La doppietta di Declan Rice e la colonna sonora di un altro Rice

È l’eclissi del Real, dicono dal Telegraph dopo due gol di Rice, uno di Merino e un cartellino rosso a Camavinga, un doppio giallo per frustrazione, con un pallone tirato lontano, un pallone calciato laddove i sogni non fioriscono.
“Abbiamo mai visto due calci di punizione così sbalorditivi all’Emirates? Abbiamo mai visto qualcosa di simile in Champions League? E questo stadio ha mai avuto una serata come questa?” scrive prigioniero dell’entusiasmo Jason Burt sul giornale inglese.
L’ultima semifinale dell’Arsenal è del 2009. L’ultima finale è del 2006. La Champions XXL potrà intestarsi un cambiamento. Dodici degli ultimi 14 Real Madrì sono arrivati almeno in semifinale. Certo non è mai finita quando di mezzo ci sono Loro, predicano prudenti i giornali londinesi stamattina, magari si comprano Pelé e Beckenbauer la prossima settimana – che ne possiamo sapere – ma solo tre volte nella storia di questa Coppa è stato invertito al ritorno uno svantaggio di tre gol.
Oh, sia chiaro: qui per Rice si deve intendere Declan, non Damien.
Non è per sminuire. nessuno Né Declan né soprattutto Damien.
Damien anzi ha un suo fascino. Un fascino enorme. Il fascino che più o meno avvolge l’intero comparto del cantautorato dolente nel Regno Unito e nei suoi paraggi. Poco più di una ventina d’anni fa, Damien Rice non fece prigionieri con The Blower’s Daughter. La figlia del soffiatore.
Non è mai stato ben chiaro chi fosse questo soffiatore. Il Post raccolse alcune teorie intorno alla questione, perché secondo Luca Sofri stiamo parlando della canzone d’amore più bella del millennio [dopo Dicitincello vuje, si capisce].
Rice spezzò pure il cuore di Nanni Moretti che mise il pezzo ne Il Caimano, così da ricordarci quel giorno e per sempre che so it is, quando succede succede, I can’t take my eyes off of you e I can’t take my mind off of you, non riesco a toglierti dagli occhi e non riesco a toglierti dalla testa.
Non si riesce nemmeno stamattina a togliersi dalla testa e dagli occhi i gol dell’altro Rice. Non aveva mai segnato prima un calcio di punizione diretto, dice Barney ronay sul Guardian – e chi siamo noi per non fidarci di Barney Ronay del Guardian. Ne ha soffiate in porta due, siori e siore, non uno bensì due, “e contro il miglior portiere del mondo” [Telegraph]. Nemmeno Superman li avrebbe parati [questo invece è il commento di Clarence Seedorf].
È la quinta volta nella storia del torneo che un calciatore segna due gol su punizione nella stessa partita. C’erano riusciti Neymar, Cristiano Ronaldo, Rivaldo e Hakim Ziyech. “Ma due calci di punizione così belli? Sicuramente no”.
È una serata che stappa le bottiglie del nazionalismo. Il calcio in assoluto lo fa, e poi di questi tempi è così chic. Matt Law, ancora sul Telegraph, ha scritto che “siamo ossessionati dalle star straniere tanto sexy, ma Bukayo Saka ci fa battere forte il cuore”. La vittoria dell’Arsenal garantisce al calcio inglese di avere cinque squadre in Champions anche l’anno prossimo.
LETTURE
DALLA SPAGNA
Avevano dunque ragione nella redazione di El Mundo, sì, i criticoni di Ancelotti, quelli che qualche giorno fa gli hanno dato dell’ottocentesco e del presuntuoso. Avevano ragione non su Ancelotti in sé – ci mancherebbe – ma a proposito della sua presa attuale sul Real Madrid, definita una squadra senza gioco e fortemente a rischio di una scutuliata sul campo dell’Arsenal. Dove per scutuliare s’intende il gesto dello scuotere, dell’agitare. Si scutuléa per esempio il mesale – la tovaglia – per fare cadere le briciole dopo pranzo. Si scutuléa il mantesino – il grembiule – dopo aver preparato la cena. Ma in un modo figurato la scutuliata è un tormento, una percossa, una scossa: Napoli e i Campi Flegrei sono scutuliati in modo permanente.
