Il Mondiale per club di cui in America non sanno quasi niente

Lo studio di Telemundo a Miami fa molto grande evento, fa molto grande attesa, fa molto anni Ottanta. È laggiù che alle sette della sera ora dell’Europa centrale si terrà il sorteggio per la composizione dei gironi del nuovo Mondiale per club, con 32 squadre in gara anziché 7, un mese di partite di calcio in estate anziché una settimana in inverno [dal 15 giugno al 13 luglio]. È il nuovo giocattolo di Gianni Infantino, sospettato di essere la mano nascosta dietro il precedente progetto anti UEFA di Superlega. Per questo nuovo bancomat scassa-equilibri, se non altro, ci si deve qualificare attraverso le competizioni nazionali e continentali. La faccia è salva, ormai ci facciamo bastare questo. 

Il problema è un altro. La competizione che Infantino ha definito «innovativa e inclusiva» sta facendo più fatica del previsto a essere considerata pure indispensabile. Forse a nome del suo polo tv, forse a nome del PSG, forse a nome dell’ECA, forse a nome personale, Nasser al-Khelaïfi non dubita dell’interesse, dice che in fondo «non aggiunge molto impegno ai giocatori perché si svolge solo ogni quattro anni e con un numero limitato di squadre»

Se si trovasse al buio e senza guardie del corpo dentro una stanza con il pallone d’oro Rodri, la faccenda rischierebbe di diventare imbarazzante. Il Mondiale per club è il fumo negli occhi dell’attuale miglior calciatore del mondo, allo stesso tempo il più nobile degli infortunati. «Se le cose continuano così, a un certo punto non avremo altra scelta che scioperare» ha detto lo spagnolo a metà settembre. «Nessuno ci ascolta» si è lamentato Jules Koundé, nazionale francese del Barça. Più di due mesi dopo, «il fastidio e l’irritazione sono allo stesso punto» riassume David Terrier, membro del comitato mondiale della FIFPro, il sindacato mondiale dei giocatori, presidente della FIFPro Europe. 

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L’impossibile rivolta

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Ma lo sciopero non ci sarà. Non al Mondiale per club. Forse mai. Come faceva notare a settembre Jonathan Liew sul Guardian la lotta di classe dei calciatori non può esistere perché essi non sono una classe. Ci sono calciatori che nei loro contratti hanno previsto un bonus se superano un tot per cento di presenze. Più partite si giocano più turnover deve essere previsto, più turnover è previsto più possono raggiungere il bonus, e dunque guadagnare. Ci sono calciatori che quel Mondiale per club, questo calendario così affollato, non lo vedono come Rodri, non gli pare un fastidio, ma un’opportunità. 

La questione è stata affrontata la settimana scorsa durante l’assemblea generale annuale della FIFPro in Indonesia. Ieri il sindacato stava valutando la possibilità di diffondere una nota per mantenere alta la pressione sui dirigenti del calcio mondiale. Secondo quanto riferisce The Athletic, nelle ultime settimane si sono svolti tre incontri tra FIFPro e UEFA sul tema del calendario, mentre il 28 ottobre la FIFA ha creato un gruppo di lavoro consultivo sulla salute e il benessere dei giocatori, guidato da Arsène Wenger: prima riunione in programma il 12 dicembre. 

Di certo non sembra che gli americani siano particolarmente eccitati all’idea di avere il Mondiale per club in casa loro l’estate prossima, la prima di due estati di fila in cui il soccer – appunto – si infila in mezzo al baseball. Neppure la presenza dell’Inter Miami di Messi sembra finora un buon motivo per strapparsi i capelli. Sabato negli USA è in programma la finale di MLS Cup tra i Los Angeles Galaxy e i New York Red Bulls, LA vs NY come il mese scorso per il titolo del baseball. 

 

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25 OTTOBRE 2024

 

Poteva essere una partita a cui affidare il compito di selezionare la squadra USA da mandare ai Mondiali. Solo che Gianni Infantino – scrive The Athletic – non ha aspettato la finale del campionato nordamericano per distribuire il biglietto rimasto. Ha colto al volo l’occasione di un’Inter Miami al primo posto dopo la stagione regolare negli USA per far cadere su quel prato il suo biglietto di invito. “Lionel Messi – dice The Athletic – è un venditore migliore dei Galaxy, anche se pochi giorni dopo la stagione regolare, Miami è andata fuori dai play-off perdendo da Atlanta. 

È chiaramente marketing, ha riassunto Bruce Arena, allenatore del San José, alla radio TalkSport. La FIFA in effetti ne ha bisogno. In estate Apple TV+ si è ritirata dalla corsa per i diritti televisivi. Si è fatta avanti da pochissimo DAZN. L’elenco degli sponsor – un marchio di birra e un marchio di elettrodomestici – tarda a crescere. Nulla si sa né dei prezzi né di quando i biglietti verranno messi in vendita. A parte qualche affacciata discreta sui maxi schermi di Times Square a New York, la promozione dell’evento negli USA è ferma. Il sito World Soccer Talk ha detto che la maggior parte dei tifosi americani non ha idea dell’esistenza di questa Coppa del mondo per club. Il grosso degli stadi si trova sulla costa orientale, con una differenza oraria più favorevole all’Europa [6 ore]. Solo il Rose Bowl di Los Angeles e il Luman Field dei Seattle Sounders ospiteranno partite dall’altro lato del Mississippi. Secondo L’Équipe il pubblico americano guarderà in prevalenza  la Nazionale impegnata nella Gold Cup. Desta molto più interesse l’arrivo di Mauricio Pochettino come nuovo allenatore

Qui The Athletic ha preparato un’essenziale profilo di tutte le 32 squadre impegnate al Mondiale. 

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