Bim bum bam: il dilemma McLaren sul primo pilota

RUOTE

Chi sarà la prima guida nel 2025

 

|   Si sogna da soli, insieme ci si crede

Lewis Hamilton

 

   Bruce McLaren morì senza vedere mai la sua creatura vincere un Mondiale. Quattro anni dopo la drammatica uscita di strada del fondatore per un errore dei meccanici sulla macchina che stavano testando, Emerson Fittipaldi portò a Woking sia il titolo Piloti sia quello Costruttori. Ma lo fece con una livrea fasciata di bianco e di rosso, i colori del grande sponsor Marlboro. Sono passati cinquant’anni esatti. Su una McLaren si sono sedute leggende della F1, forse finanche più che su una Ferrari. Qui hanno vinto James Hunt e Niki Lauda, Ayrton Senna e Alain Prost, fino a Lewis Hamilton, l’ultimo campione del mondo con la scuderia britannica. Sempre lo stesso bianco, sempre lo stesso rosso. Le idee di Zak Brown e di Andrea Stella hanno risvegliato un gigante in sonno, finalmente capace di spezzare dopo quattordici stagioni il duopolio Red Bull-Mercedes, e stavolta in arancione, il colore delle radici, il colore che Bruce aveva sulla macchina quando vinse il primo GP nel ‘68 e nel giorno in cui perse la vita. 

Carlos Sainz e Charles Leclerc hanno provato a soffiare la corona, ma come dice L’Équipe stamattina per una volta, la seconda in carriera, il collezionista di pole Norris non ha tremato alla prima curva. Perché la Ferrari potesse vincere il titolo, la McLaren in testa avrebbe dovuto ancora rompersi oppure commettere un errore. Norris è stato invece intrattabile secondo la definizione di Frédéric Ferret, e la sua macchina imperiale, fino alla riconquista di un titolo che mancava dal 1998. 

Un comportamento impeccabile che conterà molto nei prossimi mesi. L’Équipe getta lo sguardo oltre la pausa di fine anno e già vede la macchina color Papaya favorita per il Mondiale piloti del 2025. Il punto è uno: con quale pilota? Lando Norris e Oscar Piastri rischiano di togliersi punti l’un l’altro, se Woking continuerà a non voler decidere una gerarchia. La gestione di Zak Brown, che ha saputo rimettere i conti in verde dopo aver sfiorato la bancarotta nel 2020, dovrà adesso “domare l’appetito di queste due bestie. Quest’anno sono apparse le prime scintille”. Ce ne sono state in pista in Ungheria e in Brasile, così secondo L’Équipe un pezzo di partita per la leadership si gioca fuori, l’idea di entrambi è quella di prendere il potere con discrezione nel box, per conquistare la simpatia delle truppe e della dirigenza.

 

  Oscar Piastri è il Buono, il bravo ragazzo nella vita civile, quello che non cambia di una virgola nel box, sempre vicino ai suoi meccanici. Lando Norris è il Cattivo, così almeno ha recitato in Ungheria, e da allora ha cercato di farlo dimenticare, per esempio cedendo la posizione al compagno nello scorso GP. Questa gara di Abu Dhabi verrà ricordata come una pietra miliare ma non basterà contro quel colosso mentale che è Piastri. L’australiano ha eguagliato lo Schumacher del 2002, l’Hamilton del 2019 e Verstappen nell’elenco limitatissimo di piloti che hanno completato tutti i giri della stagione. Norris sta già cercando di metterla sul piano di una rivendicazione di fedeltà. «Con Carlos Sainz – ha detto – abbiamo vissuto i giorni brutti della McLaren». Come dire a Piastri: c’era lui, non tu, quando il pane era amaro. «Ero ancora lì quando abbiamo iniziato la scorsa stagione», ha risposto Piastri, ricordando i 17 punti conquistati dalla McLaren nei primi otto GP del 2023. Insomma: l’anno prossimo – secondo il giornale francese – la McLaren dovrà fare rapidamente una scelta, perché nessuno dei suoi due piloti vorrà arrendersi.

Andrea Stella non ha nascosto la sua preoccupazione nella giornata di venerdì. «Mi piacerebbe avere questo problema da risolvere, significherebbe che siamo in testa a entrambi i campionati. Ma so anche che ci creerà complicazioni. Risponderò dicendo che la nostra filosofia è quella di anteporre sempre l’interesse della squadra a quello del singolo pilota. Penso che quest’anno abbia funzionato bene».  

Toto Wolff dovette gestire la rivalità interna fra Hamilton e Rosberg [dal 2013 al 2016], Fred Vasseur potrebbe avere simili problemi per spegnere gli ardori della sua prossima coppia Leclerc-Hamilton dopo aver avuto saltuari duelli fra Leclerc e Sainz. Piastri sa che deve rincorrere. Dal 2018 il vincitore del GP di Abu Dhabi diventa campione del mondo l’anno successivo. 

 

I LINK GIUSTI

I temi del 2025 selezionati dalla BBC: Hamilton in Ferrari e Sainz in Williams, la NextGen di Bearman e Antonelli, le prospettive della Red Bull, la novità delle nuove livree svelate tutte insieme [18 febbraio] – QUI

 

   PUZZLE  Che cosa si dice in giro

▥  ZAK BROWN E LA GIOIA DIFFUSA  Gianluca Gasparini, la Gazzetta dello sport: Accolto con un po’ di scetticismo, all’arrivo dagli Stati Uniti in cui si è formato come manager, ha tirato dritto puntando sui giovani e muovendosi in modo diretto ma intelligente anche in chiave politica. Ha spinto per l’adozione del budget cap, sapendo di non poter competere con squadre che sono emanazione di colossi dell’industria automobilistica. il successo della McLaren è una bella notizia anche perché interrompe un filotto – iniziato nel 2010 – di 14 Mondiali divisi solo tra Mercedes (otto) e Red Bull (sei). Avere più vincitori diversi, invece di un duopolio simile, aiuta la F.1.

