IL PREZZEMOLO La rivolta dei Matusalemmial
E insomma ieri si sono visti, zitti zitti, le nonne dicevano aumma aumma. Giovanni Malagò aveva un impegno a Milano, uff, ma gli altri presidenti federali si sono incontrati e si sono fatti sentire. Ecco. Se lo sono proprio detto a muso duro. Tra di loro. Basta con questa vessazione dei tre mandati. È un vincolo insopportabile, intollerabile, insostenibile, inammissibile, più qualunque altro avverbio finisca in -abile o -ibile. È come un pezzo trap. Solo che non ci sono Millennial. Questa è la trap dei Matusalemmial. Quelli che non se ne vogliono andare.
Filtrano dichiarazioni battagliere del frontman, Gianni Petrucci. Pare che abbia detto: «Questa non è politica o simpatia o antipatia verso i presidenti di lungo corso. È una sentenza del TAR che ribadisce che le federazioni sono organismi privati e rimette gli atti alla Corte Costituzionale. Si aspetti la Corte e si rispetti. Siamo tutti bravi a dire che le sentenze si rispettano, poi quando non ci piacciono si giudicano “politicamente”. Se sono antipatico pazienza. Finché il Signore mi terrà su questa terrà, dirò sempre la mia…».
Petrucci ha una cattiva concezione di sé. Non è antipatico. Non potrebbe altrimenti prevalere in qualunque elezione si presenti. Alla guida della federazione pallacanestro dal 1992. Alla guida del Coni nel 1999 e fino al 2009, al quarto mandato. Di nuovo alla guida della federazione pallacanestro dal 2013, quando forse sentiva di aver lasciato qualcosa in sospeso. Al Comune di San Felice Circeo nel 2012, sindaco con una lista civica di centrosinistra.
«Noi siamo eletti e la politica che vuole limitare i mandati è la stessa con persone che sono in Parlamento da decenni». Queste sono invece parole di Giuseppe Abbagnale, al terzo mandato nella federazione canottaggio. Ha alzato la voce come in barca faceva ai bei tempi il suo timoniere Peppiniello. Abbagnale deve essersi informato sul tempo trascorso al governo dell’altro Timoniere, quello di Pechino, e ha deciso di convertirsi dal due con all’uno senza. Le cronache tratte dal Corriere dello sport-stadio riferiscono pure di un Angelo Binaghi assai compenetrato nella parte di chi governa da un ventennio. Ha preso la parola per approfondire la sentenza del Tar, “presentando prospettive favorevoli per sé e per i colleghi” . Il ministro Abodi tuttavia si mostra alquanto gelido: «Cambi di legge? Non credo».
Il 2023 su Slalom è l’anno internazionale del tuttavia.
Paolo De Laurentiis firma sul Corriere dello sport-stadio un commento nel quale giudica che scardinare la regola dei tre mandati è “quanto di più inopportuno si possa fare. Possibile che il presidente degli Stati Uniti (!), il leader del mondo libero, si debba fermare a due mandati e a un nostro presidente federale non ne bastino tre? Cos’altro potranno fare che non hanno già fatto o tentato di fare? Nessuna legge può obbligare un dirigente a preparare una successione ma è così che dovrebbe essere, se non altro per difendere un minimo d’immagine. È nell’ordine naturale delle cose – dice De Laurentiis -: si semina, si raccoglie, si governa, si lascia spazio a chi viene dal basso”.
L’editorialista del Corriere dello sport-stadio giudica legittime certe posizioni dei presidenti federali sull’associazionismo privato, sebbene valga la pena ricordare che maneggiano soldi pubblici. Tuttavia, si domanda: “In quanti hanno cercato seriamente – in questi anni – una figura che potesse potenzialmente prendere il loro posto in un ipotetico futuro? Solo poche settimane fa lo sport italiano ha incassato – proprio grazie al pressing dei presidenti federali sul neo ministro Abodi – un discutibile rinvio della legge sul lavoro sportivo e sullo svincolo: la base (istruttori, allenatori, atleti) quindi dovrà aspettare ancora un anno per vedersi riconosciuti i diritti minimi. Se venisse smantellata la regola dei tre mandati, una generazione (forse due) di potenziali dirigenti rischierebbe di restare ancora ai margini. Lo sport italiano da anni porta risultati e lustro al Paese, è un dato di fatto. Ma non può essere il motivo per respingere qualsiasi tipo di rinnovamento”.