DI ROBERTO LIBERALE
«We have Max», usava ripetere Chris Horner nella quarta stagione della serie Netflix Drive to Survive, per spiegare quanto il suo pilota fosse in grado di superare il limite rispetto a tutti gli altri. Dietro le imprese di Verstappen, tra cui questa incredibile pole position a Suzuka, non c’è solo il suo grande talento nella guida, ma anche il continuo feedback tra lui e i tecnici Red Bull, che ha spinto la progettazione verso una macchina che sarebbe inguidabile per tutti, ma che si adatta perfettamente al suo stile. Con il risultato che, anche quando la sua Red Bull è tecnicamente inferiore ad altre monoposto, lui fa cose che ad altri non riescono. Ha fatto spostare il limite più avanti, ma serve chi quel limite riesce a raggiungerlo. Chiunque con quella macchina, se provasse a guidare come Max, finirebbe fuori pista. Lui no. Lui è Max.
LA CRESCITA DEI GIOVANOTTINI
Nessun rookie qualificato in Q3 nel primo GP, due nel secondo e tre nel terzo. I ragazzi crescono velocemente, come sempre. Prima di tutto la conferma di Antonelli, già quinto in classifica mondiale ed ora sesto in griglia, e di Hadjar, alla sua seconda Q3 consecutiva, ancora con il settimo tempo. Ma soprattutto l’exploit di Bearman, già autore di una splendida rimonta nel GP di Cina, che nelle qualifiche a Suzuka ha staccato il suo compagno di scuderia Ocon, eliminato in Q1, di ben 8 posizioni. Tutto a bordo di una Haas, non una monoposto di prima fascia.
GLI IMBUCATI
Le qualifiche del GP del Giappone consolidano le gerarchie già viste nei primi tre appuntamenti di F1. Terza Q3 consecutiva con due McLaren, due Ferrari, due Mercedes, e poi ancora una volta almeno una Racing Bulls, almeno una Williams e sempre una sola Red Bull, un team che sarebbe meglio ribattezzare Max Bull. L’intrusa della Q3 stavolta è la Haas, come in Australia lo fu l’Alpine.