Il protocollo ormai lo conosciamo. Test medici per chi frequenterà i circuiti del Mondiale non più di 4 giorni prima, test sierologici ogni 5 giorni, due metri di distanza al paddock, obbligo di mascherina, 80 persone ammesse per ogni scuderia. In caso di positività, il contagiato viene isolato e si va avanti. I team hanno infatti dei piloti di riserva. Niente premiazione sul podio, e se un giorno dovesse vincere Ricciardo la sua scarpa resterà asciutta perché non ci sarà lo champagne da bere.
Quello che non conosciamo è lo spirito con cui il primo grande carrozzone internazionale si proporrà al suo pubblico. Arianna Ravelli e Daniele Sparisci su Corriere della sera hanno immaginato uno scenario in linea con le proteste americane.
“Gp d’Austria, tra una settimana. La foto simbolo la immaginiamo già: la pole (o la vittoria) appena conquistata, Lewis Hamilton in tuta e casco che si inginocchia di fianco alla sua Mercedes, con il pugno alzato. E la Politica avrà fatto per la prima volta irruzione in un circuito di F1. Dove, però, – ed è questa la novità in un mondo che fino a ieri faticava a sbilanciarsi anche sul meteo – è tutto pronto per accoglierla”.
Jean Todt, presidente della Fia, twitta con l’hashtag blacklivesmatter. La Fia ha lanciato una campagna per l’inclusione, il gruppo Liberty immagina di aggiungere il simbolo dell’arcobaleno sulle livree delle macchine e in Austria tutti i piloti inginocchiati, ma le scuderie non sono d’accordo all’unanimità. Hamilton potrebbe farlo, come aveva già progettato nel 2017 al gp degli USA prima che la macchina mediatica e industriale della moral suasion si mettesse in moto. Lo Zeitgeist evidentemente era diverso.
“L’uomo che abbatterà anche questo confine – scrive il Corriere della sera – non può che essere chi ne ha buttati giù in serie: l’unico pilota nero della F1, colui che è sceso in strada a manifestare (altra foto già simbolo), testimonial potentissimo come e più dei calciatori (17 milioni di follower su Instagram, ospitate nei salotti tv più importanti d’America), l’ex studente bullizzato, il ragazzo diventato uomo attraverso la trasformazione più radicale vista nello sport: arrivò enfant prodige senza alcuna «coscienza» nera, poi i soggiorni negli Usa, la frequentazione del mondo hip hop, la lettura della poetessa Maya Angelou e il cambiamento che gli ha fatto scrivere sul Times: «La cultura nera americana ha avuto una grande influenza su di me. Mi sono preso del tempo per studiare la storia della Gran Bretagna dove esiste un razzismo silenzioso»”.
Hamilton era isolato e abbattuto dopo l’omicidio di George Floyd, quando si rammaricò che il suo mondo – francamente – se ne infischiava. Quando aggiunse: io vi vedo, so chi siete, ricorderò le vostre facce e i vostri nomi. Ha spinto la F1 a seguirlo, l’ha spinta fin qui.
Eppure.
Eppure, qualche giorno dopo aver detto che spesso i neri sono più razzisti dei bianchi, stamattina Bernie Ecclestone ha provato a spiegare meglio il senso del suo pensiero al Daily Mail.
Oddio, ecco, ha solo provato. Una difesa bizzarra, l’ha chiamata lo stesso giornale inglese.
L’ex boss ha definito gli attivisti di Black Lives Matter come dei quasi marxisti e ha scolpito nella pietra la frase: «Non è colpa mia se sono bianco», candidandosi a epigono di Francesco Paolantoni, che nella sua parodia anni 80-90 di un deputato della Liga veneta diceva nel suo sketch: «Non siamo noi razzisti, sono loro che sono napoletani».
Ecclestone per carità ha argomentato. «Nel corso degli anni ho incontrato molti bianchi che non mi piacevano, mai una persona di colore che non mi piaceva. Sono stato rapinato un paio di volte, una volta da tre neri. Sono finito in ospedale, ma anche dopo non sono mai stato ostile a qualcuno che fosse nero. Non penso a Lewis come a un nero o altro. È solo Lewis per me. Se a una persona di colore viene negato un lavoro, devi chiederti perché. Era a causa del colore della pelle, o perché non erano all’altezza del lavoro? Quando mi hanno tolto la patente, avevo un autista nero non perché fosse nero ma perché non me ne fregava niente del fatto che fosse bianco o nero».
black lives matter | John Carlos, uno dei due olimpionici americani che salutarono col pugno chiuso dal podio di Città del Messico nel 1968, si sta spendendo affinché il CIO modifichi la Regola 50 che vieta proteste degli atleti alle Olimpiadi. L’ex velocista ha 75 anni e ha scritto una lettera al governo dello sport mondiale.
Nella notte italiana, i giocatori dei Portland Thorns e dei North Carolina Courage si sono messi in ginocchio durante l’inno nazionale prima della Challenge Cup, un torneo che ha segnato il ritorno del calcio negli USA mentre il campionato è ancora sospeso. I giocatori portavano una maglia con la scritta “Black Lives Matter”. Si sono inginocchiati anche Dan Evans, Andy Murray e il giudice arbitro James Keothavong prima della partita di tennis al Battle of the Brits.
