Lo Slalom del 7 dicembre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

sabato 7 dicembre 2024

#1 giorni al GP di Abu Dhabi

 

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QUELLO CHE STA SUCCEDENDO

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DI CHE COSA SI PARLA STAMATTINA

L’ultimo GP di Hamilton su una Mercedes

  A Yas Marina la seconda sessione di prove libere dell’ultimo GP dell’anno si è chiusa nel segno delle McLaren, con Lando Norris al miglior tempo e Oscar Piastri al secondo. Leclerc aveva chiuso al comando le libere del mattino ma è stato penalizzato di 10 posizioni in griglia per un cambio del pacco batteria, qualunque cosa essa significhi. 

È l’ultimo GP di Lewis Hamilton su una Mercedes, ‘o fatto è chisto dicono i maestri del mestiere. Luke Smith su The Athletic ci si dedica anema e core raccontando scena e retroscena, la routine di una 246esima volta che stavolta è meno routine delle altre 245, nel caldo di mezzogiorno, seduto a un tavolo con il suo ingegnere di pista, Peter Bonnington, per pianificare il weekend prima della gara.

Dopo 12 anni, 84 vittorie in gara e sei titoli mondiali, le conversazioni di Hamilton con Bonnington, noto come Bono e spesso paragonato a un fratello, sono agli sgoccioli, ma professionali sempre. C’è un lavoro da fare seriamente fino all’ultimo minuto in cui ti pagano. L’imparabile definizione di Last Dance avvolge pure Lewis Hamilton e la Mercedes, ma è qui ormai da dieci mesi, da quando il 1° febbraio scorso è stato annunciato il suo passaggio in Ferrari per il 2025. 

Hamilton ha ammesso di aver sottovalutato la portata emotiva di un anno da trascorrere così, a metà strada. Ha sempre portato il cuore in mano – scrive Luke Smith su The Athletic – come dimostrano le lacrime versate dopo aver posto fine al digiuno di vittorie di due anni e mezzo a Silverstone. L’intimità del suo rapporto con la Mercedes gli consente un’onestà brutale che è sopravvissuta a delusioni significative, come la sconfitta del titolo 2016 contro il compagno di squadra Nico Rosberg o in modo più controverso quel che è successo ad Abu Dhabi tre anni fa, quando mancò un ottavo titolo mondiale da record.

Fabio Tavelli per Sky Sport Insider ha scritto a Hamilton una lettera aperta: Non immagini nemmeno quanto amore riverseranno su di te i tifosi del Cavallino. Anche tante aspettative, ma tanto tanto amore. E sono sicuro tu non sia nemmeno vicino al carrello dei bolliti. Li farai soffrire e gioire. Ti trascineranno, saranno la tua nona marcia sul cruscotto. E pazienza se non assaggerai tutte le prelibatezze di quella terra unica che è l’Emilia. Hai fatto bene a venire qui da noi a chiudere la tua meravigliosa carriera, Sir Lewis. Perché, diciamocelo fino in fondo, in molti possono dire di guidare o avere guidato una Mercedes. Ma una Ferrari… beh, la Ferrari è davvero per pochi. Per quelli come te.

Il rapporto con Leclerc

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Il primo incontro ravvicinato con il prossimo compagno Charles Leclerc non è andato benissimo. Per Leclerc. Daniele Sparisci sul Corriere della sera fa maliziosamente notare, con spirito, il passaggio del pilota monegasco dalla euforia per la riunione familiare ai dolori di una notte insonne per un’intossicazione alimentare” aggiungendo che giovedì c’era la cena con i piloti organizzata da Hamilton”. Riccardo Del Turco si chiederebbe: Lewis, che c’hai messo nel caffè? 

La riunione familiare era dovuta al fatto che su una Ferrari nelle libere ha girato anche Arturino, il fratello piccino di Charles. Tutto bellissimo – scrive sempre Sparisci -peccato che a rovinare il ritratto di famiglia siano vecchi problemi di affidabilità, ed è grave che siano riemersi nel momento decisivo della rincorsa Mondiale. Era già complicata prima con 21 punti da recuperare, figuriamoci adesso con dieci posizioni di retrocessioni sulla griglia di partenza da scontare per Leclerc senior. All’ultimo round del campionato la Ferrari è arrivata con le batterie esauste.

