Lo Slalom del 29 gennaio | Cosa leggere, sapere e vedere

 

mercoledì 29 gennaio 2025

 

   GLI SPIN-OFF
  • La guida ragionata allo sport in tv
  • Le prime pagine di sport da tutta Europa

QUELLO CHE STA SUCCEDENDO

   Salta al LIVE BLOG e guarda le immagini, i tweet, i reel, i post della giornata 

|   La felicità corteggia la luce, dunque noi crediamo che il mondo sia allegro

Ma l’infelicità si nasconde con cura, così noi crediamo che l’infelicità non esista

Hermann Melville, Bartleby lo scrivano

 

  No, il Quirinale non è il festival di Sanremo

Ha proprio ragione il Giornale quando stamattina scrive che “chi conosce in fondo le vicende del tennis, sa quale sia il dispendio di energie fisiche e nervose che si sprecano per conquistare uno Slam”. Ha ragione perché bisogna sempre mettere i piedi nelle scarpe degli altri prima di giudicarne intenzioni e decisioni, in fondo noi cosa ne sappiamo. 

E dunque per capire cosa sia passato per la testa a un ragazzo di 23 anni che risponde come Bartleby lo scrivano all’invito di un uomo che ne ha 83 e fa il presidente della Repubblica – per provare a capirlo – facciamo uno sforzo di immaginazione, pensiamo di avere davanti Fabio Cannavaro, siamo nell’estate del 2006, siamo appena tornati con quella Coppa d’oro da Berlino, e il capitano dice a Giorgio Napolitano, preside’ abbiate pazienza, me sento ‘nu poco stanco, me ne torno ‘a Loggetta addu mammà. 

Ecco, si può serenamente sospettare che gli editoriali e i commenti su Fabio Cannavaro, sugli assi viziati del pallone che vivono nelle loro bolle distanti dalla realtà senza considerare che eccetera eccetera eccetera, sarebbero stati un filo differenti. Angelo Binaghi sempre al Giornale dice che «chi gli vuole bene deve cercare di lasciarlo un po’ in pace, se vogliamo farlo vincere 15 anni di fila. Per fortuna è protetto molto bene da team e famiglia: non può più vivere, è l’italiano più conosciuto al mondo, probabilmente con Meloni e Mattarella. Deve sorridere, rispondere a tutte le stupidate, fare passerelle, interviste, conferenze stampa: ma che vita è? Facciamo un po’ di sacrificio anche noi». 

Un inciso tra parentesi. Ogni volta che l’Italia è andata dietro a un italiano che ha vinto per 15 anni di fila c’è stato qualche problema, ma può darsi che Angelo Binaghi abbia una visione differente, ci sta. Chiuso l’inciso tra parentesi. 

Come ridice il Giornale, Sinner deve anche rispondere a un programma di lavoro preciso al millimetro per dominare le fatiche, anche mentali (leggasi caso Clostebol), se poi vogliamo scendere in piazza per sventolare il bandierone

In effetti non deve essere facile combinare al millimetro le esigenze del campo, gli allenamenti, i viaggi, la tensione, la qualità del lavoro per essere il numero uno nel tennis con gli incastri e l’agenda di chi deve girare uno spot per il caffè di Sinner, i pastelli di Sinner, la borraccia di Sinner, il diario di Sinner, i quaderni di Sinner, l’orologio di Sinner, la macchina di Sinner, il formaggio di Sinner, la banca di Sinner, la rete telefonica di Sinner, per un totale di 30 milioni di euro all’anno [la stima è di Vincenzo Martucci sul Messaggero]. 

Ma è altamente improbabile che Mattarella avrebbe impegnato Jannik tre set su cinque. Tutto si sarebbe risolto in due chiacchiere, un sorriso, una stretta di mano, una notte o due da passare in un comodo albergo romano. Non sembra più faticoso di un tie-break. 

Dire di no al presidente della Repubblica è una circostanza rara. Non è la stessa cosa che sfilarsi dal festival di Sanremo. Sergio Mattarella non è Amadeus. Non può non essere motivo di imbarazzo per la federazione e per il Coni, soprattutto se il no arriva da un ragazzo che mille violini suonati dal vento ci raccontano ogni giorno come gentile, educato, un modello di vita, di misura, di stile. Uno che ti prende per mano, ti tocca la mente, ti apre il cuore [è una citazione reale]. Spalletti vuole il suo Sinner, Petrucci vuole il suo Sinner, la F1 vuole il suo Sinner. Del resto anche il seo vuole che nelle url ci sia sempre Sinner e gli sponsor pagano pagine di pubblicità ai quotidiani se vince Sinner, perché dargli un dispiacere. È il figlio giusto, il vicino di casa giusto, il genero giusto, l’allievo giusto, l’italiano giusto proprio perché è un anti-italiano – anche questo si sente, tante se ne sentono su Sinner.

Ma come ogni italiano esemplare stamattina ha un certificato medico. Ne aveva uno pure per saltare le Olimpiadi, tonsillite ci raccontò, ma tonsillite non era. Un’altra assenza di chiarezza nella sua parabola di artefice magico. 

La Gazzetta spiega con dispendio di spazio perché doveva andare così, perché siamo maliziosi e ingrati noi pochi divergenti, perché “l’anno scorso fu l’anfitrione di tutta la squadra” e noi proprio non lo vediamo, non le consideriamo le grandi cose che fa per noi, lui che è capace di ardimentose imprese e atti audaci, come per esempio recuperare dagli sforzi fisici, riuscendo a dormire anche dieci ore. 

[Una trentina d’anni fa c’era un meraviglioso sketch di Francesco Paolantoni, nel quale si presentava come un ribelle, si diceva un provocatore, uno che fa cose controcorrente, mica come le masse, mica come noi, eh sì, lui se ha fame mangia, se ha sete beve, se ha sonno dorme. Lui]. 

LE OBIEZIONI

Stefano Semeraro su la Stampa ha scritto che forse, per onorare l’invito del suo «fan» presidenziale – Mattarella confessò l’anno scorso di aver seguito con trepidazione i match di Sinner durante la sua prima, trionfale cavalcata australiana -, un piccolo sforzo in più, quello di indossare un vestito da cerimonia, senza neppure scendere in campo, Jannik lo avrebbe potuto affrontare. Roma val bene una vitamina

Sulla prima pagina del Corriere della sera, nella sua rubrica Massimo Gramellini dice che sembra uno sgarbo, anche se non vuol esserlo. Nella sinfonia di Sinner, che un po’ tutti abbiamo contribuito a suonare, appare come una nota stonata.

Se è vero che «dentro di me – dice Sinner – un pochino ho delle difficoltà» [lo sottolinea Martucci sul Messaggero] è un’altra probabilmente la maniera di aiutarlo, consigliarlo, stargli vicino, forse andrebbe accettata l’idea che non abbiamo Sinner tra noi per chiedergli di vincere 15 anni di seguito. Potrebbe finanche bastarci quel che ha fatto finora. Siamo invece dentro la nebbia della ragione: si manifesterà in tutto il suo aggressivo livore se il TAS da Losanna dovesse prendere una decisione contro il sentimento della nazione. 

Se il disagio di Sinner è stato addomesticabile per giocare i quarti, le semifinali, la finale, se il disagio sarà addomesticabile dal 17 febbraio per andare a Doha e giocare contro Alcaraz e Djokovic, tutto questo dolore poteva forse restare umilmente sotto chiave per andare da un presidente della Repubblica che ha trovato spazio per il tennis tra un incontro con il segretario generale della Lega musulmana mondiale, Shaykh Muhammad bin Abdul Karim al-Issa e la cerimonia di inaugurazione dei corsi di formazione della scuola superiore della magistratura, con tutti i chiari di luna che ci sono in Italia e nel mondo. Se tutto questo non è chiaro, se la priorità è il ranking di Sinner, allora abbiamo un problema. 

Oppure Sinner sa di avere una brutta influenza, sa di avere un virus, ecco, può darsi che sia questo, un virus acuto e minaccioso come la sinnerite di cui si è ammalato un intero paese che non chiede, non guarda, non vuol sapere. Sarà così. Lo fa per il presidente. Per tenerlo al riparo dal contagio. Come non averci pensato prima. Bravo Sinner, meraviglioso Sinner, perfetto Sinner.

L’EDICOLA

 Le prime pagine dei giornali

 Che cosa stanno leggendo in Europa

  Guarda tutto

    EUROGOL

Ti piace il presepe? I gironi della nuova Champions all’ultima giornata

[Dai, resistete, poi ci divertiamo con l’eliminazione diretta]

La nuova Coppa dei Campioni era cominciata tra molta diffidenza e qualche pregiudizio di cui ogni innovazione deve farsi carico. Le 126 partite giocate nelle prime 7 giornate della fase a girone hanno prodotto il 25% di partite concluse con più di tre gol di scarto. Come dire che in una su quattro non c’è stata trama, è stata un dominio. Una su quattro sono esattamente le due giornate in più aggiunte alla fase preliminare. Il dettaglio: 11 partite chiuse con tre gol di scarto, tredici con 4 gol, cinque con 5, due con 6, una con 7 [l’improbabile 9-2 del Bayern alla Dinamo Zagabria]. Ma anche nella versione precedente succedeva e la soluzione non può essere l’esclusione delle Dinamo Zagabria e degli Slovan Bratislava. Per il resto la Coppa sta piacendo. A una giornata dalla fine sono solo due le squadre certe di un posto agli ottavi di finale [Liverpool e Barcellona]. Restano sei posti per l’accesso diretto, le piazzate dal 9° al 24esimo posto andranno agli spareggi per le altre otto caselle. La partecipazione almeno ai play-off è già garantita  per Atalanta (oggi settima), Inter (quarta), Juventus (17esima) e Milan (sesto) – oltre che per Arsenal, Aston Villa, Atlético Madrid, Bayern, Brest, Celtic, Dortmund, Feyenoord, Leverkusen, Lille, Monaco, Real Madrid. Il Bologna è eliminato. 

Per la qualificazione diretta, a Inter, Milan e Atalanta basta una vittoria indipendentemente dagli altri risultati contro Monaco, Dinamo Zagabria e Barcellona.​ La Juventus deve battere il Benfica e sperare che almeno dieci delle dodici squadre che le stanno davanti non facciano altrettanto. Difficile. Dovrà probabilmente passare dai play-off. 

Tardelli su Repubblica boccia la formula [Troppi gol e disparità di calendario2 dice nell’intervista], Marca invece ribatte che i cambiamenti soddisfano l’impegno preso per offrire una competizione più dinamica, maggiore equilibrio, imprevedibilità e partite di interesse sportivo. La nuova Coppa sta colpendo nel segno: 27 squadre su 36 hanno ancora qualcosa per cui lottare”. Tre club dei cinque campionati giganti sono stati eliminati: il Bologna per l’Italia, il Lipsia per la Germania, il Girona per la Spagna. Ma ci sono due soli rappresentanti dei Minions fra le prime 18: l’olandese Feyenoord e lo scozzese Celtic. 

L’anomalia del Getafe

Il numero 489 del CIES Football Observatory Weekly Post propone una previsione dei risultati fino alla fine della stagione per le squadre di 42 campionati di tutto il mondo, in base al loro livello di prestazione, nel senso di qualità del gioco misurata sulla base di un modello statistico che include il numero di passaggi, la loro natura, i tiri in porta effettuati e quelli subiti, indipendentemente dai risultati ottenuti. Una di quelle cose che eccita i nerd e fa impazzire i conservatori puristi. Forse è scienza, forse è un giochino: chi siamo noi per negarcelo. E dunque. Nei cinque principali campionati europei, i progressi più interessanti in termini di punti dobbiamo aspettarceli da Tolosa e Monaco in Ligue 1  [con Auxerre e Strasburgo che invece scenderanno], dal Borussia Dortmund in Bundesliga [il Lipsia dala], da Cagliari e Como in serie A [perturbazioni in arrivo sull’Empoli], dal Tottenham e dal Manchester City in Premier League [il Newcastle se la passerà male], da Girona e Getafe nella Liga [Leganés all’estremità opposta]. 

È curioso che il Getafe esca premiato da un algoritmo. È un esito che potrebbe indurre a qualche riflessione. È curioso perché il Getafe è la squadra europea che più si distingue per fare le cose completamente a modo suo. The Athletic le ha dedicato un approfondimento, chiedendosi se per caso non sia la squadra più noiosa del mondo, attribuendo però la noia a qualcosa che sfugge dal canone. 

Gran parte del cammino recente del Getafe si deve a José Bordalas, l’allenatore che lo ha riportato in serie A e poi a tre piazzamenti consecutivi nella prima metà della classifica, fino agli ottavi di finale nell’Europa League 2020. Se n’è andato nel 2021 per allenare il Valencia prima di tornare e salvare il Getafe dalla caduta libera in cui si era infilato senza di lui. Quest’anno la squadra è la solita, l’unica nei cinque grandi campionati europei a non aver ancora raggiunto il totale di 5.000 passaggi.

[Allora. Fermiamoci un attimo. Qui pensiamo che si tratti solo di un parametro che indica uno stile e un atteggiamento di gioco. Non un certificato di qualità o la prova di un disvalore]

Il Getafe è l’unica squadra con una precisione di passaggi inferiore al 70 percento, avendone completati 518 in tutto nel terzo di campo d’attacco. Per contestualizzare, sette squadre della Premier League inglese ne hanno realizzati più di quattro volte quel numero. Il Getafe è pure la squadra che commette il maggior numero di falli in tutta Europa: erano in testa pure un anno fa e pure due anni fa. Magari c’è gente a cui piace, chi lo sa, chi lo può dire. Hanno giocato 889 duelli aerei, 112 in più di qualsiasi altra squadra in Europa. Con loro il pallone sta sempre in cielo. Il loro numero di rimesse laterali gettate con le braccia direttamente in area di rigore [74] è il più alto d’Europa, e di gran lunga.

Lo stile di calcio del Getafe – scrive The Athletic – è diretto, fisico, brutto da guardare, senza mezzi termini. Non è pensato per compiacere, ma per frustrare, sfrutta le debolezze delle squadre più ricche della Liga, quelle che idolatrano il possesso palla e i passaggi. Il tetto salariale del Getafe è il quinto più piccolo tra le 20 squadre della Liga, oscurato dalle spese consentite a Barcellona e Real Madrid

Il Getafe ha il peggior attacco della Liga, ma solo l’Atlético Madrid e la Real Sociedad hanno un record difensivo migliore. Il pareggio per 1-1 con il Barcellona lo rende imbattuto da cinque anni contro i catalani. 

Bordalas è un bel tipo. Divide l’opinione pubblica, si tratta del più ostinato dissidente in un paese che si vanta di giocare un calcio intricato e basato sul possesso palla, ma nessuno ha livellato il campo di gioco come lui. Per questo, forse merita più credito di quanto gliene venga dato.

The Athletic parla di approccio fuori moda del Getafe. Non è una novità ma vecchi dibattiti si sono riaccesi per una partita di Coppa del re giocata tutta in difesa dopo aver segnato il gol del vantaggio al secondo minuto. Si sono rinserrati in area e hanno effettivamente vinto per 1-0. Solo che l’avversario era il Pontevedra, squadra di quarta divisione. Bordalas ha chiuso contro di loro con il 16 percento di possesso palla, commettendo 16 falli e chiudendo la partita in nove uomini.

Ecco, forse è questa la linea del discrimine per un giudizio. Nessuno rimprovera a chi è più debole in campo un atteggiamento – per semplificare – di rimessa. È quando sei più forte che un atteggiamento del genere stride. Se hai tutti insieme Mbappé, Vinicius, Rodrygo e Bellingham, ci piacerebbe vedere qualcosa in più di quel che puoi vedere senza Mbappé, Vinicius, Rodrygo e Bellingham. 

Il piano di Bordalas è chiaro. Restare compatti dietro il 4-4-2, schierare gli esterni in una linea che diventa a sei e aspettare un’occasione. Il pragmatismo difensivo del Getafe lo rende un incubo da affrontare.

Quando pure si riesce a superare il meccanismo, arriva il portiere David Soria. Secondo le statistiche sui gol attesi [qui si apprezzerà lo sforzo di non chiamarli expected goals per non irritare] – secondo le statistiche ha impedito 20 gol in più del previsto. 

In questa stagione, il Getafe ha completato solo sette attacchi in costruzione, cioè con una sequenza ininterrotta di passaggi superiore ai dieci. Il Manchester City è a 170. Il Getafe è una squadra che si allunga e crossa.  The dark side of the Bordalas sono le perdite di tempo e la tensione che esiste sempre in ogni partita del Getafe. Con Quique Setien c’è su questo aspetto una faida decennale. Una volta Quique disse che Getafe fa male al calcio, definì Bordalas vergognoso e descrisse lo stile fisico di gioco delle squadre come qualcosa che gli fa bollire il sangue. 

Bordalas, francamente, se ne infischia. Quando è stato Inaki Williams a lamentarsi, Bordalas ha detto che i suoi giocatori sono soldati che vanno con lui in battaglia  [ehm, sì, certo, è chiaro a chi altro stiamo pensando]. 

Bordalas – dice The Athletic – può essere pungente e beffardo. La sua squadra supera spesso il limite. Ma è un allenatore che ha portato un club dalla seconda divisione all’Europa League in meno di tre stagioni. Gestisce un club con un budget modesto, lo tiene a galla. Si ha la sensazione che gli piaccia molto interpretare il cattivo da pantomima e che non cambierà idea tanto presto.

   SLALOM VINTAGE 

Libero, fuorigioco e costruzione dal basso negli anni ‘70

Le famose innovazioni all’olandese di Vinicio a Napoli

  

Il Napoli più che operare una rivoluzione, adotta un accorgimento tattico che riguarda solo la difesa. Un’utilizzazione del fuorigioco per vanificare gli attacchi avversari. La tattica del fuorigioco, oltre ad essere d’importazione. non è neanche nuova. Dalla Grande Ungheria, al Brasile di oggi le difese disposte in linea (anche perché prive del «libero») si spostano in avanti nel momento in cui un avversario sta per effettuare un passaggio inoltrato alle punte. C’è solo da rilevare che questa tattica del fuorigioco, nelle squadre straniere, discende da altre formulazioni tattiche e da un’altra mentalità nel condurre l’azione.

Nel Brasile (tanto per riferirci a modelli più recenti), i difensori giocano a zona,  a centrocampo si marca a zona, il gioco d’attacco è del tutto diverso da quello all’italiana, basandosi di più sulla triangolazione velocissima e sulle preziosità individuali. Ecco che, in tutto questo contesto, nasce spontaneo adottare la tattica del fuorigioco.

Il Napoli, invece, è squadra italianissima dalla cintola in su ed anche nei singoli componenti la difesa. Solo che questa difesa, quando parte col pallone, si allarga su tutto il fronte del campo grazie allo spostamento di Burgnich sulle fasce laterali: ora a destra e ora a sinistra. Molto spesso i risultati sono questi: in fase d’attacco, i difensori e i centrocampisti schiacciano le punte contro le difese avversarie e Burgnich è il più delle volte inutilizzato preferendo i centrocampisti dialogare tra di loro che passare la palla ad un difensore che è li a due metri. Sul ribaltamento dell’azione, Burgnich è sempre costretto ad avventarsi sull’uomo che gli avversari lanciano lungo le fasce laterali. 

Ora, una cosa è andare incontro ad un uomo sfuggito dalle maglie della marcatura per bloccarlo, come fa il libero tradizionale, ed un’altra è trasferirsi da un fronte all’altro per rincorrere e cercare di raggiungere l’avversario come è imposto a Burgnich da questa tattica. Vedremo a fine campionato quale bilancio il Napoli trarrà da questa innovazione. 

La domanda che ci poniamo adesso è la seguente: perché Vinicio ha scelto proprio Burgnich, il più tradizionale e anziano dei nostri liberi, per un compito così ingrato e dispendioso?

[Lodovico Maradei, la Gazzetta dello sport]

I MONDIALI DI PALLAMANO

………………..

▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔

  I primi due quarti di finale sono finiti con un solo gol di scarto. La Croazia ha battuto l’Ungheria 31-30, tre ore dopo la Francia ha eliminato l’Egitto [34-33] e buttato fuori una delle sole due nazioni extra-europee che avevano passato i gironi. Rimane in corsa il Brasile, oppure sarà di nuovo un festival europeo. 

La Francia ha dovuto aspettare l’ultima azione per essere certa di passare il turno, un tiro di Luka Karabatic a tre secondi dalla fine. Le Monde celebra la partita e il torneo di Aymeric Minne. Suo padre è stato un giocatore di alto livello, sua madre ha insegnato la pallamano nelle scuole, anche suo fratello maggiore gioca. Minne ha 27 anni, non è un nuovo arrivato, ma ha un numero di presenze inferiore [42] rispetto alla maggior parte dei suoi compagni di squadra perché per molto tempo è stato ai margini della squadra titolare. Ha la stessa età di Dika Mem, Melvyn Richardson e Romain Lagarde, con loro è stato a suo tempo campione europeo Under-19. È stato escluso dal gruppo che ha vinto gli Europei un anno fa e poco utilizzato durante le Olimpiadi. Sta vivendo da protagonista questi Mondiali in Croazia.

     IL TELECO-SLALOM

 Guida allo sport in tv di oggi

  Leggi tutto

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.