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Traditore di uno Mbappé: meglio pensare a Paulette Foppa
Povero Kylian Mbappé, due volte traditore dei suoi. Il PSG senza di lui affonda nella mediocrità dell’élite internazionale. Il Real Madrid, con lui, ancora non ha trovato una formula per spaccare in due la concorrenza, come dovrebbe fare con la rosa di cui dispone. Così mentre la Spagna discute di questa crisi, la Francia si interroga sulla sua serenità ma si dispone a consegnare anema e core a Paulette Foppa, la stella della Nazionale femminile di pallamano che inizia stasera la sua corsa agli Europei.
È una scena che noi italiani vediamo riprodotta nello sci, forse in tutti gli sport invernali: le donne vanno meglio degli uomini. Sono più competitive. Vincono di più. È stato vero fino a un anno fa anche per le Nazionali di rugby. L’Olimpiade di Parigi l’ha certificato per la Nazionale di pallavolo. In Francia vale adesso per la Nazionale di pallamano, la più grossa delusione olimpica in campo maschile. Le ragazze sono arrivate all’argento e cominciano oggi gli Europei di pallamano con un obiettivo chiaro, l’oro, dice la stella Pauletta Foppa a L’Équipe nel giorno in cui comincia la manifestazione.
Il più grande Europeo femminile di pallamano della storia arriva quando in genere tutto è meno illuminato, nell’edizione post-olimpica, appena tre mesi dopo i Giochi di Parigi. Ma le partite di Parigi hanno coinvolto in tutto 9 squadre, mentre stavolta sono 24, nel torneo co-organizzato da Austria, Ungheria e Svizzera.
Partecipano le 16 squadre dell’edizione 2022 inclusa la Macedonia del Nord che si era qualificata per la prima volta dal 2012. Due sono le debuttanti in assoluto, le Isole Faroe e la Turchia. La prima è diventata la nazione più piccola di sempre a qualificarsi. La Repubblica Ceca torna dopo aver saltato l’edizione 2022, l’Austria non giocava dal 2008, l’Islanda dal 2012, Slovacchia e Ucraina dal 2014. Il Portogallo è alla sua seconda presenza dopo il debutto nel 2008.
L’Italia non c’è, ma ha portato due arbitri, si chiamano Gianna Merisi e Andrea Pepe. La Norvegia ha vinto nove volte su 15, otto titoli nelle ultime 10 edizioni: lasciando una briciola al Montenegro nel 2012 e un’altra alla Francia nel 2018, una delle due sole volte nella storia in cui non è arrivata in semifinale [l’altra è stata nel 2000].
Eccola, la Francia, allora. Così forte che Paulette Foppa all’età di 23 anni è già campionessa di tutto: Olimpiadi 2021, Mondiali 2023, Euro 2018. Non si accontenta. Il nuovo allenatore Sébastien Gardillou ha posto come obiettivo la semifinale, ma il quarto posto nell’edizione precedente è stato vissuto come un fallimento e ha portato a una rivoluzione nel gioco offensivo, con l’esclusione – aaargh – dell’amatissima Grâce Zaadi Deuna.
Il leggendario allenatore Olivier Krumbholz si è fatto da parte, un nuovo ciclo inizia, ma inizia con tutte le vice-campionesse olimpiche di tre mesi fa, con l’eccezione di Cléopatre Darleux [non convocata] e Méline Nocandy [infortunio a una coscia].
Dal 2016 Les Bleues hanno mancato solo tre finali in dodici competizioni internaizonali. Hanno vinto quattro titoli e nove medaglie, mentre il bilancio degli uomini tocca quota tre e sette. Diciassette delle diciannove selezionate per questo Europeo giocano in Champions League, e tutte in squadre candidate al titolo: Metz o Brest in Francia, Györ o Ferencvaros in Ungheria, il Lubiana in Slovenia.
Questo sviluppo, spiega L’Équipe, è stato guidato e sostenuto dalla Federazione e in particolare dal suo attuale presidente Philippe Bana, nel suo precedente ruolo di direttore tecnico della nazionale [dal 1999 al 202]. Un cammino che ha portato anche a una equiparazione dei premi già dal 2000: oggi sono 40.000 euro per un titolo europeo o mondiale, alle donne come agli uomini. Le nazionali francesi beneficiano pure delle stesse condizioni di allenamento e di viaggio degli uomini, di uno staff altrettanto ampio, della stessa esposizione mediatica. La loro partita d’esordio stasera sarà trasmessa da TF1 oltre che da beIN Sports. Come i Mondiali maschili del prossimo gennaio.
