| L’essenza dello snobismo è che vuoi far colpo sugli altri
Virginia Woolf
NEVI
L’uomo che ha posato la prima pietra di questi Mondiali a Saalbach si chiamava Johann Beckenschlager e veniva dalla famiglia patrizia Beckenloer di Breslavia. Suo padre Marcus si era arricchito come mercante di tessuti, era stato elevato alla nobiltà boema nel 1430. La data esatta della nascita di Johann non è nota. Qualcuno si sbilancia e dice: 1428. Altri stanno sul vago e aggiungono: prima del 1435. Comunque. A metà degli anni ’40 del Quattrocento Johann bambino o pre-adolescente va in Ungheria e probabilmente entra in contatto con la corte reale e con l’umanista Johann Vitez, vescovo. Il passaggio successivo di cui si ha documentazione è quello del 1459 presso l’Università di Ferrara.
Johann dunque si fa umanista e prete – a quel tempo doveva essere un po’ come Wembanyama ai San Antonio Spurs, tipo che sei alto 2 metri e 20 ma sai pure palleggiare e tirare da tre. Diventa vescovo, arcivescovo, primate d’Ungheria, ma quando s’accorge che sta perdendo il favore del re, il 13 febbraio del 1476 se ne va e si lega all’imperatore Federico III, di cui diventa consigliere e finanziatore. Dall’anno successivo lo troviamo a Vienna: coadiutore del vescovo Leo von Spaur gravemente malato, e dal 1480 amministratore della diocesi, carica alla quale rinuncia quando prende il governo di Salisburgo. È la città in cui morirà nel 1489.
Ma prima fa in tempo a lavorare come diplomatico per Federico III e fare il governatore della Stiria, dell’Austria. della Carinzia, della Carniola, dell’Istria e del Carso. Fu anche il responsabile del reclutamento di mercenari imperiali per la guerra contro il re ungherese. È in quella nobile veste che un giorno Johann Beckenschlager autorizza e dispone che il villaggio di Saalbach possa tenere un mercato. È uno dei suoi ultimi atti prima di morire, varrà l’ingresso nel mondo del commercio, quello che più in là diremo il mondo della borghesia. Il turismo di massa è arrivato dopo la prima guerra mondiale, senza però che l’aristocrazia napoletana e gli editorialisti milanesi ne fossero turbati come per Roccaraso [satira politica].
[Una riflessione sulle reazioni a Roccaraso di Paolo Manfredi su Gli stati Generali]
Saalbach ebbe i primi Mondiali di sci nel 1991, fu la volta in cui i norvegesi se la videro brutta perché per un disguido all’aeroporto non arrivarono i loro sci. L’Italia era nel pieno dell’infessimento per Alberto Tomba – che però fece quarto nello slalom. Runggaldier prese l’argento in discesa, Ghedina in combinata, nessuna delle donne si piazzò fra le prime-10 in qualche gara.
C’era la guerra poco più in là, nei Balcani. Lo sci era sotto shock per la morte del giovane Reinstadler a Wengen. Carlo Grandini sul Corriere della sera parlava di “traffico modesto, rare e seminascoste le pubblicità della manifestazione, se si eccettua la pioggia di dépliant che offrono gli alberghi. In un fondovalle dove di notte si è arrivati ai 18 sotto zero e dove durante il giorno si era anche a -10, le bandiere austriache esposte nei punti strategici degli itinerari sportivi sono a mezz’asta. Davvero la brava gente della Glemmtal, che per anni ha lavorato l’allestimento del «suo» mondiale. il terzo in terra d’Austria dopo quelli di Bad Gastein e di Schladming 82, non avrebbe mai immaginato che l’avrebbe cominciato così: con le lacrime agli occhi e il cuore in tumulto. E magari con la paura che certi riverberi bellici possano provocare angoscia e guasti anche a casa sua. Come si sa, la cerimonia di apertura prevista per domani, con fanfare, sfilate, inni, discorsi, fiaccolate, balli di bambini e fuochi d’artificio, è stata abolita: un po’ per pudore, un po’ per motivi di sicurezza. E così, pur se alla luce di quanto è accaduto e sta accadendo nel mondo questa è soltanto una amara voce di piccola contabilità, è saltato anche l’incasso di 2 milioni di scellini (circa 215 milioni di lire) che l’afflusso popolare al gala avrebbe procurato. Sarebbe stata la prima occasione di risarcimento per un’opera di organizzazione che è costata 15 miliardi e mezzo di lire”.
La guerra in Europa oggi è un sottofondo abituale. Non turba, non dispone bandiere a mezz’asta, non suggerisce sobrietà. Un’altra differenza è che rispetto al ‘91 l’Italia delle nevi a Saalbach è soprattutto donna. Domani si comincia con il parallelo a squadre e con la prima prova della discesa libera di Sofia Goggia e Federica Brignone. Le aspettiamo giovedì nel Super-G, sabato in discesa, perfino giovedì 13 nel gigante.
VOCI Innerhofer e i Mondiali a quarant’anni come Vonn
«È cambiato il modo di curare il corpo. Pensi, ho la stessa forza e la stessa resistenza di 15 anni fa. Non sento la differenza. Grazie all’esperienza impari a gestirti meglio perché conosci i tuoi punti deboli e intervieni subito. Poi c’è l’alimentazione, la benzina necessaria per tutti noi sportivi. A questo si aggiungono nuovi metodi di allenamento. Ne ho appena scoperto uno, lo stesso che usa Lara Gut (vincitrice della Coppa del mondo 2024). Stimola il muscolo e l’effetto sullo sci è incredibile. Lo spiegherò a fine carriera. Ma non solo. C’è anche il collegamento occhi-corpo-cervello, esercizi interessanti e di grandissimo aiuto. Quando entri in una zona buia in pista non perdi mai il focus. Aiuti che non esistevano cinque anni fa. E anche il recupero fisico ne trae beneficio».
