ADDII Curzio Maltese
Massimo Gramellini sul Corriere della sera racconta che “cominciò dallo sport, dal suo adorato Milan. Ricordo un suo pezzo su Franco Baresi che andrebbe studiato nelle scuole di giornalismo. Allora lavorava per la redazione milanese del Corriere dello Sport. Ogni tanto il suo capo mi chiamava: «Per caso hai notizie del tuo amico? È sparito». Allora andavamo a cercarlo nei bar dove passava le ore davanti a un flipper. Ogni grande giornalista si sceglie un bersaglio grande.
Il suo fu Silvio Berlusconi. Ne intuì la bravura e la pericolosità. Passarono dallo sport alla politica praticamente insieme. Curzio fu il primo a capire che la tv commerciale era la nuova ideologia dominante e a ipotizzare che il proprietario di quella tv avrebbe fondato un partito. Non gli credette nessuno, e invece mi pare che abbia avuto ragione”.
| Ezio Mauro, che è stato suo direttore, lo ricorda su Repubblica: “Curzio capiva per far capire, rivelava la dimensione riservata dei fenomeni, indicava lo scarto, il salto, il bivio che cambiava la natura di un avvenimento. L’autonomia del giudizio, l’abitudine al distacco dai protagonisti, una sorta di lontananza curiosa sono state la sua natura che sostituiva il metodo, e gli consentiva quello sguardo dall’altrove che era la misura della sua libertà: sia nei confronti dei campioni del calcio e del ciclismo, e dei padroni dello sport — la sua prima esperienza — sia davanti alla seduzione e agli inganni della televisione, decifrata dal suo sguardo critico come il vero specchio del potere, sia infine nella cronaca maiuscola di una politica che creava e lasciava appassire personaggi nati apposta per il suo racconto, invece che leader”.
| Mario Baudino a La Stampa racconta che “«sopportarlo» era davvero facile, anzi era un piacere considerato il suo spirito caustico, la retorica fiammeggiante quando si indignava, e la perenne maschera di imperturbabilità alla Buster Keaton. Amava scherzare sull’assonanza quasi indistinguibile del suo nome con quello del personaggio inventato da Hugo Pratt. Ma un poco o forse molto gli assomigliava, se non fisicamente certo in quella combinazione di idealismo, spirito di avventura, amore per la libertà, anticonformismo e irriverenza che è stata anche la sua indimenticabile cifra umana”.
Augusto Minzolini dal Giornale lo saluta dicendo: “Non eravamo d’accordo su molte cose, magari su niente, ma la sua scrittura è stata tra le migliori della mia generazione”.
I suoi pezzi
Una Bicamerale per il Milan
“Per quanto tempo ancora il governo dell’Ulivo può rimanere insensibile al grido di dolore che si leva da Milanello? Il Milan di Berlusconi versa in una crisi gravissima, escluso dalle coppe e dalla lotta per lo scudetto, con grave danno all’immagine del Cavaliere. Una circostanza che, data l’intima connessione stabilita fra calcio e politica inaugurata da Berlusconi, dai tempi della “discesa in campo” fino al recente “ritiro della squadra” dal Parlamento sull’esempio luminoso di Olympique Marsiglia-Milan di Coppa Campioni, rischia di trasformarsi in un dato eversivo per la stabilità politica italiana. E soprattutto potrebbe pregiudicare il costruttivo clima di dialogo fra Ulivo e Polo che sta in cima alle preoccupazioni di Massimo D’Alema e degli altri leader del centrosinistra. Stavolta non si tratta di sfidare la Consulta, riscrivere la Costituzione o il codice penale. Basterebbero due o tre aggiustatine al regolamento del calcio, a costo quasi zero. Un’amnistia a Tabarez, tanto per cominciare, poi la grazia a Sebastiano Rossi perché pari un tiro che è uno, un decreto di proroga per Baresi e la difesa, un disegno di legge che assicuri al Milan un cospicuo numero di rigori (finora negati dal noto complotto arbitrale delle “giacchette rosse”) e un altro che consenta a Berlusconi di pescare dalla nazionale, oltre a Sacchi, anche cinque o sei giocatori di altri club. Intanto la Farnesina potrebbe esercitare pressioni sui partner europei perché, con una lieve modifica dei parametri Uefa, il Milan venga ammesso alla fase finale di Coppa Campioni. Bazzecole, in confronto al resto. Data l’urgenza, i provvedimenti potrebbero essere inseriti nella Finanziaria, che tanto cambia ogni giorno, nella certezza che stavolta Bertinotti (milanista) non pianterà grane. È vero, si tratta di chiedere un piccolo sacrificio ai tifosi delle altre squadre. Ma, fra questi, gli elettori di destra si renderanno conto che la leadership berlusconiana non può prescindere dall’immagine di un Milan vincente. Gli altri, gli elettori dell’Ulivo, hanno già ingoiato tanta di quella roba che non faranno certo storie per una manciata di rigori. Se poi l’inciucio non si fa, tranquilli, vi rimborsano tutto. [Repubblica, 6 dicembre 1996]
Il Ct della dignità agli Europei del 2000
“Dino Zoff è l’immagine di un anti-italiano a tutto tondo, come soltanto una certa Italia di confine, il Friuli per esempio, sa produrre, per amore del contrasto. È l’opposto dell’italiano da Sorpasso immortalato da Gassman: rubadonne, ciarliero, spaccone, seduttivo, falso vincente, in fondo indifeso. Zoff è un capo taciturno, con nessuno dei tratti esteriori del vincente ma quelli autentici, a cominciare da un carattere di ferro che sa trasmettere senza parole a chi gli è vicino. Dino Zoff è uno dei pochi esemplari pubblici di uomo adulto. Le mamme italiane ne fabbricano pochi. Per questo non è tanto popolare”. [Repubblica, 1 luglio 2000]
Le Olimpiadi del tennis a Wimbledon
“Alle cinque della sera italiane, quando Andy Murray ha infilato l’ultima banderilla di un ace sull’agonizzante controfigura di Roger Federer, la nobile Wimbledon è saltata per aria come una qualsiasi curva di ultras. Un attimo sospeso d’incredulità e poi l’apoteosi di urla e abbracci, mentre il nuovo re scozzese di Wimbledon correva ad abbracciare la mamma, fra cori da stadio. Se le medaglie si pesano e non si contano, questa è di gran lunga la più pesante per il Paese organizzatore dei Giochi. L’ultima volta in cui un britannico, Fred Perry, aveva trionfato sulla sacra erba era 76 anni fa, la regina Elisabetta era una bimba di dieci anni, l’Impero era ancora tale e Giorgio VI, quello de Il discorso del re, ancora non immaginava di dover succedere al fratello Edoardo e se ne fregava serenamente della balbuzie. È vero che “sono solo le Olimpiadi”, ma si capisce che per la Gran Bretagna comunque sia stata una giornata di festa nazionale. “Il nostro King Andy!” si sgolano i commentatori della Bbc, tralasciando per una volta di precisare che si tratta di un re di Scozia, come avrebbero fatto per un calciatore o un velocista” [Repubblica, 6 agosto 2012]
“C’era una volta un gruppetto di cronisti sportivi che alle 2 di notte in pizzeria vagheggiava un futuro da grandi notisti politici. Il più bravo si chiamava Curzio Maltese, e oggi che dobbiamo salutarlo è un giorno ben triste” | Paolo Condò
“Classe, talento, anni di impegno civile, di passione politica, di amicizia vera. Senza di te il nostro giornalismo è più povero. Ciao, Curzio” | Massimo Giannini