Esiste ancora un’ultima grande disuguaglianza: le indennità giornaliere durante i ritiri. La proporzione è di uno a tre. Ma Bana promette a L’Équipe di trovare i fondi per sanare la questione. Estelle Nze Minko ha però ancora la sensazione che alle giocatrici di pallamano non sia riconosciuto appieno il loro valore. Dice: «Penso che qualsiasi sport maschile con i risultati ottenuti da noi sarebbe molto più in risalto di noi. Le persone comuni conoscono forse i nostri nomi?».
L’EDICOLA
Che cosa si legge oggi in Europa
Le prime pagine di sport dai quotidiani di Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, Portogallo, Germania
EUROGOL
I rumori della Champions
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Mbappé ha fatto la fine di Giachetti
Chi davvero ancora credesse che un pallone da calcio pesa tra i 410 e i 450 grammi previsti dal regolamento, può andare a riguardarsi il calcio di rigore tirato e sbagliato ieri sera da Kylian Mbappé dentro lo stadio del Liverpool, dove tutto è più grande, tutto è più spaventoso, tutto è più tremendo. Dunque tutto più pesante. Anche un pallone tra i piedi di un giovane uomo che si sentiva in cima al mondo e che adesso ne è quasi sotterrato, perché l’invidia è cara agli dèi. Stava passando il treno del pareggio, alla stazione non si è fermato. Lucas Vázquez era andato a catturare uno di quei rigorini così contemporanei, così televisivi, facendosi un po’ schiacciare il piede e un po’ acciaccare la tibia, in sostanza porgendosi generosamente all’impatto in modo che un VAR zelante non potesse mai coglierlo in fallo. C’erano una volta i simulatori, con la VAR siamo nel tempo degli amplificatori.
Solo che poi Kylian: puff. Nel commento di Alfredo Relano su Diario AS di stamattina, Mbappé è “uno di quei fucili che si usano alle fiere”, dunque un giocattolo da luna park, “un elemento inutile”. AS sottolinea che “almeno Courtois ha evitato che la sconfitta degenerasse in una disfatta, ma è l’unica delusione che ci è stata risparmiata. Camavinga aveva disputato una partita magnifica ed è uscito per un infortunio muscolare, aumentando la psicosi che invade la squadra”.
Mbappé aveva un’occasione. L’assenza di Vinicius gli aveva consegnato la fascia sinistra, ha deluso e stamattina si prende un bel 2 nelle pagelle de L’Équipe perché “ha sofferto il confronto e non è stato ancora in grado di assumere il ruolo di leader dell’attacco del Real Madrid”. Un 2 anche per Ferland Mendy, autore del fallo che ha mandato Mohamed Salah sul dischetto, e pure lui il rigore se l’è magnato.
As spiega che Ancelotti credeva di aver risolto la serata “scommettendo su una squadra piena di giocatori adatti a rallentare il ritmo della partita, consapevole che il Liverpool ha la sua forza nelle accelerazioni. Nel primo tempo a volte sembrava funzionare e quando non funzionava Courtois era lì. La cosa brutta è che al vertice si smarriva tutto in Mbappé. Ha iniziato male, ha continuato male e ha finito male. Vicino a lui, Brahim e Bellingham ce l’hanno messa tutta, ma i loro sforzi non sono serviti a nulla. Tutto era nelle mani di Courtois”.
L’editorialista di As, il giurato spagnolo del Pallone d’oro, scrive che “non sembra impossibile per il Real Madrid ottenere i prossimi nove punti” [mmm, ndSl], “ma anche questo non garantirebbe l’ingresso tra le prime otto. La cosa peggiore è che la squadra non si vede né gli infortuni lo permettono. Mbappé non decolla e Ancelotti è consapevole che la società sta diffondendo voci che lo logorano. Da qui il suo crescente malumore, visibile nella conferenza stampa del giorno prima”.
Chi l’avrebbe immaginato in estate, se non i capricciosi dèi dell’Olimpo, che dal seno di un cuore così bianco come quello di Manuel Jabois su El Pais uscisse un simil pensiero: “Il Real Madrid ha un problema e il suo nome è Kylian Mbappé”. Il romanziere spagnolo dice che “l’ultimo mese dell’attaccante francese nel calcio d’elite non ha senso. Nessun senso. Mancanza di fiducia, mancanza di fortuna, mancanza di gol, mancanza di tutto. La squadra, fritta dagli infortuni, si trova ora ad affrontare una situazione senza precedenti in Champions. Quasi senza precedenti. Come il fatto che la grande stella attesa da anni, il dominatore del calcio mondiale venuto a risolvere i pochi problemi che c’erano, rischia adesso di diventare il problema più grosso”.
