 14 aprile, notte.
Un pubblico enorme assisteva oggi sul corso Cavallotti all’arrivo dei corridori che presero parte alla corsa. 1° alle ore 16.26 giunse Petit Breton, 2° Gerbi alle 16.26 5″; 3° Garrigau alle 16.27. Un grande applauso salutò i vincitori della importante gara. Però Garrigau presentò un reclamo alla Giuria, dicendo che Gerbi e Petit Breton gli avevano tagliata la strada.
da corriere della sera, 15 aprile 1907
Se lo spettacolo bello, imponente, suggestivo della lotta d’ieri non suscitasse in noi un senso di profonda ammirazione per gli attori che ci offrirono il più grande spettacolo che abbia mai visto l’Italia nello sport ciclistico su strada; se l’audace fuga di Gerbi o l’accanito inseguimento degli altri valorosi non pareggiasse il nostro stupore e la nostra meraviglia; se trovassimo forse lo sforzo titanico di Petit Breton che insegue, meno bello e degno dello sforzo che l’astigiano ha dovuto chiedere ai suoi muscoli per fuggire, forse potremmo chiamarci addolorati della sconfitta dell’Italia. Ma troppo degni dell’uno e degli altri fu la lotta, per non sentire per tutti un senso di profonda ammirazione. … Certa stampa milanese, che pure comincia a sentire i frutti ed i vantaggi dell’industria del ciclo e dell’automobile, per timore forse di una réclame che noi non pretendiamo perché non ne abbiamo bisogno, poco parlò dell’avvenimento che non solo appassiona il gran pubblico sportivo italiano e francese, ma che interessa pure fortemente una delle nostre industrie più fiorenti. Ma del malcalcolato silenzio non siamo noi a dovercene rammaricare.
da la Gazzetta dello sport, 15 aprile 1907
trionfi La prima Sanremo di un italiano
Se è vero quanto per lunghi anni noi siamo andati infaticabilmente dimostrando nel nostro ministero di modesti, ma convinti, ma entusiastici propugnatori dello sport, che cioè nelle grandi battaglie sportive maturi e si plasmi una coscienza visibilmente energica della nazione, in questa circostanza la gioventù italiana ha avuto intimo motivo di esultanza alta e sincera. Poiché quella di ieri fu la nostra prima vittoria internazionale, netta vittoria, incontrastata, luminosa del ciclismo italiano. Luigi Ganna ha offerto in questa memorabile assise della forza e della combattività una misura veramente degna delle risorse possenti di un popolo la cui fulgida storia conobbe tutti i primati.
da la Gazzetta dello sport, 5 aprile 1909
cronache La prima Sanremo – come dire – dantesque
Vento, pioggia, neve e gelo si sono scatenati contro una sessantina di audaci corridori che osarono sfidare la peggiore delle giornate che Dio possa creare per una corsa. Un uomo, una fibra umana certamente superiore ha resistito a tutte le insidie, a tutta l’espressione brutale della natura violentissima. È un francese [Eugène Christophe ndSl], figlio della grande razza latina, un forte che gli amatori dello sport devono ricordare con ammirazione. La sua performance rivela i misteri di questa tragica giornata di lotta tra l’uomo e la natura infuriata. Uno ha trionfato superbamente. Onore a lui che ha vinto la più dura di tutte le gare ciclistiche svoltesi fino ad ora.
di magno, la Gazzetta dello sport, 4 aprile 1910
cronache La prima Sanremo di guerra
La grande prova, la Classicissima, ha avuti due grandi pregi su tutti: la vittoria del miglior uomo e la consacrazione dello stesso vittorioso fra la ristretta cerchia dei campioni di classe. Con la odierna clamorosa vittoria Gaetano Belloni ha fugato ogni dubbio e ogni critica più o meno benevola e si è classificato atleta invitto nel senso intero della definizione. La X Milano-Sanremo rimarrà: essa segna una data. Resa aspra e difficile fino allo spasimo dal maltempo, ha chiesto ai suoi aspiranti sforzi supremi e fuori del comune, ed i corridori percossi per ore ed ore dalla pioggia, martoriati dal fango, investiti dalla grandine, battuti al vento impetuoso hanno dato fino all’impossibile pur di distinguersi e di vincere contro ogni avversità. Sono queste vittorie contro la fatica e lo strapazzo che contraddistinguono la forza d’una razza.
di emilio colombo, la Gazzetta dello sport, 16 aprile 1917
trionfi Finalmente Girardengo
Mai vittoria sportiva è apparsa più bella, più onestamente conseguita, più meritata. Fummo sovente critici severi del novese che non sapeva sfuggire agli attacchi di debolezza dopo averci, all’epoca dei primi successi, dimostrato di saper vincere da campione vero. Oggi consoliamo il bel corridore in una sola volta affermando che Girardengo ha giganteggiato.
