L’Europa si è presa la NBA, la NBA viene a prendersi l’Europa

 prima di tutto

   

L’Europa si è presa la NBA, la NBA viene a prendersi l’Europa

Nel momento peggiore di sempre per i rapporti politici, diplomatici e commerciali fra Europa e USA, la NBA si è fatta venire l’idea di aprire una succursale qui da noi. Dal piano segreto, segretissimo, stanno cadendo i primi veli. Sarà presentato oggi da Adam Silver a New York ai trenta proprietari delle franchigie, prima che nei prossimi giorni sia prevista una votazione. Dopo aver sondato il mercato europeo in numerose occasioni negli ultimi anni, la NBA sembra pronta a passare all’azione. È un torneo in collaborazione con la FIBA, immaginate come sono felici in Eurolega. Alla riunione parteciperà anche il segretario generale Andreas Zagklis e seguirà una conferenza stampa di Adam Silver.

Il sito americano Sportico ha svelato per primo qualcosa. Le decisioni più strategiche, come l’ampliamento del campionato o l’aggiunta di nuove squadre, richiedono un voto con maggioranza qualificata: 23 su 30. Secondo L’Équipe l’annuncio di un incontro e i primi frammenti di informazione usciti in anticipo possono anche essere considerati un modo di esercitare pressione sull’Eurolega dopo il rifiuto iniziale di una partnership nel marzo 2024. La lega americana è andata avanti per conto proprio, proponendo a diverse società di calcio europee di farsi una squadra di basket sotto l’ombrello della NBA. Se l’Europa si è presa la NBA con Doncic, Antetokounmpo e Jokic, in attesa di mettere dei dazi pure sui centri e sulle ali grandi, la NBA viene a prendersi l’Europa. 

Sette giorni fa, nella sua veste di presidente dell’ASVEL, Tony Parker si è fatto promotore sulle colonne di L’Équipe di un appello per una fusione o una collaborazione tra Eurolega e NBA Europe. “Con o senza la partecipazione dell’Eurolega – dice il giornale francese – la NBA sembra determinata a piantare la sua bandiera nel Vecchio Continente”. 

Sì, ma chi gioca

▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔

Secondo The Athletic le squadre interessate sono sedici, gli investitori sono facoltosi e il gettone di ingresso è di 500 milioni di dollari. Un dirigente di alto rango della NBA ha definito pure speculazioni l’indiscrezione sulla cifra. Il nuovo campionato europeo includerebbe un mix di franchising NBA in trasferta e slot titolari di diritti. Le fonti di The Athletic a conoscenza dei colloqui dei mesi scorsi incidano in quattro franchigie di Eurolega già esistenti delle potenziali diserzioni dalla Eurolega: Real Madrid, Barcelona, ​​ASVEL e Fenerbahçe. Né Adam Silver né l’Eurolega hanno voluto commentare le notizie in possesso di The Athletic. 

A Parigi potrebbe nascere una squadra nuova di proprietà della Qatar Sports Investments. Un portavoce del fondo che spende e spande nel calcio per il PSG ha confermato i contatti. Altre città interessate cono Manchester, Berlino e Monaco. Ovviamente a Manchester c’è di mezzo Mansour bin Zayed Al Nahyan, tramite l’Abu Dhabi United Group degli Emirati Arabi Uniti: i proprietari del Manchester City. La famiglia Al Mubarak ha espresso grosso interesse per la partecipazione alla NBA, sebbene i fondi sovrani non possano possedere più del 20 percento di qualsiasi franchigia NBA.

«Riconosco che c’è un’enorme storia e tradizione nel basket europeo – ha detto Adam Silver, sempre più somigliante al senatore Bailey di C’era una volta in America – e vogliamo rispettarle. Ma gli Stati Uniti sono abituati a campionati chiusi, l’Europa è abituata a campionati aperti con promozioni e retrocessioni. Quindi stiamo esaminando questi aspetti. Capiremo quali sono le pratiche più efficaci per creare una lega commercialmente valida». Ma Nicolas Batum, francese che gioca con i LA Clippers, dice a L’Équipe che bah, secondo lui i migliori resteranno a giocare in America. 

Batu’, ma certo che è così. Mica Silver vuole svuotare la NBA e portare i migliori giocatori in Europa. Silver vuole dragare qualche milioncino agli investitori della Eurolega con la silhouette di Jerry West, montare canestri e distribuire brioche al popolo che chiede il pane. In Italia sarebbe perfetta Roma, che una squadra in Serie A non ce l’ha e che può offrire in cambio il bonus del Colosseo ai turisti della pallacanestro, così come in fondo lo offre ai turisti del rugby venuti dal Regno Unito. 

C’è un altro aspetto. [Forse]. Solo un anno fa NBA Europe poteva essere presentato come un progetto di pallacanestro che al massimo avrebbe aperto un braccio di ferro turbo-capitalistico per il controllo del mercato. Dentro il perimetro dell’attuale contesto internazionale, a qualcuno potrebbe venire perfino la tentazione di leggere quest’episodio come un’eco ulteriore della politica e come una OPA ostile. 

Per restare nel nostro orticello è una nuova iniziativa che si presenta nel nome del libero mercato, come la Superlega con la Champions League, come la LIV del golf con il PGA Tour, come sta per fare il circuito di Michael Johnson nell’atletica con la Diamond League. Ma il basket in Europa ha già un trauma, ha già conosciuto una scissione, una stagione di confusione nella Coppa dei Campioni, una stagione in cui non s’è ancora capito chi sia stato davvero campione – perché alla fine noi Alici questo vogliamo dal paese delle meraviglie: non si sa se fu il Maccabi primo nella FIBA SuproLeague o la Virtus Bologna che vinse la ULEB Euroleague. Fu come avere un campione dei pesi massimi della WBC e uno della WBA, tutto bello, tutto bellissimo, salvo scoprire che le serate più attese erano quelle per la riunificazione del titolo, mentre la moltiplicazione delle corone e dei match è stato esattamente il motivo che ha fatto morire l’epica della boxe. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.