[Proposta di Slalom: datelo in prestito al Bologna. A Bologna sono generosi. Lo fanno volentieri, questo sacrificio].
L’anatomia della sua partita viene da The Athletic, dove parlano di serata da dimenticare e dubbi sull’atteggiamento. “Mbappé ha concluso con un solo tiro in porta [il rigore parato] e un altro bloccato, tre dribbling su sei riusciti, una percentuale di passaggi del 75% [la più bassa, dopo Courtois], zero occasioni create, 15 palloni persi, tre recuperati”. Bocciato. Come Giachetti [cit.: QUI]
A margine. Caoimhín Kelleher ha parato tre dei quattro rigori che ha dovuto fronteggiare da quando sta in porta al posto di Alisson.
IL GESTO
Il tackle di Conor Bradley
La scena della serata, la foto della serata, è quella in cui Mbappé vola per aria in un contrasto con Conor Bradley, trentesimo minuto di gioco. “Un tackle da ricordare” per James Perce su The Athletic. Barney Ronay sul Guardian lo chiama “un momento di teatro” e poi – certo – “l’immagine che definisce questa vittoria e forse persino la giovane carriera di Bradley fino a oggi”. È stata la scena che ha anche “prodotto sicuramente il boato più forte e viscerale della serata. E diciamocelo: a chi non piace un boato forte e viscerale”. E diciamocelo pure qui: chi siamo noi per contraddire il Guardian.
Kylian Mbappé portava palla in avanti, “e sentiva che la notte poteva aprirsi dinanzi a lui”. Qui Ronay si atteggia a poeta, ma quando un uomo con la prosa incontra un uomo con la poesia, l’uomo con la poesia è un uomo morto. Bradley correva da sinistra “con un’energia che affermava molto chiaramente le sue intenzioni: non intendeva portare Mbappé verso l’esterno, intendeva invece separargli i piedi e strappargli la palla. Si poteva già sentire l’aria alzarsi, come l’elettricità statica prima di un fulmine, così la folla ha preso fiato quando Bradley si è lanciato e ha scaraventato Mbappé a terra, accolto da una specie di tuono proveniente da tre lati del campo, così rumoroso che la gente nel centro della città avrà pensato che il Liverpool avesse segnato”.
Barney Ronay è uno di quei narratori di calcio che la direzione del Guardian ha coinvolto nell’esperimento di mescolanza dei servizi: le firme della cultura sono andate a vedere lo sport, le firme di sport sono andate alla lirica, al cinema, a un concerto. Ecco: Barney Ronay mandatelo sempre allo stadio, per favore.
Non è bello invece quello che ipotizza The Athletic. Scrivono che il Liverpool potrebbe aver trovato in lui – no, non in Barney Ronay, ma in Conor Bradley – un sostituto per Alexander-Arnold. Per favore, pfui, Alexander-Arnold è insostituibile.
IL GESTO
I bambini di Eindhoven e la rimonta del PSV
Mai andarsene prima, mai lasciare lo stadio prima del 90esimo, certe volte mai prima del 95esimo. “Se sei fra i tifosi del PSV Eindhoven che ieri sera hanno di lasciare in anticipo il Philips Stadion con la tua squadra in svantaggio per 2-0, probabilmente non lo farai più” ha scritto The Athletic. Neppure cambierai mai più canale davanti alla tv, seduto da una comoda poltrona in un comodo salotto USA. Il finale della partita dei campioni 1988 contro lo Shakhtar è stato folle, ed è stato molto americano. Gli ucraini erano avanti 0-2 all’86esimo, sebbene con un uomo in meno. Mark Tillman ha segnato una doppietta in quattro minuti e l’altro nazionale di Pochettino, Ricardo Pepi, è sbucato da qualche parte al 95esimo per segnare il gol del sorpasso e della vittoria.
