Arrendetevi, il terzino dominerà il calcio
Sempre sul Guardian, l’amico Jonathan Liew prende per la gola parlando di terzini, una delle ossessioni di Slalom. Se n’è convinto pure lui. È il ruolo dell’età contemporanea. Il ruolo dentro il quale il calcio ci fa stare più corse. Due stagioni fa, sottolinea l’editorialista del Guardian, la lista dei difensori con più tiri in area di rigore era dominata dai centrali, in virtù soprattutto del colpo più classico: scendo in attacco e la vado a colpire di testa su calcio d’angolo. Così spiccavano i vari Fabian Schär, James Tarkowski, Virgil van Dijk, Ben Mee, Sven Botman, Gabriel Magalhães.
Nel giro di due anni la lista è stravolta, dominata da terzini. Non solo Daniel Muñoz, che in gioventù faceva l’ala, ma anche Rayan Aït-Nouri dei Wolves e Josko Gvardiol del Manchester City, il difensore esterno che Guardiola “scatena come bracconiere in area di rigore”. Un terzino come Antonee Robinson del Fulham è secondo solo a Mohamed Salah nella statistica dei giocatori con più assist. Leif Davis ha creato un terzo di tutte le occasioni da gol dell’Ipswich. Aït-Nouri ancora ha il terzo parametro di xG più alto [tirare dalla posizione più vantaggiosa] nei Wolves. Quattordici squadre su 20 in Premier League hanno sperimentato una qualche forma di difesa a tre durante la stagione per liberare di più i terzini in attacco.
Liew si domanda però un’altra cosa. Se un terzino totale possa funzionare a lungo termine a un livello più sofisticato, in quei club che aspirano a dominare il possesso palla anziché gettarsi nello spazio. È il puzzle a cui si sta dedicando Ruben Amorim al Manchester United, in qualche misura anche Graham Potter al West Ham, dove i rapidi progressi di Aaron Wan-Bissaka e Ollie Scarles hanno trasformato il gioco offensivo del club. Secondo Neville, il terzino deve restare un ruolo per specialisti. Eppure, fa notare Liew, Jeremie Frimpong al Bayer Leverkusen e Denzel Dumfries all’Inter sono la prova che è del tutto possibile convertire un terzino convenzionale in un terzino offensivo, “se ci sono la volontà e l’intelligenza tattica”. Per giunta si tratta di squadre d’élite.
“Ma se la parabola del terzino risorto ci insegna qualcosa – dice – è si tratta di una tattica che non richiede specialisti di posizione, ma tempo sul campo di allenamento, esercizi e dedizione, un impegno che rasenta l’ideologico. Non è qualcosa che puoi imparare al volo, come hanno scoperto a proprie spese i giocatori di Unai Emery e Ange Postecoglou. Servono difensori centrali che sappiano valutare quando allargarsi per offrire copertura al terzino, quando avanzare e quando pressare. Servono terzini con un motore inesauribile e fiuto per il gol. Servono attaccanti abbastanza versatili da combinarsi con loro in prima linea. Uno degli eroi non celebrati del Palace in questa stagione è Ismaïla Sarr, le cui intelligenti corse dall’esterno all’interno creano gran parte dello spazio in cui Muñoz scatena il caos. Lo United è un club diverso, con esigenze più elevate. Ma quando Amorim parla di nessun altro modo possibile di mettere in campo un terzino, quando dice di volersi attenere ai suoi principi fino alla fine, non si tratta di testardaggine personale. È perché sa per esperienza che questo è l’unico modo in cui le cose oggi possono funzionare”.