
Non hanno comprato solo la boxe, ma pure la sua Bibbia. I sauditi non hanno portato in casa loro solo i match per i titoli mondiali, ma pure la più gloriosa testata, quella che ha creato miti e li ha coltivati. La leggendaria rivista americana The Ring, nata nel 1922, è diventata di proprietà della Saudi Entertainment Authority, una nuova prova della scalata del regno arabo agli sport da combattimento.
Quando Alexandre Usyk e Tyson Fury si sono sfidati di nuovo sabato scorso alla Kingdom Arena di Riyadh, Turki Al-Sheikh era seduto come al solito in prima fila. È diventato l’organizzatore dei più grandi incontri di boxe da più di un anno a questa parte per conto della Saudi General Entertainment Authority da lui presieduta. Ha studiato. Ha imparato che The Ring ha fatto la storia del pugilato, assegnando una propria cintura virtuale ai campioni del mondo di ogni categoria. Le sue classifiche sono diventate un riferimento molto più credibile di quelle stilate delle singole federazioni. Al-Sheikh allora ha tirato fuori un assegno da 9 milioni e mezzo di euro e lo ha intestato a Oscar De La Hoya, anche lui promoter, ex campione del mondo in sei categorie dai super piuma ai pesi medi, dal 2007 proprietario della rivista.

Un acquisto criticato a suo tempo, ha spiegato L’Équipe, perché un promoter proprietario di The Ring è in palese conflitto di interessi. Può essere tentato di dare maggior risalto ai suoi pugili, di dargli un vantaggio nelle classifiche, compilate però da personalità indipendenti. Il declino economico della testata si è accentuato per due ragioni: la disaffezione della stampa scritta e quella della boxe. Da due anni The Ring ha dismesso la versione su carta ed è disponibile solo online. Al-Sheikh ha promesso di riportare il giornale nelle edicole di Stati Uniti e Gran Bretagna, di dotarlo di una redazione di giornalisti di qualità e indipendenti, promettendo di non influenzarli. L’Équipe fa notare che l’Arabia Saudita è al 166esimo posto su 180 nella classifica 2024 di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa.
La leggenda di The Ring si deve a Nat Fleischer, giornalista americano che scriveva per diverse testate newyorkesi negli anni ’10 del Novecento. Riteneva che la boxe dovesse avere una propria rivista e convinse a investire il promoter Tex Rickard, organizzatore l’anno precedente del campionato mondiale dei pesi massimi Jack Dempsey-Georges Carpentier davanti a più di 80.000 spettatori. Fleischer ne divenne proprietario nel 1929 e ne rimase il redattore capo fino alla sua morte nel 1972.

Le prime classifiche mondiali apparvero nel numero di febbraio del 1925. Le compilò lo stesso Rickard – e dunque viene da dire che i conflitti di interesse esistevano già molto prima di De La Hoya e dei sauditi. Oltre ad assegnare una cintura ai campioni del mondo considerati incontestabili, lineari, The Ring ha scelto ogni anno il match più spettacolare e il campione più meritevole. L’unico italiano presente nella lista degli incontri più belli è Nino Benvenuti, con il match del ‘67 vinto contro Emile Griffith e quello del ‘70 perso contro Carlos Monzón.
Fleischer aveva anche creato una sorta di museo negli uffici newyorkesi di The Ring: guanti, cinture, gong: tutti venduti all’asta nel 1991. Alla sua morte, suo genero Nat Loubet assunse la direzione del giornale, ma perse molto credito. Nel 1976 era scoppiato lo scandalo della pubblicazione di false liste di pugili iscritti ai campionati USA, pugili mediocri che facevano riferimento a Don King e che beneficiano di un ranking superiore ai meriti. Quando una piccola rivista di boxe denunciò l’inganno, la ABC smise di trasmettere la boxe.

Ceduta nel 1979, la rivista cessò le pubblicazioni per diversi mesi dieci anni dopo, prima di essere acquisita dall’americano Stanley Weston che la rilanciò. Era stato l’illustratore di 57 copertine di The Ring negli anni Quaranta e Cinquanta.
Fin dalla loro creazione negli anni ’60, le federazioni mondiali WBA, WBC, IBF, WBO hanno assegnato singole cinture ai loro campioni, ma quella di The Ring è sempre stata considerata la più prestigiosa, la più autorevole. Nel calcio c’è il Pallone d’Oro, dice L’Équipe, e nella boxe c’è la cintura The Ring. Quando Rocky Balboa sconfisse Apollo Creed nel secondo film della serie, aveva la cintura di The Ring.