I privilegi concessi dall’Italia ai calciatori inglesi

Nessuno vuole le loro partite. Le prendiamo noi

 

  Riassunto delle puntate precedenti.

Il governo della Germania fa rispettare al baraccone del calcio europeo le regole che valgono per tutti i cittadini: divieto di ingresso dalla Gran Bretagna (e da Brasile, e dal Sudafrica) per chi non è tedesco di nascita o di residenza. Così Lipsia-Liverpool e Borussia Mönchengladbach-Manchester City si giocheranno a Budapest, sul campo neutro messo cordialmente  a disposizione dell’amico Ceferin e dell’UEFA dall’Ungheria di Orbán. 

Sempre per i rischi legati alla cosiddetta variante britannica del coronavirus, anche il governo di Spagna ha limitato i collegamenti con il Regno Unito: l’ingresso nel paese è autorizzato solo ai cittadini e ai residenti spagnoli o andorrani. Nessuna deroga per il calcio, nessuna deroga per Real Sociedad-Manchester United. Stessa decisione presa pure dal governo del Portogallo per Benfica-Arsenal. Governi che sostengono come le regole siano uguali per tutti. Noi siamo impegnati a contenere una pandemia – dicono. Voi se volete giocare, giocare altrove. 

Altrove dove? Eccoci, pronti, ci siamo noi. L’Italia. Che nei confronti dell’UEFA di Ceferin si comporta e viene considerata alla stregua dell’Ungheria di Orbán. 

Anche in Italia sono in vigore le stesse restrizioni previste in Germania e in Spagna. L’articolo 1 dell’ordinanza prorogata fino al 5 marzo 2021 ha per titolo: “Misure urgenti di contenimento e gestione dell’emergenza sanitaria”: sono cioè vietati l’ingresso e il transito nel territorio  nazionale alle persone che nei quattordici giorni antecedenti hanno soggiornato o transitato nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord. Chi avesse un motivo di comprovata necessità – facciamo pure che possa esserlo una partita di calcio – ha comunque l’obbligo di presentare l’esito di un tampone, di sottoporsi a test molecolare, e a prescindere dall’esito del test ha l’obbligo ulteriore all’arrivo in Italia di una sorveglianza sanitaria e di un isolamento fiduciario per 14 giorni.

Se la situazione è questa: com’è possibile che il Manchester United venga il 18 febbraio a giocare la sua partita di calcio allo Juventus Stadium? Perché l’Arsenal contro il Benfica potrà giocare a Roma? C’è qualcuno che ha una risposta convincente? C’è qualcuno che vuole darla alle decine di migliaia di ragazzi italiani con percorsi di studio e stage all’estero interrotti, menomati o compromessi?

C’è anche l’ipotesi di Genova per Atlético Madrid-Chelsea. Il governo austriaco ha bloccato Wolfsberger-Tottenham perché consente l’ingresso solo a chi ha un permesso di lavoro. Anversa-Rangers è una partita alla quale né Belgio né Scozia danno il via libera. Potremmo farci carico anche di queste due. 

 

  C’è molto di non detto in questa storia. L’Italia apre le porte dei suoi stadi e offre il proprio territorio a partite che la Spagna e il Portogallo non vogliono – eppure sono più loro che nostre – e che nemmeno in Germania si giocherebbero. Un passaggio che viene raccontato come se negli altri Paesi fossero in vigore restrizioni che da noi non ci sono. Ci sono. Uguali. Anche da noi. 

La Federcalcio può fare un favore a chi crede, se pensa che giovi ai suoi rapporti. Così come la Juventus può mettere il suo stadio privato a disposizione di qualunque amico. Ma l’Italia, il Paese, lo Stato, in buona sostanza noi tutti, possiamo rinunciare a misure dichiarate urgenti per qualcosa di cui proprio non avvertiamo il bisogno? Tra le urgenze del nostro vivere in collettività, a che posto mettiamo le partite delle squadre inglesi? Se pure fossero inconfutabili tutti i discorsi sulle deroghe per il calcio, per la serie A e per gli impegni internazionali dei club italiani, che necessità abbiamo di portare a Torino e a Roma in un momento del genere due partite che non ci riguardano? A chi giova tutto questo? 

Domande che Gabriele Gravina in Federcalcio non si pone, mentre Milena Gabanelli sul Corriere della sera stamattina se ne fa un’altra, una domanda – scrive – che ci facciamo ormai da un anno ed è ancora più importante oggi che l’Italia è in zona gialla per evitare la terza ondata e gli errori dell’estate scorsa: quali sono gli indicatori dai quali non si può prescindere per misurare l’andamento di una pandemia e prevederne l’evoluzione? Sulla base di quali numeri devono nascere i decreti che allentano o stringono le misure di contenimento del Covid?.

Non c’è bisogno di ricordare che in un Paese quasi covid free come l’Australia, il governo è stato rigoroso a protezione di misure drastiche prese durante l’inverno, negando qualsiasi deroga ai tennisti, messi in quarantena per 14 giorni all’ingresso nel paese, con la sola concessione di cinque ore d’allenamento quotidiane sotto sorveglianza sanitaria, e neanche quelle per chi aveva volato su un aereo che aveva a bordo un positivo. 

In tutto ciò Ceferin vuole fare ancora l’Europeo itinerante.

 

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