Una volta il papà del papà di Slalom lo portò via dallo stadio San Paolo un quarto d’ora prima, mentre il Napoli vinceva 1-0 con la Fiorentina, non lo faceva mai, chissà quel giorno cosa gli prese. Forse faceva freddo, forse pioveva, boh, non si sa. Nel tragitto a piedi verso casa, la radio fece sapere che la Fiorentina aveva segnato due volte, una doppietta di Desolati, e allo stesso modo ma con la lettera minuscola, desolati, tutti i napoletani sarebbero tornati a casa più tardi. Qualcuno invece optò per essere infuriato: ci furono incidenti allo stadio. Così il papà del papà di Slalom si sarebbe atteggiato per tutto il resto della sua vita, e dinanzi al por qué, por qué papà ce ne siamo andati, avrebbe sempre risposto che lui aveva capito tutto, tsk, lui lo sapeva che andava a finire così.
Oh, tutto questo non è per fare autofiction, ma per domandarsi chissà ai bambini di Eindhoven che razza di fesseria staranno raccontando i papà usciti prima dallo stadio.
GULP
Qualche conclusione forse affrettata sui graffi di Guardiola
Nella sua rubrica quotidiana sul Corriere della sera, Massimo Gramellini ritorna sui graffi e i segni sulla faccia di Pep Guardiola [una tentazione imparabile], e ne dà una lettura critica. Parla di “un gesto che lascia sgomenti perché siamo abituati ad abbinare la grandezza alla calma e Guardiola è un grande, un grandissimo, uno dei due allenatori più vincenti su piazza. Eppure, quando l’altro, Carlo Ancelotti, subì una rimonta di tre gol — e in una finale di Champions, mica in un turno preliminare qualsiasi — si limitò a sollevare un paio di volte le sopracciglia. Questione di indole, certo, ma anche di atteggiamento nei confronti della vita. Ancelotti sa bene che trionfi e successi sono fenomeni ingannevoli e si rifiuta di far dipendere il suo umore da un verdetto transitorio. Guardiola invece ha reagito come un adolescente: per lui il momentaccio del suo Manchester City non è una parentesi buia tra due arcobaleni, ma una catastrofe senza un domani”.
Mmm.
Ora.
L’ultima cosa che Slalom vorrebbe fare è annoiare con lo stesso disco rotto. Però come ha detto per cose più serie a Michele Serra un suo amico [la storia si trova qui], l’amore per la verità comprende la lotta con ogni mezzo. E allora. Se c’è un anno in cui gli adolescenti hanno mostrato in maniera portentosa una straordinaria propensione a vivere l’agonismo in maniera serena è proprio questo: MMXXIV [ne abbiamo parlato qui | qui e qui e forse in molti altri modi, molti luoghi, molti laghi].
Se noi adulti siamo distratti e non ce ne accorgiamo, non è colpa loro.
Quanto a Guardiola, mmm-2. Un conto è considerare il comportamento di una serata, un conto è farla diventare la traiettoria di una carriera. Nel giugno di tre anni fa, Pep perse una finale di Champions League – non ne aveva ancora vinta una – e anziché consegnarsi a un’ossessione, non solo non tolse dal collo la medaglia dei battuti come fan tutti, ma la baciò. Se ne accorse pure il papa: che da argentino è molto sensibile al tema della cultura della sconfitta.
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Le italiane
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Bologna vs Lille
Jhon Lucumi è l’attaccante colombiano che si è preso un piccolo posto nella storia del Bologna. Ha segnato il primo gol rossoblù in Champions League a sessant’anni di distanza, ma la gioia del pareggio raggiunto con il Lille è durata tre minuti, prima che Mukau segnasse di nuovo, prendendosi stamattina la prima pagina de l’Équipe.
Aston Villa vs Juventus
Unai Emery l’aveva detto. Un pareggio lo avrebbe reso felice. Diego Torres su El Pais dice che allora “a forza di aggiungere cloroformio, ritardare il pressing, lasciar passare il tempo, l’Aston Villa ha invitato la Juventus a un viaggio piacevole per tutti. La conclusione è che dopo cinque giornate la distribuzione dei punti serve a entrambe”.
Oltre a tener d’occhio cosa fa l’allenatore basco, dalla Spagna raccontano cosa sta succedendo invece in Italia intorno a Thiago Motta. “Tifosi e giornalisti – scrive El Pais – pretendono che la Juve giochi con il dinamismo e l’allegria del Bologna della scorsa stagione, ma non basta accendere l’interruttore per farlo. Il processo è lungo. Molti dei giocatori sono nuovi. La piaga degli infortuni non aiuta Motta: Vlahovic, Bremer, Cabral, Douglas Luiz. Vista l’incertezza, Motta ha scelto di stabilizzare la squadra a centrocampo e in difesa. La Juventus non è mai stata in affanno a Birmingham. Ha trovato un avversario cauto. Gatti, Kalulu, Locatelli e Thuram erano determinati a gestire con attenzione il pallone. Quando l’Aston Villa ha smesso di pressare dopo cinque minuti, gli ospiti hanno giocato e giocato nel loro campo. I contrasti si sono concentrati a centrocampo. I ritmi sono calati. Ben presto tutti i calciatori coinvolti hanno scoperto di far parte di un progetto comune. Non c’era bisogno di mettersi d’accordo”.