Jacopo D’Orsi ha intervistato per La Stampa Frédéric Vasseur, detto Grande Capo Rosso se non fosse appropriazione culturale. Hanno parlato anche di Lewis e del rapporto che si potrà costruire o non costruire con Leclerc. Lui dice: «Ho buone sensazioni. Si rispettano, collaboreranno. Charles è al corrente del progetto fin dall’inizio, lo sottoscrive, sa che è un’opportunità anche per lui». 

Vasseur ha dato anche risposte in punta di cinismo, uno se lo deve immaginare con la sua erre francese e con quella punta di spiritosa arroganza francese, per intenderci diciamo alla Platini, quando replica all’ex boss ferrarista Mattia Binotto. Quello gli manda a dire che lui Hamilton non lo avrebbe preso, e Vasseur gli risponde che «io non sono sicuro che Hamilton sarebbe andato alla Sauber. Sono felice che in tanti abbiano il tempo di commentare le nostre scelte, quando io ero in Sauber non parlavo di Ferrari».  

RUOTE

Altri britannici che vanno via da Ratcliffe: Pidcock lascia la Ineos

    Anche nelle ruote senza motore, anche nel ciclismo, c’è un grosso nome che lascia un team nel quale si sente il profumo dei soldi di sir Jim Ratcliffe. Rouleur la chiama la grande saga della stagione, il cosiddetto divorzio amichevole e riguarda Tom Pidcock, fuoriuscito dalla Ineos Grenadiers con tre anni di anticipo rispetto alla scadenza del suo contratto. Il britannico pare orientato a firmare per la ProTeam Q36.5, una squadra di livello inferiore sia in termini di divisione sia di budget. Significa che il suo calendario su strada dovrà essere costruito principalmente intorno a gare di secondo livello, confidando in qualche wildcard per le Classiche e i Grandi Giri.  

Questo cambiamento – dice Rouleur – rappresenta una svolta significativa per tutte le parti coinvolte: la Ineos, ormai lontana dal suo passato dominante, perde un punto di riferimento cruciale proprio nel mezzo di una fase di ricostruzione; la Q36.5, erede del defunto team Qhubeka, si assicura uno dei talenti più straordinari e riconoscibili del ciclismo, puntando a ritagliarsi un posto di rilievo ai vertici; e infine Tom Pidcock, libero di seguire la sua strada come desiderava, affronta a soli 25 anni una sorta di “crisi di metà carriera”, riflettendo sulla direzione da dare al suo futuro sportivo

Pidcock è uno di questi nuovi assatanati che se c’è la strada corre su strada, se c’è la ghiaia corre su ghiaia, se ci sono il fango e le scale si mette la bici sulle spalle e corre in mezzo al fango e lungo le scale. Ciclocross, mountain bike, gravel, cronometro, gare di un giorno, gare di tre settimane, dove lo metti là lo trovi: una volta sono le Strade Bianche di Siena, un’altra volta sono le strade gialle del Tour de France. Una carriera multidisciplinare cavalcata e spinta da Pinarello, perché dal punto di vista del marketing, era una scelta vincente: i successi di Pidcock potevano trainare le vendite di biciclette da strada, ciclocross e MTB, rendendolo una risorsa preziosa per il team

