Il GP di Formula 1 nel paese dove la patente a una donna è una concessione
▻ È dentro l’area di un triangolo con tre donne ai vertici che stanno strette tutte le contraddizioni del primo GP in Arabia Saudita, di certo storico e chissà se decisivo per uno dei Mondiali di Formula Uno più belli di sempre. La prima si chiama Reema Juffali, non c’era mai stata una pilota saudita fino al suo arrivo. È stata chiamata a fare da testimonial alla corsa e guiderà per un giro di fronte al mondo, al volante di una Williams del 1979, a una settimana dalla morte di sir Frank. Ha 29 anni e sta partecipando alla Formula Tre britannica. Ha studiato a Boston e ha preso la patente in America. Nel suo Paese non si poteva fino a tre anni fa. Il 24 giugno del 2018 è caduta una barriera, ma solo a metà, dentro i confini di un regno dove le donne hanno bisogno del consenso di un uomo, diciamo pure del permesso, per far tutto. Per andare a scuola, per sposarsi, per prendere un passaporto. Il consenso di un fratello, un padre, un marito. Il loro tutore.
La seconda donna del triangolo, Loujain al-Hathloul, si è fatta mille giorni di carcere proprio per questo. Venne arrestata a Riad con altre attiviste nel maggio del 2018. Manifestava per la libertà di guida e per molto altro. La comunità internazionale ha fatto un poco di ammuina tra una Supercoppa e l’altra. Lei ha iniziato uno sciopero della fame un anno fa. La sua liberazione è arrivata la scorsa primavera, sua sorella Lina ne ha dato l’annuncio su Twitter, ma restano in piedi i sospetti che in prigione sia stata torturata durante gli interrogatori. La Corte d’appello di Riad ha respinto le accuse. L’onere della prova spetta a Loujain. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ha scritto sul Fatto quotidiano che lei e le sue due compagne di carcere, Samar Badawi e Nassima al-Sada, “oltre a non poter effettuare viaggi all’estero per i prossimi cinque anni, vivono col terrore di essere nuovamente arrestate poiché le loro condanne non sono state annullate ma solo sospese”.
Così, il ruolo di Reema e le patenti da guida distribuite alle donne, hanno tutta l’aria di essere un magnifico fondale di comodo per un Gattopardo arabo. Una fetta del piano Vision 2030 per la diversificazione dell’economia. La caduta del divieto di guida è stata pensata per una trasformazione del mercato. Secondo Forbes, le donne rappresentano il 62% della clientela automobilistica negli Stati Uniti. In Germania posseggono il 42% di tutte le patenti e la stessa percentuale si registra in Spagna, nella Repubblica Ceca tocca il 48%; in Canada e in Nuova Zelanda sfiora il 49%. Il New York Times ha scritto che le autorità saudite sostengono di aver rilasciato decine di migliaia di patenti di guida alle donne, si parla di almeno 70 mila. Ce n’è testimonianza sui social con l’hashtag #saudiwomendriving. Stanno nascendo campagne pubblicitarie rivolte prevalentemente a una clientela femminile, ma resta fermo il principio del mahram, il tutore.
La terza donna si chiama Hatice Cengiz ed è la fidanzata di Jamal Khashoggi, il giornalista ucciso nell’ambasciata saudita di Istanbul. Il Washington Post ha pubblicato una sua lettera aperta per Justin Bieber, la pop star invitata a tenere domenica uno spettacolo al circuito di Jeddah, nel giorno della gara.
“Poco più di tre anni fa – ha scritto Cengiz – il mio fidanzato è entrato nel consolato saudita a Istanbul credendo che avrebbe ritirato alcuni documenti necessari per il nostro matrimonio. È stato invece assassinato da agenti che agivano su ordine del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Forse hai sentito parlare del suo caso. Il suo brutale omicidio ha fatto il giro del mondo. Da allora, molte organizzazioni per i diritti umani chiedono giustizia. Ecco perché ti scrivo con una supplica: annulla la tua esibizione del 5 dicembre in Arabia Saudita. È una opportunità unica per inviare al mondo un messaggio potente: il tuo nome e il tuo talento non saranno usati per ricostruire la reputazione di un regime che uccide i suoi critici. Non ci sono dubbi sulle circostanze dell’omicidio di Jamal. Un’indagine dalle Nazioni Unite lo considera un crimine internazionale e ritiene l’Arabia Saudita responsabile. L’intelligence statunitense ha attribuito la colpa al principe ereditario stesso. L’invito ti arriva direttamente da lui, MBS, come lo chiamano. Nulla di significativo accade in Arabia Saudita senza il suo consenso, certamente non un evento così importante e appariscente come questo. Il tuo volto è anche sul sito web, accanto al suo, il carnefice del mio fidanzato Jamal. So che ti dedichi ai tuoi fan e vai in Arabia Saudita per loro. Tuttavia, ci sono centinaia di sauditi, di ogni età, di ogni provenienza e di ogni credo religioso che languono in prigione, puniti per aver semplicemente espresso la loro opposizione alla spietata dittatura saudita di MBS. Tu hai pubblicato un album che hai intitolato Justice e uno che hai chiamato Freedom. L’Arabia Saudita ha un disperato bisogno di entrambi. Non cantare per gli assassini del mio amato Jamal. Per favore, parla e condanna il suo assassino, Mohammed bin Salman. La tua voce sarà ascoltata da milioni di persone. Se ti rifiuti di essere una pedina di MBS, il tuo messaggio sarà forte e chiaro: non mi esibisco per i dittatori. Scelgo giustizia e libertà al posto del denaro”.
