Altro che Andy Capp, le freccette sono di un diciassettenne

 VITE OLIMPICHE 

La precocità di Luke Littler, campione del mondo di freccette

 

DI ROBERTO LIBERALE

 

Dai fumi dell’Alexandra Palace dove si consuma mezzo milione di pinte di birra in due settimane, dalle strisce dei fumetti dove Andy Capp teneva un boccale nella destra mentre con la sinistra tirava a bersaglio, è spuntato un ragazzino di 17 anni e 347 giorni per vincere il Mondiale di freccette. Luke Littler ce l’ha fatta. Era il più atteso dopo la finale del 2024. È diventato il più giovane campione di sempre, un mese dopo aver visto l’indiano Gukesh Dommaraju diventare a 18 anni il più precoce a scacchi. In finale Littler ha sminuzzato Michael van Gerwen, olandese, uno che tanto vecchio non è con i suoi 35 anni, lui stesso un ex giovanotto prodigio quando nel 2014 vinse da 24enne il primo dei suoi tre titoli.

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Littler è il quinto vincitore diverso negli ultimi cinque anni, segno di una nuova fluidità ai vertici o forse l’annuncio di un’egemonia in arrivo, qualcosa che minaccia di essere all’altezza dei 14 successi infilati da Phil Taylor fra 1995 e 2013. Oltre ad avere incrementato negli ultimi anni la presenza giovanile, le freccette stanno allargando i propri confini oltre il classico perimetro Gran Bretagna-Nord Europa. Dopo lo spavento di una possibile Brexit dei darts appena due anni fa, quando l’inglese Michael Smith fu l’unico a rappresentare il Regno Unito in semifinale, i britannici si sono ripresi la scena mondiale con sette semifinalisti su otto nelle ultime due edizioni. Proprio Van Gerwen è stato l’ultimo straniero a vincere il titolo, sei anni fa. Ieri ha giocato la sua settima finale, la quarta persa. È l’anello di congiunzione tra il vecchio mondo e il nuovo, più giovane, più moderno, più ricco. Quello delle coperture televisive planetarie e dei premi stratosferici per uno sport un tempo considerato di nicchia. I due milioni e mezzo di sterline di montepremi di quest’anno sono forse destinati a crescere, l’Alexandra Palace viene giudicato ormai inadatto a ospitare l’evento. Troppo piccolo. Molti sponsor sono pronti a entrare prendendo la scia di Littler, come sempre accade quando un adolescente si fa strada nel mondo dei grandi. Gli oltre 700.000 follower di Littler su Instagram sono destinati a crescere, un bacino troppo succulento per lasciarselo sfuggire.

È presto per dire se questa edizione segna l’inizio di un nuovo dominio, dopo quello di Phil Taylor. I segnali ci sono tutti. Sono soprattutto la freddezza e la stabilità emotiva di Luke a impressionare. In finale è andato avanti per 4-0 lasciando appena tre legs all’avversario. Il peso del pronostico non ha intaccato le sue certezze, neppure quando Van Gerwen ha vinto il quinto set per 3-1. Il sesto set poteva essere un punto di svolta, Littler lo ha fatto suo per 3-2 senza lasciarsi intimorire dall’olandese che stava tirando molto bene. Van Gerwen si è portato sul 5-2. È stato il suo canto del cigno. Luke ha vinto l’ottavo set per 3-0, nel set successivo si è preso una pausa, ha chiuso con un 3-0. Alla premiazione sembrava che avesse fatto la cosa più normale del mondo.

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È uno storico mondiale, scrive il Guardian che ha mandato a seguire il torneo Jonathan Liew, la sua firma di spicco. “Stasera il Palazzo – ha scritto Liew – domani il pianeta. Qualunque cosa Luke Littler riuscirà a realizzare nel campo delle freccette, della celebrità o della pace nel mondo, niente potrà mai eguagliare la bellezza cristallina di questo momento. Campione del mondo per la prima volta, il culmine e la realizzazione di un sogno che non è stato neppure in gestazione per troppo tempo. Un’ascesa violenta e spettacolare meritava un trionfo all’altezza. Littler potrebbe aver demolito non solo uno dei più grandi giocatori della storia, ma un’intera epoca. Le freccette, un gioco concepito al pub, potrebbero essere state perfezionate nella cameretta di un adolescente”.

Cos’è che rende Littler così bravo? “Una base tecnica solida – spiega il Guardian – la capacità di far scivolare le freccette sopra o sotto quelle tirate in precedenza. Queste sono le cose visibili. Altre si possono solo intuire: l’aura, la spavalderia, un talento e una stravaganza che chiedono di mollare tutto e guardare lui. Forse pure il fatto che sappia chiaramente così poco del mondo oltre le freccette gioca a suo favore, dandogli una chiarezza di pensiero e una singolarità di intenti che i suoi rivali più anziani non replicano facilmente. Il mondo di fuori gli farà tremare le finestre abbastanza presto: scavando tra i pettegolezzi, mangiando una parte del suo tempo, puntando sul suo nome per andare a caccia di clic. È il prezzo da pagare al primetime. Phil Taylor e Van Gerwen incutevano rispetto. Littler ispira una sorta di fascino istintivo, in parte magnetismo animale, in parte curiosità da museo”.

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Così Liew procede con gli inevitabili paragoni con altri prodigi adolescenti. “Littler non è Emma Raducanu. È più bravo. Non è Lionel Messi né Tiger Woods, che tutti potevano veder crescere fino a diventare giganti fin da piccoli. Littler non è un ginnasta o un nuotatore olimpico che beneficia di un sistema di allenamento industriale e molto probabilmente di un regime di doping gestito dallo stato. Littler è fondamentalmente il vostro peggior incubo: come Taylor, se Taylor avesse trent’anni in meno, se fosse meno strano e trascorresse praticamente tutta la sua infanzia a guardare la WWE e YouTube. È un ragazzino con la capacità di trovare un 180 dal nulla e nel momento più scomodo. Ha capacità di espandere il bersaglio per sé e rimpicciolirlo per il suo avversario. Ha la capacità di lanciare tre freccette nello stesso tempo in cui Taylor ne lanciava una”. 

Littler ha cambiato l’atteggiamento verso il suo sport. Il suo nome su Google è stato digitato nel 2024 più volte di Harry Kane e più volte di Jude Bellingham. Nel Regno Unito è stato superato solo da Trump e dalla principessa Kate. Ha vinto 10 tornei in un anno. Ha guadagnato un milione di sterline. È salito dal 164esimo posto del ranking mondiale al quarto. La Süddeutsche Zeitung dalla Germania ha intravisto in lui qualcosa che ricorda l’ascesa di Boris Becker nel tennis, “un adolescente che porta il suo sport all’attenzione di persone in precedenza distratte”. Le freccette erano entrate nei programmi scolastici inglesi già una decina d’anni fa, nella scia dei successi di Taylor. I dirigenti scolastici cominciarono a ritenere che fosse uno strumento utile per far crescere le capacità nel calcolo. Usavano le freccette come un sussidiario dell’aritmetica. Salvo scoprire che il numero dei bambini tesserati è raddoppiato dall’anno scorso a oggi. Non c’entrano niente le addizioni. C’entra Luke Littler. 

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