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IL CALCIO ITALIANO

Un passaggio decisivo per lo scudetto

  Una notte per dormirci sopra, più un giorno intero [oggi] e uno quasi intero domani. Per i ritmi del calcio contemporaneo, l’attesa che tocca al Napoli prima di rispondere all’assedio dell’Inter e al sorpasso dell’Atalanta è un tempo quasi eterno. È per questi motivi un momento chiave del campionato, sebbene sottotraccia. È un momento chiave perché servirà a capire quanto davvero Antonio Conte abbia messo di sé nella testa della squadra, ma fuori da ogni ragionamento tecnico sugli 1-0, fuori dai confronti con la versione di Spalletti, alcuni più ragionevoli, altri più grotteschi. È un momento chiave non tanto per il risultato che verrà, ma per misurare l’atteggiamento della squadra, per registrare cosa Conte avrà messo dentro questa lunghissima attesa, se ansia o leggerezza, se tensione o consapevolezza, prima di andare in campo davanti a uno stadio pieno contro la Lazio, la stessa avversaria da cui il Napoli è stato battuto in Coppa Italia giovedì sera. Così, i fantasmi salgono a due come le pizze di Totò in Miseria e nobiltà

  L’eliminazione dalla Coppa avrà radicato in Conte l’idea di avere un gruppo vero di undici-dodici elementi, senza troppe alternative, al contrario di quell’Inzaghi a cui assegna la disponibilità di due squadre e tre quarti. Posare lo sguardo sugli angoli vuoti è un suo tratto caratteriale. Ma è una verità che vive solo in superficie. Un utilizzo saggio della rosa sconsiglia – diciamo così – di cambiare undici giocatori su undici in una sera. Ha deciso di giocarsi la Coppa non con un turnover ma con il Napoli-B. È una scelta che dice come sul tavolo verde di Conte esista un solo numero: tutta l’Italia lo chiama scudetto, lui risponderà che è un piazzamento fra le prime-quattro. Il Napoli non ha una rosa troppo corta, come invece scrive Andrea Di Caro sulla Gazzetta. Ha una rosa adeguata agli obiettivi. Il Napoli ha davanti a sé fino a maggio 24 partite, l’Atalanta almeno una decina in più, l’Inter non meno di una dozzina e dovrà correre fino a metà luglio per il Mondiale di club. È in questo solco, in questa distanza, in mezzo alla tempesta di impegni e fatica che si gioca la partita, decisa dalla capacità di saper trovare l’equilibrio esatto tra una formazione giusta e la gestione dei riposi. 

Gli anticipi di ieri

  Paolo Tomaselli sul Corriere della sera fa notare che l’Inter ha fatto almeno 3 gol per la settima volta in 15 partite: considerato che Lautaro è fermo a quota 5 reti dal 3 novembre (gol al Venezia) e ci prova in tutti i modi senza riuscirci, è lecito pensare a ulteriori margini di crescita per la squadra di Inzaghi, che avrà anche «due squadre e trequarti» come ha detto Conte, ma ha pur sempre cinque competizioni stagionali da affrontare

| Paolo Condò su Repubblica dice che sono gare come questa a spiegare perché Inzaghi, malgrado il valore di incursori come Frattesi e adesso anche Zielinski, continui a privilegiare il centrocampo degli ultimi tre anni, quello nato dall’idea di retrocedere Çalhanoglu a play basso. Il ritmo di Barella e la qualità che Mkhitaryan porta in ogni zona del campo — ammirevoli ieri sia l’innesco per Dimarco che un paio di coperture difensive — trasformano il reparto in un hub per il quale passa il resto della squadra

| Nella vittoria dell’Inter sul Parma, Domenico Calcagno trova elementi di riflessione nel commento per il Corriere della sera. Scrive che i primi due gol (Dimarco e Barella) sono gioielli calcistici ed è questo il problema di Inzaghi, perché non si può pretendere di confezionare capolavori in serie. Un problema che nasce soprattutto dalla vena (del gol) perduta da Lautaro. Il capitano lotta, ma non è ancora efficace e letale come lo scorso anno. I gol non sono una questione estetica, uno vale uno, quello brutto o fortunoso vale come il doppio cesello Dimarco-Mkhitaryan. Servono gol sporchi per evitare sorprese e serve che il centravanti faccia il centravanti.

