La guerra fredda del doping tra USA e Cina

 

 ZIZZANIE OLIMPICHE

 

Non c’è tregua olimpica nemmeno alle Olimpiadi, come volete sperare di vederla firmata a Gaza, a Kiev, ormai pure in Libano. Tra l’Agenzia mondiale antidoping [WADA] e funzionari e giornali americani lo scontro è a tutto campo. La questione è la gestione dei casi di positività nella squadra di nuoto cinese. Ieri il fascicolo si è arricchito quando il New York Times ha segnalato che due atleti cinesi, uno dei quali è stato convocato per Parigi, sono risultati positivi nel 2022 a uno steroide. La Cina attribuisce la colpa a cibo contaminato, un hamburger mangiato a Pechino, come aveva fatto per i casi precedenti, e le ripetute giustificazioni che la WADA accetta sono definite dal NYT come “un fallimento delle agenzie antidoping globali nell’assicurare parità di condizioni per gli atleti d’élite”.  Secondo fonti anonime citate dal quotidiano americano, uno degli atleti sarebbe un recidivo, in quanto era presente tra i 23 positivi alla trimetazidina tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, in vista dei Giochi di Tokyo. Il caso era stato scoperto ad aprile dal New York Times e dall’emittente televisiva tedesca ARD, suscitando una indignazione mondiale, in particolar modo nella USADA, l’Agenzia antidoping degli Stati Uniti. Anche allora i presunti dopati erano stati scagionati per aver denunciato una contaminazione alimentare. 

Il tira e molla tra WADA e USADA è arrivato a tal punto che il CIO ha avvertito il comitato promotore di Salt Lake City 2034: non possiamo darvi i Giochi se non la fate finita coi cinesi. “Nonostante le aperture diplomatiche del governatore dello Utah Spencer Cox, il messaggio apparentemente non è arrivato”, scrive stamattina il sito Inside the Games, mentre il presidente della WADA, Witold Banka, da Parigi suggeriva che sono gli atleti americani a dover essere sottoposti a test più aggressivi. Dopo il report del NY Times, la WADA ha risposto affermando che questi ultimi casi danno parte di un fascicolo più ampio che include anche un tiratore e un ciclista di BMX, positivi allo steroide metandienone tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023. La WADA ha spiegato che CHINADA ha condotto test sui capelli degli atleti, e sono risultati negativi. Né il tiratore né il ciclista di BMX sono comunque alle Olimpiadi di Parigi. Tygart di USADA dice che una montagna di prove dimostra che il sistema ha fallito. «La WADA ha accettato che la Cina possa giocare secondo le sue regole e il pubblico sta perdendo fiducia nei valori olimpici. Deve cambiare. È una notizia sconvolgente per tutti gli atleti e i sostenitori del movimento olimpico». Un membro dell’International Testing Agency ha sostenuto che la World Aquatics avrebbe dovuto presentare ricorso contro la decisione cinese, ma la federazione internazionale di nuovo non ha commentato e ha negato di aver ricevuto mai una simile raccomandazione. Secondo la WADA non esistono elementi per contestare lo scenario di contaminazione illustrato da CHINADA. Anche il presidente del Comitato paralimpico statunitense Gene Sykes sta chiedendo di mettere fine a simili asprezze, proprio mentre la WADA in un’ultima dichiarazione parla di «politicizzazione del nuoto cinese da parte dei media negli Stati Uniti. La WADA è stata ingiustamente coinvolta in tensioni geopolitiche tra superpotenze, ma non ha alcun mandato per parteciparvi».  

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