▥  IL MONDIALE DEGLI IMPERFETTI  Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: Un Mondiale segnato dalle imperfezioni. Quelle della McLaren, acerba nelle tattiche; quelle di Norris, preso dalle vertigini di chi bazzica per la prima volta la vetta; quelle della Ferrari, luminosa troppo raramente per aspirare ad una eccellenza; quelle di Charles, mai del tutto rassicurante, emblematicamente dietro Sainz nel Gp finale. Per non parlare della Red Bull, fiaccata da diatribe interne, in mezzo ai guai tecnici da fine ciclo, cocciuta nel legarsi a Perez, un pilota in bambola totale; di Verstappen con i suoi numeri del fuoriclasse i capricci da discolo. L’ultimo, ieri. Una speronata assurda ai danni di un ragazzo, Piastri, che si giocava il campionato.

▥  IL MONDIALE SPEZZA-DIGIUNO  Fulvio Solms, Corriere dello sport-stadio: Se Ferrari lo aspettava dal lontano 2008 la McLaren anche di più: dal 1998, quando il pilota di riferimento era Mika Hakkinen e ogni vittoria era salutata da un gran circolare nel paddock di bottiglie di champagne, nonché dall’odore del cubano voluttuosamente fumato da Norbert Haug, allora grande capo di Mercedes che forniva i motori. Norris e Piastri neanche erano nati

▥  LA COLONNA SONORA  Giulia Toninelli, la Gazzetta dello sport: C’è una canzone che suona a tutto volume nel garage della McLaren al termine del Gran Premio di Abu Dhabi dopo la vittoria del titolo costruttori 2024. È Wild Boys, un pezzo del 1984 dei Duran Duran, che meccanici, ingegneri e membri del team cantano saltando mentre festeggiano un successo che mancava a Woking da ventisei anni. «I ragazzi selvaggi non hanno mai perso» ripetono citando il ritornello della canzone

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▥   SIMBOLI E STILI  Mario Salvini, la Gazzetta dello sport: Quello che magari credete sia una specie di virgola vezzosa sopra la scritta McLaren è in realtà ciò che resta del kiwi, simbolo della sua Nuova Zelanda: Bruce lo voleva sopra tutte le sue auto. Adesso il becco stilizzato è nel logo. E l’uccellino, minuscolo, è sul DRS, in una meravigliosa simbologia che è una specie di rivalsa. La goffa creaturina nata senza ali, incapace di volare, sfreccia disegnata sull’ala mobile

▥  LA SCONFITTA DI MARANELLO  Umberto Zapelloni, il Giornale: La Ferrari non ha perso il titolo ad Abu Dhabi, lo ha perso in estate.  Il Mondiale Ferrari si chiude con zero titoli, ma con un messaggio di speranza. Il Mondiale di Verstappen si chiude invece con un’altra parolaccia («idioti!») rivolta ai commissari che lo avevano penalizzato di 10”per l’incidente con Piastri al via. Esagerati loro, ma esagerato anche lui

▥  L’ARTE DI INFIERIRE SUI BATTUTI  Leonardo Iannacci, Libero. Bisogna saper perdere, cantavano i Rokes nei favolosi anni Sessanta. La Ferrari ci sta riuscendo benissimo da 16-17 anni: dal 2007 non vince il titolo piloti (l’ultimo re su una Rossa fu Kimi Raikkonen), dal 2008 quello Costruttori.  La storia si ripete: a gennaio si è pieni di buone intenzioni ma a dicembre, quando si fanno i consuntivi della stagione, “zero tituli” sono quelli in saccoccia. Le Rosse hanno perso l’iride piloti e quello costruttori in Formula 1 nonché il mondiale WEC che è il campionato alternativo dove concorrono i bolidi a ruote coperte di grandi marchi, Toyota in testa. Elkann e il popolo delle Rosse possono festeggiare solo la 24 Ore di Le Mans, vinta lo scorso giugno. Pochino per un’azienda che va molto forte sul piano degli esemplari di prodotto venduti e sul mercato azionario ma non riesce da troppi anni a riconquistare il cuore degli appassionati.

▥  MA NON È  STATA UNA DISFATTA  Pino Allievi, podcast il Caffè per Formula Passion: La Ferrari è stata bravissima ma la McLaren ha meritato il titolo mondiale Costruttori. È stata solo una sconfitta, non una disfatta come accadeva in altri momenti 

▥  UN RIMPIANTO, UN BILANCIO Leo Turrini, Il Resto del Carlino. Numeri alla mano, alla Ferrari è mancato un terzo posto. In 24 gare. Bastavano quindici punti per capovolgere il verdetto. Eppure, questi sono discorsi, intrisi di rimpianto, che non offrono una fotografia nitida di quanto accaduto da marzo in poi.  Il bilancio è positivo, nonché vagamente incoraggiante. Vasseur, sempre grondando bonomìa dagli artigli, merita il voto di Cochi e Renato: bene bravo 7+. Per il felliniano otto e mezzo aspetto la consacrazione iridata.

▥  E VERSTAPPEN? Fabio Tavelli, Il Foglio: Sulle qualità sovrumane dell’olandese nessuno può avere dubbi. Sul fatto che anche nella prossima stagione potrà fare la voce grossa ci sono invece parecchi punti interrogativi. Lui farà come sempre la differenza ma nell’ultimo anno prima del cambiamento di regolamento la sensazione è che a giocarsi i titoli saranno McLaren e Ferrari”.

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