  Date a Gasperini i giocatori che vi rendono insofferenti, irritati, impazienti, dategliene a manciate e lui li renderà pescatori di rivincite. Dopo aver visto segnare Zaniolo contro la Roma e De Ketelaere contro il Milan, Paolo Condò scrive stamattina su Repubblica che se ci fosse uno scarto del Real in nerazzurro già conosceremmo stamattina il nome del marcatore della super-stra-bella partita di martedì sera in Champions. La definisce la componente irridente della bravura bergamasca. Il Milan è stato all’altezza per poco più di un tempo e l’alternanza offensiva – continua Condò – è stata uno spettacolo perché Leao, pur bisticciando un po’ con la posizione da tenere, ha aggiunto alla panna montata (la rabona per Theo) una giocata di sostanza (l’assist per Morata). Ma l’equilibrio è durato 45 minuti

Luigi Garlando sulla Gazzetta ricorda che Charles De Ketelaere è il presunto errore di mercato di Paolo Maldini. Maalox per la pancia del Diavolo, perché quando si pronuncia il nome di Maldini a Milanello s’imbizzarriscono i cavalli. Definisce l’Atalanta una cometa e scrive che una cometa non si può nascondere. La Dea corre per lo scudetto non perché vince, ma per come vince. Con una maturità nuova che le consente di leggere alla perfezione ogni partita. Rosola l’avversario nel primo tempo e lo impiatta nel secondo. Allora questo Milan staccato dalla corsa per lo scudetto gli pare “piccolo e lontano, con l’avvilente sensazione di scalare una montagna con mocassini in vero cuoio: ogni volta che prova a risalire, scivola giù.

Di Atalanta sulla Gazzetta parla anche don Fabio Capello. Bisogna anche essere onesti, quella di ieri sera non è stata la migliore versione dell’Atalanta. Ha faticato a trovare gli spazi, il Milan gli ha concesso poco. Ma ha trovato due gol da calcio da fermo, altro segnale importante: significa che i giocatori vogliono la vittoria, si buttano dentro cattivi

[Onestamente è diventato ormai impossibile sentir parlare Capello senza pensare a Max Giusti  – le sue imitazioni calcistiche oggi sono su Slalom Pop Corn]

GIUDIZI UNIVERSALI

Gabbia Fuori dal campo puoi scambiarlo per il commercialista del piano di sotto. In campo, a volte sembra un marines: coltello fra i denti e agonismo da vendere. Sempre più imprescindibile” [Carlos Passerini, Corriere della sera].

Lookman “Resta imboscato chissà dove per tutto il primo tempo, a sistemarsi le treccine, poi d’un tratto decide che è ora di chiuderla. E lo fa da solo: mezz’ora mostruosa, da top player, con tanto di gol sentenza. Eccolo, l’hombre del partido. Sempre più su” [Carlos Passerini, Corriere della sera]

    LA PECORA NERA  Lautaro Martinez

Aiuto, si è rimpicciolita la porta. Lautaro non segna più, preda della sindrome del gol mancante. Due le reti divorate, la prima clamorosa” [Sebastiano Vernazza, la Gazzetta dello sport]

  È STATA TUA LA COLPA Theo Hernandez

Sulla punizione del primo gol, è vero, la spintarella c’è. Ma lì devi restare in piedi, ragazzo, non puoi perdere il contrasto. Si rialza un po’ con la palla per Leao che innesca il pari. Ma resta un momento complicato” [Carlos Passerini, Corriere della sera]

Il Theo dei giorni d’oro era un’altra cosa” [Andrea Ramazzotti, La Gazzetta dello sport]

    IL TELECO-SLALOM

 La giornata di sport in tv

 Quello che c’è da vedere e da sapere sugli eventi di sport in tv di oggi

      Se la Juve di Motta sta correndo più lenta della Juve di Allegri e se il Bologna di Italiano sta andando meglio del Bologna di Motta, uno viene indotto a credere che un verdetto possa essere scritto. Emanuele Gamba su Repubblica considera che la Juve di Motta ha, al momento, 7 punti meno di quella di Allegri: una voragine. Tuttavia Max aveva una squadra a fine ciclo ma zeppa d’esperienza, non faceva le coppe, non aveva tutti questi infortuni e alla fine chiuse terzo con 71 punti, 1,87 a partita, la stessa media attuale. La logica dice che la Juve mottiana è destinata a migliorare perché l’emergenza infortuni rientrerà, il mercato porterà rinforzi e i giovani si faranno un poco esperti. E dice anche che pure a Bologna Motta partì come un accumulatore seriale di pareggi e soltanto nella seconda parte del campionato prese il volo, anche se quella era la sua seconda stagione bolognese.