Lo 0-0 ha vacillato quando Di Gregorio è uscito in maniera farfallonesca su un calcio d’angolo e il pallone è finito in porta. Il Var ha annullato il gol di Rogers perché c’era stato un fallo di Diego Carlos sul portiere. “Giusto così – scrive Emanuele Gamba su Repubblica – niente più dello 0-0 era adatto a questa partita”.
REWIND
Le immagini della giornata di ieri tutte insieme
I rigori sbagliati da Mbappé e Salah – Le sintesi di Bologna e Juventus – La terza vittoria di Scandicci in Champions League
AMERICHE
Phila, sembri Houston: abbiamo un problema
Il vero grande mistero, il vero grande dolore di questa stagione NBA si chiama Philadelphia. Non mette l’anello al dito da quarant’anni, c’era ancora Doctor J. Non va in finale da una venticinquina: c’era ancora la speranza di trovare in Iverson un redentore. Ben Simmons è stato l’ultimo grande profeta del vuoto, adesso pure Joel Embiid sembra spolparsi fino a prendere la consistenza di un fantasma.
Andrea Lamperti su Ultimo Uomo ha scritto che è “davvero difficile, per chi tifa Philadelphia 76ers e non solo, trovare una prospettiva non inquietante da cui osservare il momento di crisi che stanno vivendo nella città dell’amore fraterno. … Tutto ciò stride rumorosamente con lo status di contender con cui Joel Embiid e compagni si sono presentati alla stagione 2024/25, facendone tutt’altro che un mistero nelle interviste del Media Day. … Philadelphia e il suo progetto a lungo termine sono arrivati al momento dell’ora o mai più. … Come se il 3-13 ei bassifondi della classifica non bastassero, i dati del primo mese di regular season restituiscono una chiara immagine di cosa non abbia funzionato finora a Philadelphia … L’attacco ha prodotto 106.9 punti ogni 100 possessi (per Cleaning the Glass ), terzo peggior rating offensivo dell’NBA, in calo di dieci punti netti rispetto all’anno scorso; ha prodotto tanti tiri da tre punti o al ferro (il 74% del totale) ma pessime percentuali (rispettivamente 32.6% e 59.6%), ha corso e segnato poco in transizione , ha avuto uno scarso contributo dalla panchina. La difesa è la diciottesima della lega per efficienza. … Non esistono squadre NBA in grado di funzionare intorno a tre giocatori per cui ogni sera bisogna aprire l’infortunio report e lanciare una moneta per sapere chi gioca, e chi è sfortunato. Insieme hanno messo a referto 22 presenze su 48 totali: 4 per Embiid, a causa della complicata gestione del solito ginocchio sinistro (oltre che per varie ed eventuali ), 8 per George (non una novità i suoi infortuni); servire mentre i ripetuti problemi fisici di Maxey sono una novità degli ultimi mesi. I tre hanno giocato insieme soltanto sei minuti”.
Come Rivera a Città del Messico.
Ne ha scritto anche Dario Costa su Sky Sport Insider. No, non di Rivera: della crisi di Philadelphia. “Un disastro. Difficile definire in altro modo l’avvio di regular season di Philadelphia per quanto le cifre parlino chiaro, non riescono nemmeno a raccontare in pieno la profondità di una crisi che va oltre i risultati sul campo. Portare a termine il Process, in definitiva, richiederebbe un vero e proprio miracolo cestistico. E a Philadelphia, ora come ora, non resta che aggrapparsi alla speranza che la sorte, con cui la squadra e i suoi tifosi sono effettivamente a credito, possa regalare una sorpresa a oggi del tutto impronosticabile”.
Secondo il sito Basketball Reference i Sixers un 4.2% di possibilità di arrivare ai play-off.
