Diamine, tirate ‘sto rigore nell’angolo alto

 

Diamine, tirate ‘sto rigore nell’angolo alto

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Al fascino delle teorie sul rigore perfetto cede stamattina Alberto Del Campo Tejedor, un uomo che ha un cognome da antropologo. Infatti è un docente di antropologia. Sul quotidiano spagnolo Abc ragiona sull’errore di Kane e sulle parate che abbiamo visto in questi Mondiali, per dire quanto sia difficile ricreare in allenamento la pressione mentale di avere tra i piedi le sorti di una nazione. Sorprende che gli aspetti psicologici di uno sport – scrive – non siano sufficientemente allenati, ma anche che i giocatori non ricevano informazioni di base sulle conclusioni di alcuni studi. Uno di essi ha analizzato i rigori degli ultimi cinque Mondiali. Il tiro più efficace è quello diretto verso la parte superiore della rete, non importa se al centro o di lato. Il portiere normalmente si tuffa, dunque può parare solo il pallone basso. Perché non allenarsi esclusivamente a mandare la palla nell’unico spazio dove il portiere non potrà mai arrivare? Una spiegazione c’è: se tiri nell’angolino basso, la possibilità che la palla esca è dimezzata. Quando un giocatore si sente insicuro, non cerca nemmeno di metterla vicina al palo: così per il portiere diventa più facile prenderla. Tra i Mondiali 1966 e 2018, i portieri hanno parato solo il 17% dei rigori. Un portiere contemporaneo – continua il professore – deve allenarsi a rilanciare il pallone con i piedi, ma forse sarebbe anche utile guardare i video di Dibu Martinez. Non solo lavora per intuire i tiri degli avversari, ma anche per distrarli e aumentare la loro ansia, rivolgendosi a loro con parole sconcertanti, saltando sulla linea di porta, indicando il lato dove la palla potrebbe andare. Secondo alcuni studi, questi trucchi diminuiscono del 10% il successo di un rigori. Gli argentini li considerano smart type deceptions, gli inglesi dirty play. I primi sono alle semifinali, gli altri sono tornati a casa.

 

  La Stampa: 11 metri di paura” – La ricerca sui rigori: dall’errore di Baggio nel 1994 alla mira croata in Qatar si segna meno e dietro ogni tiro c’è un team di analisti. Giulia Zonca ha scritto: Kane «è stato lasciato solo», un fattore microscopico che può aver influito sul secondo rigore sbagliato in Inghilterra contro Francia. Lo dice Geir Jordet, professore alla Norwegian School of Sport Sciences e re del data base dedicato all’argomento. «Un dettaglio infinitesimale, ma potrebbe essere un motivo insieme con altri. Kane segue sempre la stessa routine dal dischetto, non improvvisa, ma nel primo è sostenuto dalla squadra, nel secondo sta in mezzo ai francesi». Daniel Memmert autore di Penalty Kick: The Psychology Of Success, «si può allenare la testa a tirare i rigori anche se è impossibile eliminare l’ansia in un contesto del genere, ci si può abituare. Per esempio si decide che chi deve tirare i rigori per quella settimana serve a tavola gli altri compagni, una situazione in cui si è osservati, non a proprio agio», piccoli giochetti della mente da abbinare a un monte di numeri. Guardare in faccia chi sta per decidere il destino di una nazione con un calcio e indovinare la mira: «La postura, lo sguardo, il modo in cui si piazza la palla, se sei davanti alla tv puoi capire il livello di fiducia, in campo molto meno»

 Corriere dello sport-stadio: “Il primo maledetto rigore”. Marco Evangelisti ha scritto: Questo Mondiale sradica sicurezze e credenze. Vale sin qui un’altra regola: vince chi segna il primo rigore. Più precisamente, perde chi lo sbaglia.   È così che funziona in Qatar: non vince chi pensa troppo, bensì chi resta leggero, allegro, banale. E chi può contare su gente alla Messi. Semplice come un gioco

 

  El Pais: “Livakovic, il portiere che prima non parava i rigori” – Nemmeno gli allenatori croati si aspettavano un’esibizione così brillante del loro portiere ai rigori. «Trasmetti poca fiducia» gli disse Luka Modric un anno fa. Brillante tra i pali, mostrava altrove dei difetti. Il terzo portiere della Croazia ai Mondiali in Russia, Dominik Livakovic, ora 27enne, è emerso in Qatar come uno dei portieri più brillanti dei Mondiali, e nessuno se lo aspettava. Nikola Jerkan, ex calciatore della nazionale e del Real Oviedo in Spagna, ora osservatore delle avversarie della Croazia, dice: «Non sapevamo che sapesse parare i rigori. Non ci aveva dato quell’impressione». 

 

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Slalom 12 dicembre 2022

 

Repubblica: Mani sulla Coppa” – Dibu Martinez, Livakovic, Lloris e Bounou: al Mondiale i fuoriclasse giocano fra i pali. L’edizione del 2018 fu segnata dalle papere clamorose dei portieri. Il torneo in Qatar invece fin qui ha premiato le nazionali più solide ed esaltato quattro protagonisti inattesi. Decisivi nei 90 minuti e insuperabili sui rigori

 

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