La traduzione in campo calcistico prevede che tre gol siano il grado minimo della scutuliata, in effetti Alfredo Relaño su Diario AS ha scritto che solo grazie a Courtois non sono quattro, non sono cinque, non sono sei.
“È stata una brutta serata per Ancelotti – scrive il decano del giornalismo calcistico di Spagna, giurato spagnolo per il Pallone d’oro – ha fatto una scommessa su Alaba che non ha funzionato e quando si è trattato di migliorare la squadra, ha modificato il suo piano iniziale con i terzini ma non ha osato affrontare i primi responsabili del disastro, Mbappé e Vinicius, che ci hanno fatto rimpiangere la faccia tosta di Endrick. Abbiamo visto il Madrid vincere molte partite in questa stagione giocando male, acquattato in difesa, facendo affidamento sulle azioni in campo aperto di Mbappé e Vinicius, ma ieri hanno fallito. E da quel momento in poi tutto ha cominciato a sgretolarsi in un prevedibile effetto domino, perché la squadra è arrivata alla primavera senza aver mai cominciato a funzionare”
Eppure a El Mundo l’avevano immaginato. Orfeo Suárez stamattina da quelle colonne dice che Courtois ha fatto miracoli, ma “non ci sono pani e pesci per chi non li merita. La caduta del Madrid è stata più di una semplice morte su calcio piazzato. È stato un plotone d’esecuzione per tutti i suoi mali. I colpi di Declan Rice avevano tutto quel oggi manca a questo Madrid: la forza e la precisione”.
Questa è la tomba del Real Madrid, rilancia Julian Ruiz, il più critico verso Ancelotti fra i critici, in mezzo a un coro di difensori d’ufficio. È stato lui a firmare l’altra settimana l’editoriale in cui gli dava dell’ottocentesco. Oggi scrive che “non ho mai visto una squadra del Real Madrid fare una figura così ridicola in Champions League; un imbarazzo. L’Arsenal non è una squadra stratosferica, è una squadra con dei limiti, una squadra che dipende solo dai calci d’angolo o dalle punizioni di quell’incredibile Rice. Senza Courtois il Madrid avrebbe perso con sei gol di scarto. Giustamente”.
Ruiz firma un altro attacco veemente: “Non so cosa diranno i tifosi di Ancelotti nei giornali, i veri paladini del vecchio allenatore italiano. La verità è che si sono sgonfiati come le bollicine di champagne del successo. Da quanto tempo Ancelotti è il nemico numero uno del Real Madrid? Come previsto, nel giro di pochi giorni ha perso sia il campionato sia la Champions League senza una goccia di sudore. La sua unica difesa è che la presidenza che lo sostiene. È insopportabile che la Casa Blanca continui a tenere questo allenatore obsoleto, pur sapendo che è un peso. È noto che il presidente voleva cacciarlo dopo Manchester. Perché l’ha tenuto? Per me è è un mistero pari al sesso degli angeli. Né si capisce perché dopo gli infortuni di Carvajal e Militao non sia stato comprato nessuno. La squadra non ha un terzino sinistro e il suo miglior centrocampista sta per compiere 40 anni. Le domande sono troppe: perché Ancelotti ha tenuto in campo due come Rodrigo e Vini per quasi tutta la partita? Non si è reso conto che stava giocando con due giocatori in meno. Il Real Madrid ha trasformato Arteta in un allenatore prodigio, ha fatto apparire Rice come la stella più luminosa nei cieli europei. Se gli ultrà del Madrid sognano ancora la rimonta al ritorno è perché credono nei miracoli. Non accadrà perché il Madrid di Ancelotti è lo specchio del diavolo punito dall’inferno. Chiunque può vergognarsi di questa squadra”.