La Mercedes spaziale | Sempre al Daily Mail, in una intervista con Christian Sylt e Caroline Reid, Toto Wolff ha detto che la Mercedes è pronta a cooperare a programmi per missioni nello spazio. «Non costruiremo un razzo ma potremmo fornire servizi a qualcuno che voglia farlo». Un operatore di viaggi nello spazio ha espresso interesse a collaborare con il team per utilizzare il suo know-how sviluppato in F1 e metterlo al servizio di un progetto missilistico. La Mercedes – ricorda il Daily Mail – coopera in modo analogo con Ineos, la squadra ciclistica vincitrice del Tour de France e team dell’America’s Cup, la squadra cioè del miliardario Jim Ratcliffe, la cui azienda chimica a sua volta è sponsor della Mercedes.
«Ci consideriamo una boutique di ingegneria per alte prestazioni», spiega Wolff. «Ciò che facciamo è migliorare le prestazioni su terra, mare, aria – e possibilmente nello spazio». Una parte del personale del team Mercedes di F1 potrebbe essere trasferito a questi progetti. Il Daily Mail scrive che la prospettiva si fa strada dopo il lancio del primo razzo spaziale con equipaggio SpaceX di Elon Musk alla Stazione Spaziale Internazionale del mese scorso – la prima volta in cui astronauti della Nasa sono entrati in orbita usando un veicolo spaziale commerciale.
“Altre compagnie concorrono per mandare persone nello spazio, inclusi potenziali clienti paganti: come Blue Origin, una società creata dal fondatore di Amazon Jeff Bezos, e Virgin Galactic di Sir Richard Branson. Il tycoon della Virgin la scorsa settimana ha firmato un accordo con la Nasa per poter portare privati cittadini alla Stazione Spaziale Internazionale”.
Più terra terra | Il calendario ufficiale della F1 al momento prevede: Austria (5 e 12 luglio), Budapest il 19, doppio Silverstone il 2 e 9 agosto, Spagna il 16, Belgio il 30, Monza il 6 settembre.
Liberty Media sta per annunciare le prossime gare. Il 13 settembre dovrebbe toccare al Mugello, come anticipato diversi giorni fa da Fulvio Solms su Corriere dello sport-Stadio.
Sarà il 1000° GP della storia della Ferrari – ricordano Andrea Cremonesi e Giusto Ferronato su la Gazzetta dello sport – per il Cavallino sarà una festa doppia, visto che si correrà sulla pista di sua proprietà. Elementi sicuramente non secondari nella scelta del tracciato tra le colline della Toscana, regione che ha stanziato il denaro per ospitare la gara e battuto la concorrenza di Imola“.
Alessandra Retico su la Repubblica scrive che “1000 è appunto il numero chiave che ha sconfitto la concorrenza di Imola e soprattutto di Sochi, oltre che la rinuncia di Baku”. Il presidente dell’Aci, Angelo Sticchi Damiani, le ha detto che la seconda gara di fila a Monza – sul modello austriaco e di Silverstone – è stata scartata «perché al secondo Gp sulla stessa pista, per quanto possa essere spettacolare, la gente si annoia, sarebbe stato un accanimento terapeutico e com’è noto gli sponsor pagano in base al numero di telespettatori».
Gli altri due GP europei dopo il Mugello dovrebbero essere in Russia e in Portogallo. “Se per la prova in Algarve non ci sono dubbi, quella sul Mar Nero non è affatto certa. Benché gli organizzatori locali insistano dire che la sicurezza sarà garantita, al momento la situazione sanitaria in Russia non è delle migliori, con i contagi che non sono sotto controllo. E dunque è pronta a subentrare Hockenheim, in Germania”, scrive la Gazzetta.
Rosso antico | Leo Turrini su Resto del Carlino ha intervistato Stefano Domenicali, presidente e amministratore delegato della Lamborghini, convinto sostenitore del principio secondo cui «la Ferrari ha il dovere di provarci sempre». Con malcelato perfido orgoglio ricorda che l’ultimo mondiale costruttori di Maranello risale agli anni in cui era il capo del reparto corse. «Con una battuta potrei rispondere che c’era già di mezzo Hamilton, visto che proprio quel giorno Lewis vinse il titolo piloti, beffando Felipe dopo il traguardo. Ho fiducia in Binotto. Conosco Mattia da quando eravamo ragazzi. Bisogna lasciarlo lavorare, un team vincente si costruisce nel tempo». E il dualismo tra i piloti che Jacques Villeneuve ieri sulla Gazzetta giudicava un problema? Domenicali ritiene che «qualunque sia il suo avvenire, Vettel si comporterà correttamente» e che sia stato giusto puntare su Leclerc, «perché ha un talento enorme. Inoltre la sua crescita premia una idea, quella della Accademia per i giovani piloti, che lanciammo a Maranello in tempi non sospetti».