di emilio colombo, la Gazzetta dello sport, 15 aprile 1918
trionfi La sesta Sanremo di Girardengo
Costante Girardengo, il campionissimo, l’atleta eterno, il corridore di tutte le vittorie, giunto a 36 anni, ha conquistato il suo successo forse più grande, certo il più ricco di insegnamenti e il più denso di significato. … Penso che Binda abbia commesso oggi un errore gravissimo, quale raramente egli commette: non ha creduto al “pericolo Girardengo”.
di emilio colombo, la Gazzetta dello sport, 26 marzo 1928
trionfi La Sanremo di Binda dopo due forature
La voleva Binda questa vittoria, per dimostrare agli appassionati di quell’inesauribile sport che è il ciclismo, che non è un uomo finito, che è degno più di tutti di portare la maglia dai colori dell’iride, perché è il più forte, perché è il migliore.
di alberto minazzi, il Littoriale, 23 marzo 1930
trionfi Il dominio di Coppi
Coppi, dunque, Coppi, e sempre ancora Coppi ha vinto, come tutti prevedevamo anche la XXXIX Milano-Sanremo. Siamo costretti a ripeterci? A raccontare una vecchia storia, a scrivere che c’è oggi un campione che minaccia di rendere monotone le corse ciclistiche perché al momento giusto lui vola e gli altri no? Perderanno la loro popolarità le corse ciclistiche su strada perché Coppi ci minaccia con le sue ormai solite vittorie?
di emilio de martino, la Gazzetta dello sport, 20 marzo 1948
firme La prima volta di Gianni Brera alla corsa
Un timido solicello sulla gloria di via Vittor Pisani brulicante di folla. Milano scopre le sue “classiche” dopo anni di partenze clandestine. È l’ora in cui i primi tram giungono dai dintorni. La nebbia azzurrina della notte di marzo stagna su Porta Venezia, dolcissimamente sfumando il fitto nerore dei rami spogli. Il cielo di Lombardia, bello come sapete, appare alto e chiaro nelle prime luci della tarda aurora. Fa freddo. I corridori che hanno svernato in Riviera battono i denti.
di gianni brera, la Gazzetta dello sport, 19 marzo 1950
firme La prima pagina del 1966
“Ha vinto Eddy Merckx, lo sapete già tutti, ed ha vinto allo sprint come in genere vincono i belgi. La sua volata vittoria è stata netta e scintillante al pari del suo grande finale di corsa. Uno sprint, per intenderci, di quelli che uccidono”. Inizia così il pezzo che celebra su la Gazzetta dello sport del 21 marzo 1966 la prima delle sette vittorie di Eddy Merckx alla Milan-Sanremo. Lo firma Bruno Raschi. Quel giorno in prima pagina, accanto alla sua, ci sono le firme di Rino Negri, Luigi Gianoli e Gianni Mura.
luoghi La bicicletta e la Liguria
La Liguria ha conosciuto i pionieri del ciclismo. Ha regalato al ciclismo momenti stupendi come il favoloso volo di Coppi, 151 chilometri da solo, nell’edizione del 1946: vinse con un distacco così grande che il radiocronista Nicolò Carosio, a corto di temi, dopo un po’ di minuti di attesa, disse: «In attesa degli altri arrivati trasmettiamo musica da camera». Gli eroi della Sanremo – da Girardengo a Binda, da Bartali a Coppi, da Merckx a Degenkolb – hanno acceso i fuochi della passione. Qui la strada è un viaggio nella bellezza, nella cultura e nella vita. A Riva Ligure la tomba di Francesco Pastonchi, il poeta, che ha scritto «sono tante e danno allegria le grida dei bambini che si rincorrono in bicicletta». Omini in festa. Folletti delle fiabe. Come l’omino musicale di Gino Paoli, Fausto Coppi, «Un omino con le ruote contro tutto il mondo. Un omino con le ruote contro l’Izoard». Italo Calvino crebbe a Sanremo e un giorno scrisse: «Qui ho scoperto a 17 anni l’amore e la bicicletta». I pittori Aligi Sassu ed Emilio Tadini, ciclomani appassionati, ad Albissola, hanno fatto balenare la bicicletta. Gianni Brera, direttore della Gazzetta dello sport, autore di «L’avocatt in bicicletta» e di «Coppi e il diavolo», l’ha fatta cantare a Monterosso. Perfino Ernest Hemingway, che, durante la Grande Guerra andava in bici a portare sigarette e cioccolata ai soldati in prima linea, nel 1927, qui ambientò il racconto famoso del fascista in bicicletta che gli commina 50 lire di multa. Qui la bicicletta è creativa. Si sposa con la primavera e con la spuma del mare
di claudio gregori, la Gazzetta dello sport, 8 maggio 2015