Laggiù nell’Arizona
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Around the Game dice che bisogna fare attenzione ai Suns, l’ex squadra barzelletta della NBA. “Phoenix ha affermato il proprio dominio nel secondo tempo, superando i Lakers per 65-40 in uno spettacolo di energia e precisione al tiro. Non è stata solo una vittoria, ma un vero e proprio segnale al resto della lega. Dopo un periodo difficile, i Suns hanno ricordato a tutti quanto possono essere pericolosi, soprattutto con il ritorno dei loro Big Three. La partita ha dato l’impressione di una squadra che ha ritrovato la sua identità e il suo ritmo, e lo ha fatto in modo enfatico. E ancora, quelle divise. Così clean”.
I Big Three sono Kevin Durant, Bradley Beal e Devin Booker, finalmente insieme contro LeBron l’altra notte, insieme e dominanti. Ma stanotte ci sono ricascati e contro Brooklyn hanno perso la sesta partita delle ultime sette
QUELLO CHE STA SUCCEDENDO IN TEMPO IRREALE
Le immagini della notte in NBA
Shai Gilgeous-Alexander trascinatore di Oklahoma in casa dei Golden State Warriors – La sesta tripla-doppia della stagione per LeBron nella vittoria dei Lakers su Wembanyama e San Antonio
PALAZZETTI E DINTORNI
Le migliori réclame del basket
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C’EST SI BON La sorprendente Parigi di Eurolega
I vecchi del mestiere avrebbero detto che chist’è ‘o fatto, questo è il fatto, qui c’è la polpa dell’Eurolega, in questa squadra, in questa città che il basket ha tenuto ai margini quando la giostra girava soprattutto in provincia e che per molto tempo ha preso a corteggiare, nel momento in cui un marchio, un brand, ha iniziato a generare dell’interesse aggiunto. C’è forse un brand all’altezza di Parigi?
Come il PSG nel calcio, il Paris Basketball ha portato in Eurolega quello che L’Équipe definisce “il fascino del giardino segreto”. Ottomila spettatori sono attesi stasera alla Adidas Arena della Porte de la Chapelle auspicando un’ottava vittoria dopo le sette di fila che hanno dato alla squadra il secondo posto. L’avversaria è la Virtus Bologna, una grande storica, poi rimpicciolita, ora di nuovo invitata al tavolo dei ricchi.
“Nessuna trasmissione sulla TV nazionale – ha scritto arnaud Lecomte – romanticizza la storia veloce di questo club-fungo spuntato nel 2018 e ora al vertice dopo undici giornate, un terzo della sua prima stagione nella seconda lega mondiale di basket”. È confinato sulla piattaforma digitale Skweek. “Ma l’entusiasmo c’è ancora”. Paris è qui per aver vinto l’Eurocup con una serie di 25 vittorie consecutive tra febbraio e maggio 2024. Jérôme De Chaunac, il vicedirettore generale del club, il responsabile delle entrate, dice che l’Eurolega è un acceleratore che porterà una ulteriore crescita: business, copertura mediatica, audience sui social. Le cose che contano nel 2024. «Siamo in grado di coinvolgere celebrità e influencer, una cosa che corrisponde alla nostra strategia di sviluppo». Se state pensando con un groppo in gola ai nomi di Cantù e della Bosna Sarajevo, distraetevi: non ci pensate.
Paris ha 2.000 abbonati e il tutto-esaurito per le partite di Eurolega. Quasi senza visibilitò televisiva. Mathias Priez, il direttore generale che è pure il braccio destro del boss americano David Kahn, un po’ si lamenta e un po’ si rassegna. Per l’Eurolega, il budget previsto è di 19 milioni di euro, le buste paga restano contenute [5,7 milioni di euro]. I due protagonisti sono TJ Shorts, terzo miglior realizzatore [18 punti] e secondo miglior passatore, e Nadir Hifi, esordiente pure lui in Eurolega come la squadra. “La loro dimensione e il loro gioco elettrico – scrive L’Équipe – incarnano da un anno il basket frenetico voluto dai dirigenti e messo in musica da Tuomas. Prima Iisalo e ora Tiago Splitter”.
Un basket un po’ anarchico che ha prodotto 20 triple a Berlino e che vende biglietti pure agli immigrati, i figli della diaspora turca e serba, increduli dinanzi alla prospettiva di poter vedere grande pallacanestro a Parigi. Quasi duemila tifosi del Partizan Belgrado erano al palazzo quando è arrivata la squadra di Zeljko Obradovic. David Kahn dice che Parigi è la Las Vegas d’Europa. I vecchi del mestiere avrebbero detto che chist’è ‘o titolo.
IL TELECOSLALOM
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