giovedì 2 aprile
#203
Se questa Londra non fosse così nera
mi metterei persino a studiare l’inglese
Frédéric Chopin
l’ultimo taglio
La cancellazione di Wimbledon
Nel 2020 il torneo di Wimbledon non si giocherà. Come era successo durante la guerra. Federer si è detto devastato e Serena Williams scioccata.
Una croce su Wimbledon – Così titola in prima pagina stamattina il quotidiano francese L’Équipe. La croce, graficamente, è composta da due racchette rosse che si incrociano. Quentin Moynet ha scritto: “Il tennis ha smesso di respirare ieri. Toccato al cuore. Il suo più grande monumento si è arreso, battuto da un nemico invisibile, più forte della storia, del prestigio e della tradizione. … Wimbledon sopravviverà a questo KO tecnico, anche il tennis, ma il 2020 sarà per sempre un anno nero per le palline gialle”.
E la chiamano estate – Un’estate senza Wimbledon è il mondo che si rovescia. … Impossibile un rinvio: l’umidità cambia l’erba, Wimbledon è unico anche per questa ragione. … Pochi minuti dopo l’annuncio di Londra, è arrivato il comunicato congiunto di Atp e Wta, le associazioni di giocatori e giocatrici, della sospensione di ogni torneo fino al 13 luglio: spazzate via la stagione della terra rossa e quella sull’erba. … Craig Tiley, direttore di Tennis Australia, è convinto che non si giocherà più a tennis: «È uno sport globale, che richiede viaggi. Molto, molto difficile». | Paolo Rossi, la Repubblica
È una decisione che non abbiamo preso a cuor leggero ma con il più grande rispetto per la salute pubblica e il benessere di chi partecipa a Wimbledon
Ian Hewitt, presidente del torneo
Un’estate annullata – Proprio come succede ai prati di Wimbledon, l’ultimo taglio è il più profondo. Nella cupa foschia di questa primavera infernale, perdere il prezioso rituale estivo dello sport britannico sembra come perdere il sole. Lo schema di quei quindici giorni di tennis forma un ritmo che regola l’orologio: lo strano decoro delle code all’alba, i languidi pomeriggi sulla collina, gli oscuri incontri del primo turno mentre si insinua lontana la sera a sud-ovest di Londra. Non è solo un torneo annullato, ma una stagione annullata. | Oliver Brown, the Telegraph
Facciamone un ospedale – Meglio tardi che mai. Le giurie indecise impiegano meno tempo dell’All England Club a condannare un delinquente. Sono arrivati alla sola conclusione corretta, ovviamente: la salute, la sicurezza e la vita dei giocatori, dello staff e degli spettatori, prevalgono sul semplice sport, sul semplice tennis, sul semplice Wimbledon. Come è potuto mai durare tanto questo dubbio? L’All England Club, in generale, è piacevolmente moderno nel suo modo di pensare e difficilmente ignora i fatti. Doveva solo guardare fuori dalla finestra. Martedì la United States Tennis Association ha annunciato che offriva i terreni e le strutture di Flushing Meadows, gli spazi degli US Open di agosto, affinché fossero utilizzati come ospedale di campo. Era impossibile ignorare la presa che il coronavirus stava assumendo a New York e in America. Anche Wimbledon potrebbe ancora servire da ospedale. | Kevin Mitchell, the Guardian
I ricordi di Panatta – «La prima volta ero ancora junior. Mi impressionarono il silenzio, perché sull’erba la palla non ha peso né rumore, e la compostezza del pubblico. Solo i tifosi azzurri, in una Davis che giocammo contro la Gran Bretagna a Wimbledon, riuscirono a far casino nel tempio del tennis».
Adriano Panatta, indimenticato campione, di Wimbledon conserva il rimpianto del quarto perso con Du Pré nel ‘79 ma anche tanti bei ricordi. «Il match sul centrale contro Neale Fraser, per esempio. