sabato 18 gennaio 2025
GLI SPIN-OFFQUELLO CHE STA SUCCEDENDO
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| Voi scozzesi siete litigiosi
I Simpson
ADDII
Il filo di Scozia
Per Alex Ferguson è stato il più grande calciatore scozzese di sempre, per tutti è stato certamente l’unico che abbia mai vinto un Pallone d’oro. Anche l’Inghilterra con i suoi giornali rende omaggio a Denis Law. Ha scritto Ewan Murray sul Guardian che il 15 aprile 1967 è una data impressa nella mente di ogni tifoso scozzese che voglia dichiarare la propria squadra campione del mondo non ufficiale. La vittoria per 3-2 contro l’Inghilterra di Alf Ramsey a Wembley è il risultato su cui si poggia l’auto-incoronazione. Denis Law c’era. Segnò. Non era passato neppure un anno dal pomeriggio in cui la regina Elisabetta aveva consegnato la Coppa Rimet tra le mani di Bobby Moore.
“La velocità di pensiero di Law era ciò che lo distingueva. I giornalisti dell’epoca annotavano che raramente si sentiva a suo agio nel parlare di come segnava i propri gol; l’istinto e il talento sublime erano i suoi attributi chiave. I migliori calciatori spesso trovano difficile spiegare come fanno le cose” sottolinea il Guardian. I Mondiali sono il grande rimpianto nella carriera internazionale di Law. Apparve solo una volta, era il 1974, e i suoi giorni migliori erano lontani. Giocò 90 minuti da 34enne nella vittoria per 2-0 sullo Zaire, ma non fu più utilizzato dal cittì Willie Ormond né contro il Brasile né contro la Jugoslavia. “Un rifiuto – scrive oggi il Guardian – incomprensibile anche tenendo conto della sua età avanzata, la Scozia segnò solo una volta nelle altre due partite”. In Nazionale Law ha chiuso con 30 gol in 55 presenze, massimo cannoniere della storia alla pari con Kenny Dalglish – che di presenze però ne ha 102.
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L’EDICOLA
Le prime pagine dei giornali
Che cosa stanno leggendo in Europa
SPAGNA
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L’equilibrio che manca al Real è colpa di Vinicius
Il professor Jorge Valdano dice stamattina che non esiste una squadra che possa tollerare una coppia di giocatori che non si impegnano nel recupero della palla. Neppure il Real Madrid. Se gli attaccanti fanno le superstar, “se ignorano qualsiasi missione sacrificale – dice nella sua rubrica del sabato su El Pais – il gioco collettivo crolla. Il carico di lavoro che gli attaccanti non svolgono è impossibile da compensare per i centrocampisti. Soprattutto se gli avversari sanno muovere bene la palla e ti portano da una parte all’altra del campo”.
Ecco, dice Valdano, ecco spiegati i cinque gol presi dal Barcellona in Supercoppa. Chi sono i due? Uno è Vinicius. Non solo nella finale di Supercoppa. Sempre. Se a Vinicius una sera si aggiunge un altro indolente, Ancelotti raccoglie la frittata.
Valdano elogia lo spirito di sacrificio di Raphinha, ma aggiunge che non è più lo stesso della scorsa stagione, gli pare che sia mutata la mentalità, non la condizione fisica. Vinicius non ha meno qualità muscolari e meno resistenza agli sforzi lunghi rispetto a Raphinha. Ha un maggiore interesse per le azioni offensive. “Nelle belle giornate – dice Valdano – vince la partita solo perché ha tanto talento. Nelle giornate storte ti lascia in dieci e questo, in questo calcio, non te lo puoi permettere più. Non ne parliamo poi se qualcun altro difetta, come è avvenuto. Per essere una squadra affidabile, per evitare gli incendi, non basta premere ripetutamente il pulsante di emergenza quando scatta l’allarme. A volte il pulsante antipanico non funziona”.