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  PENSIERI E PAROLE  Il giullare Marocchino

➣  Conceiçao l’ha convinta?

«È una saponetta, punta l’uomo. È un moscerino, non lo prendi. E poi è produttivo, o fa gol o li fa fare. Un ottimo acquisto, come Thuram». 

➣  Della rosa di oggi chi avrebbe potuto giocare o crescere nella sua Juventus?

«Bremer di sicuro. Che perdita. E poi Cambiaso, il più in forma. L’80% dei giocatori italiani va a 80 all’ora, lui va a 90, ha un turbo. Alla faccia di chi critica le categorie inferiori… Quanto mi piacciono: calcio di periferia e poi via a mangiare in trattoria».

➣  La diverte il calcio di oggi?

«Gli highlights sì, tanto. Le partite le guardo per lavoro ma insomma… Vedi 40 minuti di possesso in fase difensiva, altri 10 in cui guardano se è gol o no. C’è tanto osso e poca polpa. Ma sono curioso e mi pongo come un giullare, quello che scherza ma dice la verità e quello che altri non dicono». [intervista di guendalina galdi, la Gazzetta dello sport]

  PENSIERI E PAROLE  L’ossigeno di Walter Sabatini

 Sabatini, quanto le manca il calcio?

«Molto, tanto quanto mi manca l’ossigeno. Per me il calcio è sempre stato questo. Ma vedo tutte le partite che posso. Certo, è una surroga: per vivere bene il calcio serve un po’ di paura, che vivi solo se sei coinvolto direttamente. Dovesse arrivare una chiamata sarebbe il miglior antibiotico possibile».

➣  Perché scommettere ancora su Walter Sabatini?

«Le rispondo con la mia solita arroganza: perché sono ancora il migliore. Solo che l’avvento della cultura americana, dello scouting fatto dai presidenti sta facendo perdere quota al ruolo del direttore sportivo. Ma un ds fa tante cose, è il vero mediatore di ogni situazione psicologiche, non solo tecnica. Per gli americani siamo una figura invadente». [intervista di andrea pugliese,La Gazzetta dello sport]

L’altro futuro di Edoardo Bove

  Edoardo Bove non giocherà più. Non in serie A. Sarà un altro Eriksen. Metterà il defibrillatore sotto pelle e non gli sarà più possibile ricevere l’idoneità sportiva, non nel nostro Paese. Eriksen è andato a prendersela in Inghilterra, tornando a giocare in Premier dopo l’esperienza all’Inter e tornando pure in Nazionale. A Bove casomai sarebbe preclusa anche quella. 

Filippo Conticello riepiloga stamattina da Firenze: A meno di eventuali complicazioni post-operatorie, la settimana prossima sarà già tempo di dimissioni. I suoi compagni lo aspetteranno subito dopo al Viola Park, come ha ammesso il compagno Dodò in una incauta live su Twitch: il terzino brasiliano ha fatto infuriare il suo club, abbottonato da giorni nel più intransigente dei silenzi. La decisione di impiantare un apparecchietto, sottopelle e salvavita, è comunque definitivamente presa e le conseguenze sono state accettate. Certo, è servito un faticoso lavoro, anche psicologico, dell’équipe medica guidata dal prof. Pasquale Bernardo. E un bagno di realismo di tutta la famiglia Bove, una volta superata la paura e verificati i miglioramenti costanti di Edoardo, ragazzo sensibile e di cervello fino, ben più maturo dei suoi 22 anni. Il calciatore viola ha dovuto digerire questo cambio di realtà brutale.