Dentro l’area piena di contraddizioni di questo triangolo c’è pure la posizione di Liberty Media, i proprietari del tendone della Formula Uno. Con la voce del gran capo Stefano Domenicali difendono la scelta di una corsa in Arabia. Non è più tempo di azioni come ai tempi di Nelson Mandela, ha detto tempo fa il manager italiano in una intervista ai media inglesi. In mezzo a tutto questo profumo di soldi e di benzina, non è più tempo di boicottaggio all’apartheid, anche se c’è sempre un tempo per l’apartheid.
L’email con il dress code
“Nei giorni scorsi, tante polemiche erano state fatte sul dress code imposto al personale delle squadre e ai giornalisti per accedere nel paddock. Guillaume Capietto (team manager della Prema di Formula 2) aveva pubblicato su Twitter alcuni screenshot della mail ricevuta dagli organizzatori dell’evento. Nella mail, pur non obbligando l’utilizzo di abiti tradizionali, si vietavano i pantaloncini agli uomini e si imponeva alle donne di coprire spalle, braccia e gambe, almeno fino a gomiti e ginocchia. I promotori del Gp la bollarono come fake news, ma le ritrattazioni ebbero più l’aria di un ripensamento”. – di giorgio burreddu, Corriere dello sport-stadio
la classifica Verstappen 351.5, Hamilton 343.5, Bottas 203, Pérez 190, Norris 153, Leclerc 152
Verstappen sarà campione del mondo se:
1) vince il GP con il giro più veloce e Lewis Hamilton finisce dal sesto posto in giù
2) vince senza giro veloce e Hamilton non arriva più su del settimo posto
3) chiude al secondo posto con il giro più veloce e Hamilton non finisce nei primi nove
4) chiude al secondo posto senza giro veloce e Hamilton resta fuori dai primi dieci.
Negli altri casi il Mondiale sarà deciso all’ultima corsa.
mappe La pista
Su Motorsport si trovano un po’ di dettagli tecnici interessanti sulla pista realizzata dall’architetto Hermann Tilke. Un circuito cittadino atipico, privo di curve a 90 gradi, il più lungo (6.174 metri) e probabilmente il più veloce (lo scopriremo), al massimo secondo dietro Monza. Motorsport dice che si tratta di “un tracciato che dovrà essere affrontato con monoposto molto scariche aerodinamicamente alla ricerca di un’elevata velocità massima: alla curva 27, dove ci sarà la staccata più impegnativa delle sette previste, si dovrebbe giungere a oltre 317 km/h per una decelerazione di oltre 200 km/h con una forza di 4,3 g”.
È stato calcolato che useranno il freno per il 14% del tempo di un giro, la pole position dovrebbe aggirarsi intorno al tempo di 1’28”. In assenza di dati, la Pirelli ha rinunciato alla mescola più tenera. La curva 13 viene presentata come la più impegnativa per gli pneumatici.
Su F1 Grand Prix, Roberto Valenti sottolinea che “diverse zone del circuito sono piuttosto strette e senza vie di fuga, a causa dei muri molto vicini ai bordi della pista. La probabilità che entri in scena la safety car è abbastanza alta, e questo influirà sulle strategie”.
Avere un motore performante a Jeddah sarà sicuramente un fattore da non sottovalutare, ma la pista non è tutta dritta, anzi. Ci sono alcune curve molto veloci e queste potrebbero favorire la Red Bull. I circuiti con queste caratteristiche finiscono sempre per ribaltare i valori in campo | Hermann Tilke intervistato da Sport1
titoli | La Gazzetta dello sport: “Il duello dei boss. Horner-Wolff. Battute feroci e reclami. Il Mondiale sale sul ring” | “Altro che numero 2. Sainz punta Leclerc. Un derby inatteso in casa Ferrari”
in tv domani ore 14.30 e 18 Sky: prove libere | sabato ore 18 Sky: qualifiche | domenica ore 18.30 Sky: GP Arabia Saudita