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FRANCIA
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Al PSG hanno scordato la regola sui prestiti
Una boulette la stanno chiamando in Francia. Una polpetta. Non è chiaro se alla fine sia avvelenata. Un pasticcio. Un imbroglio. Il PSG accoglie Kvaratskhelia dal Napoli, le Figaro gli dà la prima pagina della sua sezione sportiva, ma Kolo Muani non è ancora della Juventus, perché con sei prestiti all’estero [Carlos Soler al West Ham, Nordi Mukiele al Bayer Leverkusen, Cher Ndour al Besiktas, Xavi Simons al Lipsia, Juan Bernat al Villarreal e Renato Sanches al Benfica] il PSG non è più in grado di trasferire temporaneamente un settimo elemento. Dalla stagione 2022-2023 la FIFA ha regolamentato il numero di prestiti che in precedenza non avevano limiti: sette prestiti in partenza e cinque in arrivo, con un massimo di due allo stesso club. Nel 2024-2025 le soglie sono state fissate a 6 sia in entrata sia in uscita. L’Équipe ha scritto che la Juventus è stata informata solo nelle ultime ore. Le fonti divergono sul punto ma è tra giovedì sera e venerdì mattina che a Torino avrebbero saputo dell’inghippo. Nessuno dei partecipanti alla trattativa avrebbe trasmesso in anticipo le informazioni alla Juventus. “Forse non le conoscevano?” si domanda il giornale francese.
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VITE OLIMPICHE
Vincere come uomini soli: dalla Vandea alla Dakar
Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito Dakar. Oppure è Vendée Globe. Dipende se sotto i piedi c’è il deserto o ci sono gli oceani. Quando si vince la corsa sulla sabbia, si festeggia salendo sul tettuccio della macchina. Il giro del mondo sulle acque viene invece celebrato con un paio di bengala accesi tra le mani, come i più dilettanti fra i napoletani a Capodanno: gli altri sparano.
Come tutti prima di lui a Dakar, all’età di 43 anni, Yazeed al-Rajhi ha interpretato la scena del predellino. È il figlio di uno dei fratelli fondatori della Al-Rajhi Bank, uno dei più grandi istituti bancari islamici del mondo, un impero immobiliare che è proprietario di una catena di ristoranti. Non è un tipo che la mattina si alza con l’ansia di dover dare un verso alla giornata. Il suo camper è un bivacco attrezzato come una suite a cinque stelle, le sue auto di lusso vengono spedisce in aereo in Europa d’estate, per godersi la bella stagione alle latitudini giuste: avviene più o meno nel periodo in cui i mortali si tormentano all’idea di farsi due bagni a Gaeta o restare a casa.
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PALAZZETTI E DINTORNI
I Mondiali di pallamano dei fratelli
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Quando c’è la pallamano di mezzo, il Grande Fratello non è né Orwell né Barbara D’Urso. Quando c’è la pallamano di mezzo, il Grande Fratello è Nikola Karabatic, grande rispetto a Luka. Nikola si è fatto da parte. Una volta attraversati i quarant’anni, ha dedicato la scorsa stagione ai saluti al grande pubblico. Luka di anni ne ha 36 e va avanti, non è più un titolare della Nazionale francese al centro della difesa, ma resta un elemento chiave nella vita del gruppo, in quella che potrebbe essere la sua ultima competizione internazionale.
Ludovic Fabregas si è preso il suo vecchio posto, Karl Konan gli dà il cambio. Karabatic II dice di non aver problemi con l’ego, anche se non è un titolare va bene, va bene lo stesso. È il circolo del tempo. Arrivi, togli il posto a qualcuno, qualcuno lo toglierà a te. Non importa per quanto tempo siamo dentro una partita, dice Karabatic sembrando Cartesio, o forse Baudelaire, importa che dobbiamo dare il nostro contributo. Oggi, dice L’Équipe, quest’uomo di 2 metri e 2 centimetri, 110 chili, porta il peso degli anni. I dieci giorni di riposo prima dell’inizio della preparazione gli hanno fatto bene fisicamente e mentalmente. Alle Olimpiadi di Parigi non era invece al meglio. È lì che ha ceduto il passo a Karl Konan. Luka dice che se i Giochi si fossero conclusi con una medaglia d’oro, avrebbe fatto un po’ come Nikola, si sarebbe dedicato al club. Ma dopo la sconfitta nei quarti di finale contro la Germania, come capitano, non se l’è sentita.
