Ping pong, scacchi, e adesso tocca alla diplomazia dell’hockey
Ma non è affatto la stessa cosa
In un dispaccio del Cremlino di qualche giorno fa, dopo la telefonata intercontinentale con la Casa Bianca senza scatto alla risposta, si faceva cenno all’ipotesi di organizzare una bella patita di hockey su ghiaccio – quello sport dove a un certo punto i giocatori iniziano a picchiarsi e gli arbitri lasciano fare perché mo’ s’hannâ sfuga’.
Mosca ha fatto sapere che Trump sostiene l’idea di Putin di organizzare partite negli Stati Uniti e in Russia coinvolgendo giocatori della NHL e della KHL, e che poi certo c’è stato un momento in cui hanno pure dovuto parlare della guerra in Ucraina. La NHL ha fatto sapere di essere venuta a conoscenza dell’idea solo dopo, e in una dichiarazione alla Associated Press dice che sarebbe inappropriato commentare.
Ne parla invece lo scrittore Gabriele Romagnoli nella sua rubrica domenicale su Repubblica scrivendo che “questa idea di sancire la ricostituzione dei rapporti tra Russia e Stati Uniti giocando a hockey è uno specchietto così luccicante che la presidenza americana e quella del Cio debbono essere delle volonterose allodole per andarci a sbattere contro. Già non si capisce quale distensione vada promossa: con Trump alla Casa Bianca c’è sempre stata una cordiale intesa”.
Ma insomma tira aria da anni Ottanta, sottolinea Romagnoli ricordando il Miracle on Ice, la vittoria dei dilettanti americani sui fuoriclasse russi ai Giochi di Lake Placid. Erano più o meno gli stessi giorni in cui Ivan Drago diceva a Rocky che lo avrebbe spiezzato in due.
Romagnoli dice che semmai questa partita ci sarà, allora andrà letta coma “un timbro sul passaporto russo, scaduto nel 2019 per il doping e stracciato nel 2022 per l’invasione ucraina. Significherà poterlo ripresentare, senza neppure aver cambiato la foto segnaletica, proprio al confine italiano, per partecipare a Milano-Cortina 2026. Se gli americani giocano con i russi perché gli altri non dovrebbero farlo? La Federazione hockey ha prorogato la squalifica fino al maggio successivo, ma tira una diversa aria, anche al Cio, dopo l’elezione di Kirsty Coventry. E in Italia ci sono forze di governo che sarebbero ben felici di portare la bandiera rossa a Cortina e far abbeverare i cavalli dei cosacchi a Milano (e non sono discendenti di quelle sospettate decenni fa). Via il bando, tutti in campo e poi a cena all’Hotel Posta, brindando al ritrovato ordine mondiale”.