Questi giovani degenerati che non pensano al pallone

Giorgio Marota sul Corriere dello sport-stadio recupera un tema di cui si discute da parecchio. La riferita disaffezione dei giovani per il calcio. Una volta gli adulti erano preoccupati che non studiassero. Secondo diverse ricerche – scrive – una commissionata addirittura dall’Eca, l’associazione dei club europei, il 40% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni non prova alcun interesse per il calcio e un adolescente su tre ha smesso di seguirlo perché dice di avere di meglio da fare

Ecco. È evidente che per l’industria del calcio si tratti di una sciagura, ma con uno sguardo più ampio e largo, forse, per esempio, si potrebbe considerare che stanno crescendo più tennisti, più saltatori in lungo, più pallavolisti, più batteristi e chitarristi, più ballerini, più ingegneri del suono, più chef, più ristoratori, perfino forse più lavoratori di nuovi lavori che ancora non conosciamo e speriamo anche più oncologi, chi lo sa, chi può dirlo. 

Invece no. ‘O pallone. Devono giocare a pallone, altrimenti dove andremo a finire, signora mia. Se i ragazzi non hanno un pallone fra i piedi, è un segno dell’apocalisse in arrivo. Marota scrive che nella sede dell’International Football Association Board esistono delle “strade percorribili” per arginare questa emergenza che non deve essere dunque solo nazionale, non è solo italiana. Una strada percorribile per esempio è stata individuata e segnalata in quella che viene descritta come la “demonizzazione dei videogiochi e dei social”. L’Ifab metterà forse in piedi delle ronde, chi lo sa, arriveranno dei sorveglianti dentro casa, vigilanti, oppure dei bot si aggireranno su TikTok per iniettare virus negli smartphone dei teenager facendo piovere dei Super Santos dall’alto come nel deserto la manna al popolo eletto. I ragazzi li stopperanno di petto, palleggeranno e finalmente torneranno a spaccare i vetri nei salotti. Come ai bei tempi di una volta. 

L’altra strada, riferisce sempre il Corriere dello sport-stadio è che all’Ifab stanno valutando il tempo effettivo di gioco, il divieto di passare al portiere il pallone più di una volta se l’avversario non ha interrotto l’azione, la rimessa laterale da effettuare con i piedi dalla metà campo offensiva e il tiro libero senza barriera in caso di fallo grave

Oh finalmente ci siamo. Bastava parlare con loro, bastava ascoltarli, in giro è pieno di sedicenni che dicono di non seguire più il calcio perché ‘sta rimessa laterale si batte ancora con le mani. 

È sempre meravigliosa e sorprendente la capacità degli adulti di prendere decisioni nel nome dei giovani, immaginando di sapere cosa vogliono i giovani. 

    Spagna

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Il problema del Real non è Mbappé

Sentite, noi adesso stiamo tutti parlando di questa crisi di Kylian Mbappé e di come il suo arrivo a Madrid abbia cambiato il Real solo in peggio. Ma è un alibi, Mbappé è un alibi dentro una crisi più grande, la crisi del real. Lo dice Santiago Segurola dalla sua colonna di commento per Diario AS dopo la quinta sconfitta stagionale a San Mamés, teatro di una partita da spiriti forti. L’Athletic, secondo Segurola, l’ha vinta per merito e per superiorità in tutti i dettagli decisivi. Il Real non perdeva a Bilbao dal 2015. È una delle rare volte in cui Segurola scrive della squadra per cui tifava da bambino [e non è il Real], ma lo fa fotografando la vittoria dal lato delle ombre, ricordando come un anno fa, alla prima partita della stagione, il Real impressionò a San Mamés per tutto ciò che ora gli manca. Vinsero 0-2 nel giorno della presentazione di Bellingham al campionato spagnolo, con una linea di centrocampisti che non includeva né Kroos né Modric. Fu interpretato come l’inizio di una nuova era, il tempo degli atleti. Giocavano Tchouameni, Camavinga, Valverde e Bellingham. Davanti Rodrygo e Vinicius. La profezia non si è avverata: Kroos ha iniziato a far capire la sua importanza, si è progressivamente riaffermato da titolare e nessuno lo ha più spostato dal suo posto. Si dice che giocatori come Kroos appartengano al passato del calcio. Lo ha detto Uli Hoeness quando il centrocampista tedesco ha annunciato il suo ritiro. Ancelotti ha commentato in qualche occasione che il calcio va inesorabilmente verso l’esuberanza degli atleti, il dinamismo, la potenza, la massima energia. Non è una posizione nuova. Di tanto in tanto, diciamo che un ciclo si è chiuso, si annuncia l’inevitabile arrivo dei tamburi e la fine dei violini, accade così dalla preistoria del calcio.