È una questione di famiglia anche la pallamano in Cile. Molto più che in Francia. Il nome dei Feuchtmann è scolpito nella storia del movimento. C’è sempre stato uno di loro in squadra, ogni volta che il Cile è arrivato ai Mondiali. Il capostipite, il padre, ha ispirato il resto della famiglia. Voleva che diventassero professionisti in Europa. Il primogenito Emil ha fatto partire la tradizione. Dietro di lui sono arrivati Erwin, Harald e Inga, la prima giocatrice professionista di pallamano nel paese. I Feuchtmann hanno giocato in Germania, in Romania, in Turchia, in Austria, in Francia, in Spagna. Ai Mondiali del 2017 i tre fratelli erano tutti fra i convocati. Ora è rimasto in squadra il solo Erwin, il più giovane, arrivato a 242 gol in carriera. È al suo settimo Mondiale, non è mai tornato a casa con meno di 25 gol. Due anni fa ne fece 54, solo 6 in meno di Mathias Gidsel.
Il Cile fa affidamento pure sui fratelli Salinas, l’Ungheria ha Zsolt e Bence Krakovszki, gemelli, 22 anni, uno gioca in Germania nel Wtzxlar e l’altro nel Tatabanya. L’Olanda risponde con Jorn e Kay Smits. I genitori Gino e Cecile sono stati entrambi pallamanisti di un certo livello. Anche la sorella Inger gioca.
Due gemelli ce li abbiamo anche noi, sono Simone e Marco Mengon, 25 anni compiuti un paio di settimane fa, il primo gioca in Bundesliga con l’Eisenach e il secondo in Ligue con il Sélestat Alsace. Comunque: niente a che vedere con lo strani caso delle gemelle nelle pallamano norvegese [su Slalom se ne era parlato qui]
Sono otto i convocati italiani che vengono da campionati stranieri. Gli altri sei si chiamano Domenico Ebner, portiere, numero 1 del Lipsia; l’ala destra Leo Prantner del Balingen-Weilstetten in Germania; l’ala destra Thomas Bortoli dell’Istres Provence in Francia; il terzino sinistro Mikael Helmersson del Coburg in Germania; l’ala sinistra Jeremi Pirami del Tremblay-en-France; il pivot Andrea Parisini del Pays d’Aix Université.
OGGI La Danimarca ha portato la sua serie di imbattibilità ai Mondiali a 30 partite. Emil Nielsen ha parato il 65% dei tiri contro la Tunisia, la super stella Mathias Gidsel ha segnato nove volte portando a 19 il totale dei gol nel torneo. Lo scontro diretto a punteggio pieno serve a stabilire il primo posto nel girone. L’Italia non ha mai affrontato la Danimarca in un grande torneo internazionale. Non c’è alcun dubbio su come finirà, la partita è un buon test per capire fino a che punto sono arrivati i progressi. Il cittì Riccardo Trillini ha detto che «stiamo dimostrando di valere la Serie A mondiale. Sappiamo di dover ancora crescere molto, ma questi risultati devono spingere tutti a pensare in grande».
IL TELECO-SLALOM
Guida allo sport in tv di oggi
Le altre partite dei Mondiali, il tennis, il calcio, le discese libere
MAPPE
La pallamano è uno dei quattro sport in cui gli USA non hanno mai vinto una medaglia olimpica. Gli altri tre sono il badminton, la ginnastica ritmica e il tennis tavolo [a questi bisogna aggiungere la disciplina del trampolino elastico]. L’estate scorsa Drew Donlin si è esibito sul campo in sabbia a margine delle Olimpiadi come uno dei 64 atleti impegnati nella beach handball di Parigi, ma al pensiero che fra 4 anni una squadra USA al torneo olimpico finalmente ci sarà. In effetti l’ultima partecipazione risale ad Atlanta ‘96, anche allora era un atto dovuto. I Mondiali – questi Mondiali – sono un passaggio intermedio per prendere confidenza con la scena internazionale. Gli USA hanno ricevuto una wild card.
Donlin è un membro in servizio sia dell’US Air Force sia della US Space Force. Quando tra 2019 e 2021 ha giocato nel campionato spagnolo per l’Abanca Ademar Leon, lo avevano soprannominato con uno sforzo di fantasia Capitan America. È tornato in patria ai San Francisco CalHeat, poi si è spostato ai California Eagles. A 32 anni è uno giocatori più esperti. Per gli USA è la seconda partecipazione di fila ai Mondiali. Quella del 2023 fu un’edizione speciale: battendo il Marocco interruppero una serie di 25 sconfitte consecutive.
TRA POCO SU SLALOM
La giornata di tennis a Melbourne
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
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