Los Angeles, il basket per uscire dal fuoco
Alzati, Los Angeles, alzati e cammina. Anzi di più: corri, passa la palla, schiaccia. Riapri le serrande dei palazzi dell’entertainment, opponi il basket alla tragedia. Li abbiamo visti quei ragazzini con la palla a fette giocare su un playground in mezzo alle ceneri, sono venuti a dirci che questo rimane di te dopo una settimane di fiamme, brace spoglie e voglia di vivere, voglia di alzarsi in sospensione e metterla dentro.
È un’immagine che abbiamo visto già altre volte. Assomiglia alla foto che scattò Paolo Gerace in via Manzoni a Milano, c’era un ragazzino senza nome che colpiva un pallone di tacco sui binari del tram, un bambino senza nome con la maglia romanista numero 22 di Zaniolo sulle spalle, il campionato era fermo da tre settimane, eravamo tutti chiusi dentro casa per il lockdown, lui corse fuori a pochi passi dalla questura per un gesto di meraviglia e di eversione. Lo scrittore Marco Ciriello, amico di Slalom, disse che quel bambino era uguale al piccolo Dzeko ritratto con un pallone sulla testa fra le macerie della guerra nei Balcani. Paolo Di Stefano sul Corriere della sera scrisse che “viene da chiedersi se quella figurina in movimento che irrompe nell’immobilità irreale e astratta della città sia davvero un bambino bramoso di libertà, di aria, di gioco, oppure sia un angelo disegnato da Chagall e planato da chissà dove per dirci qualcosa”.
Al contrario del calcio, il basket ha un rapporto con la strada che non si è interrotto. Non si dribbla più nei piazzali fra le macchine, ma il playground resiste, rimane un’istituzione, il tempio del gioco gratuito e selvaggio. È il posto naturale dove Los Angeles poteva correre per dire che la vita continua. Anche senza di noi.
Adesso hanno riaperto anche i grandi palazzi della NBA, le arene dove certi adulti milionari fanno lo stesso gioco dei bambini. «Penso che un gruppo funzioni meglio quando trae forza l’uno dall’altro. Questo è il nostro compito: dare forza, dare speranza e dare gioia». Così parlò JJ Redick, il coach dei Lakers, prima della sconfitta di lunedì per 126-102 contro i San Antonio Spurs. «Lo sport è tante cose, certamente può offrire una via di fuga e una distrazione».
Centinaia di migliaia di persone hanno avuto la vita sconvolta dagli incendi, l fiamme che hanno inghiottito decine di migliaia di acri e costretto a evacuazioni di massa. Anche la casa presa in affitto da Redick è bruciata a Palisades. Lui dice di essere stato sopraffatto. Non dall’incendio, ma dalle manifestazioni di affetto ricevute dalla sua famiglia.
Lo Staples Center che adesso vorrebbero farci chiamare Crypto.com Arena si trova a meno di 20 miglia dal punto in cui sono stati emessi gli ordini di evacuazione. LeBron James contro Victor Wembanyama era il faccia-a-faccia tra il passato-presente e il presente-futuro della lega, originariamente programmato per sabato, posticipato per la tragedia in corso. È andato in scena in modo sommesso, in un ambiente inquietante, un venditore fuori dal palazzetto ha detto a the Athletic che la partita «ci dà sollievo temporaneamente, prima di doverci svegliare domani e capire cosa fare». Hannah Wagner, una delle spettatrici, ha spiegato che «ti guardi intorno e vorresti aiutare la comunità. Niente è normale quando succede qualcosa del genere in un’area metropolitana così grande, ma stare insieme è una terapia»
I Lakers hanno messo delle magliette da riscaldamento con la scritta grazie ai primi soccorritori sulla schiena. Hanno osservato un minuto di silenzio per le vittime. Gabe Vincent si è rivolto alla folla esortando all’unità e al sostegno dei più bisognosi. Anthony Davis ha definito la situazione difficile per la città. «Una cosa che abbiamo scoperto con il covid è che lo sport in un certo senso riporta la gioia alle persone, anche se è temporanea. Eravamo ansiosi di giocare di nuovo a basket di fronte ai nostri tifosi. È un momento difficile, ma lo supereremo insieme».
Gli incendi di Eaton e Palisades sono due dei più distruttivi nella storia della California, secondo il New York Times. Il bilancio delle vittime fino a lunedì sera era di 24 persone. Kawhi Leonard dei Clippers ha saltato la partita della squadra a Denver per tornare a casa e prendersi cura dei familiari, evacuati dall’area di Pacific Palisades. È rientrato in squadra lunedì, per una partita giocata davanti a 13.119 persone, il numero più basso della stagione. Le 12 squadre sportive professionistiche di Los Angeles si sono impegnate a donare 8 milioni di dollari per sostenere le vittime e coloro che combattono gli incendi. Questo fa succedere la vita. Fa sempre sbucare un pallone in mezzo a delle macerie.