Poi il Real va in campo e si accorge che invece dei violini avrebbe bisogno, sente la mancanza della saggezza di Kroos e desidera un Modric di quattro o cinque anni più giovane. È possibile che il calcio stia andando nella direzione opposta a ciò che hanno significato questi due grandi giocatori, ma alcuni dati invitano a mettere in discussione questa certezza. A luglio – spiega Segurola – la Nazionale spagnola ha vinto gli Europei con giocatori che si sono distinti per intelligenza, ingegno e bravura, senza perdere un solo grammo di capacità agonistica. In questa stagione, il Barça ha ritrovato prestigio con un gruppo di giocatori che non impressionano per la loro presenza fisica, ma per la loro finezza e lucidità, senza che queste qualità gli impediscano di correre. Mbappé sta certamente attraversando una fase senza precedenti nella sua carriera, una ricerca che da fuori appare angosciante. Ma la sua ansia aumenta perché le sue disavventure nascondono i deficit strutturali della squadra, soprattutto a centrocampo

A Bilbao ha perso da un Athletic che ha otto titolari nuovi rispetto allo scorso anno – Arrizabalaga, Gorosabel, Yeray, Adama Boiro, Beñat Prados, Jaureguizar, Sancet e Berenguer – alcuni con una carriera ancora breve in prima squadra. Ma attenzione a pensare che Ernesto Valverde proponga un calcio fatto di giovinezza e di energia. Un calcio – diciamo così – moderno. L’Athletic non fa calcio, l’Athletic gioca a pallone. 

VITE OLIMPICHE

In Austria hanno i cheerleader

Si chiamano Fearleaders e sono ritenuti la prima formazione europea di cheerleader composta da uomini o persone non binarie. Si esibisce ai margini delle partite della squadra femminile di roller derby. In sostanza, come scrive Ashifa Kassam sul Guardian, le donne si spingono, si picchiano e si scontrano, gli uomini fanno spettacoli acrobatici con i loro pompon, uno spettacolo acrobatico e di scuotimento dei fianchi durante l’intervallo.

Andreas Fleck, uno dei fondatori dei Fearleaders, spiega che l’idea era giocare con gli stereotipi, giocare con l’idea che i maschi siano eroici e forti in campo, avendo a bordo campo delle ragazze molto sessualizzate che fanno il tifo. Vienna è diventata nel 2011 sede della prima squadra di roller derby, composta principalmente da donne, con un loro stile di gioco ferocemente aggressivo e full-contact. Fu allora che Fleck insieme con degli amici si chiede se ci fosse un modo per spingersi oltre, un modo per creare una «frattura tra il roller derby, uno sport molto fisico praticato da ragazze, e questi uomini più fragili, delicati, a bordo campo»

In realtà qualche stereotipo si rintraccia in controluce pure in questo contro-stereotipo: perché probabilmente si può essere pure delicati e giocare a roller derby, forse, chi lo sa. I Fearleaders sono una trentina e il Guardian indugia nel descrivere pantaloncini, bretelle, fasce colorate.

Hanno fatto tendenza. Nel 2016 la Francia ha creato a sua volta una squadra di cheerleader tutta al maschile, si chiama Les Scrimmage People e sostiene la squadra di roller derby di Lille, altre sono successivamente nate a Montreuil e in Bretagna.

   LEGGI ANCHE  | Chi guadagna con le cheerleader

27 OTTOBRE 2024

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