➣ L’alimentazione?
«Un atleta al top deve sapere quanti grammi di proteine mangiare. Dipende da che allenamento fai. Da quanto ti alzi a quando vai a letto la sera devi avere chiara la tua tabella. È importante anche come e cosa bevi. Se sei in ricognizione, al traguardo o nel parterre. Per questo viaggio con una borsa piena di barrette gel e integratori». – intervista di daniela cotto, La Stampa
ARTEFICI Cosa fa Federica Brignone per restare Federica Brignone
➣ Quanto è difficile restare a questo livello a 34 anni?
«È la cosa più difficile: dedizione, continuo miglioramento della tecnica e della persona. Dire: “questo funziona e funzionerà ancora” equivale a dire: “questo non funzionerà mai”. Mai smettere di cercare nuove forme di progresso, il motivo per cui la mia carriera è andata sempre in crescendo. A volte ho fatto un passo indietro per farne due avanti».
➣ Per arrivare dove?
«A vincere anche in altre discipline: mi sento sempre più sicura. È il lavoro di anni, di un’intera carriera».
➣ Vince anche in discesa. Sorpresa o lo aveva previsto?
«Era uno dei miei obiettivi: li avevamo messi a punto con mio fratello Davide (l’allenatore di Federica ndr), prevedendo allenamenti specifici. Da anni ci concentriamo sulla scorrevolezza, sul distribuire i carichi per essere più veloci in discesa, per impostare le curve più lunghe».
➣ Tanti incidenti nello sci, la discesa non le fa paura?
«Ho molta più paura in slalom».
➣ Perché?
«Ho meno spazio d’azione, non mi sento a mio agio e tendo a sbagliare. Ora ho pochissima paura nella velocità, anche in condizioni difficili: mi sento lucida, in controllo, ho affinato la tecnica per avere una sciata sicura e spingo anche in situazioni complicate. Poi tutto può succedere, lo sci è pericoloso, lo sai da sempre. Per questo ho addestrato anche la mente».
➣ In che modo?
«Per riuscire nelle cose difficili, il nostro è uno sport contro-istintivo. Il rischio può essere divertente se tenuto sotto controllo. Cosa ho fatto? Ho alzato l’asticella del controllo. D’estate pratico il downhill con la bici, senza follie cerco di aggiungere ogni volta un tassello in più. Mi aiuta sugli sci». – intervista di daniele sparisci, Corriere della sera
PARERI Che cosa si aspetta Deborah Compagnoni
➣ Fede è una «ragazza di montagna» come lei; Sofi le somiglia, invece, nel superare gravi infortuni. Compagnoni è la sintesi di entrambe?
«Bell’analisi ma sono parole vostre! Io direi un’altra cosa: mi sembrano entrambe più mature, migliori anche come persone. Sofia è stata bravissima a risollevarsi sempre. Ha rivinto subito, ha fatto un balzo a livello tecnico e negli equilibri. Ora mi piace molto anche nelle interviste. Federica ha fatto un ottimo lavoro sulla scorrevolezza: infatti vince anche in discesa. Inoltre gestisce meglio alti e bassi. Quando diceva: “Mollo tutto!”, era il suo modo di ripartire. Secondo me possono vincere tre medaglie. E intendo tre a testa!».
➣ Vonn ed Hirscher: approva questi ritorni?
«Ognuno ha diritto di rincorrere i suoi sogni. Mi spiace per Hirscher: tornare al top nelle discipline tecniche era più arduo. Soprattutto in slalom dove si è, poi, fatto subito male. Forse in gigante avrebbe detto La morte di Matilde è stata terribile: reti e via di fuga non bastano, bisogna ridurre la velocità e dare l’airbag a tutti Il ritorno di Vonn e Hirscher? Se ancora si divertono è giusto che continuino a rincorrere i propri sogni ancora la sua. Vonn ha vinto sul dolore: si vede che sta bene e che resta la più vincente nelle gare veloci. Non rischia: dosa. Se si diverte, perché no?».– intervista di lucia galli, il Giornale
IL PROGRAMMA
Martedì 4 febbraio
11:00 – Primo allenamento discesa libera donne
15:15 – Parallelo a squadre miste
17:50 – Cerimonia di Apertura
Mercoledì 5 febbraio
10:00 – Secondo allenamento discesa libera donne
12:00 – Primo allenamento discesa libera uomini
Giovedì 6 febbraio
9:30 – Secondo allenamento discesa libera uomini
11:30 – Super G donne
Venerdì 7 febbraio
9:30 – Terzo allenamento discesa libera donne
11:30 – Super G uomini
Sabato 8 febbraio
9:30 – Terzo allenamento discesa libera uomini
11:30 – Discesa libera donne
Domenica 9 febbraio
11:30 – Discesa libera uomini
Martedì 11 febbraio
10:00 – Discesa libera donne – Combinata
13:15 – Slalom donne – Combinata
Mercoledì 12 febbraio
10:00/13:00 – Qualificazioni slalom gigante donne
10:00 – Discesa libera uomini – Combinata
13:15 – Slalom uomini – Combinata
Giovedì 13 febbraio
9:45/13:15 – Slalom gigante donne
10:00/13:00 – Qualificazioni slalom gigante uomini
Venerdì 14 febbraio
10:00/13:00 – Qualificazioni slalom donne
9:45/13:15 – Slalom gigante uomini
Sabato 15 febbraio
9:45/13:15 – Slalom donne
10:00/13:00 – Qualificazioni slalom uomini
Domenica 16 febbraio
9:45/13:15 – Slalom uomini
Cerimonia di Chiusura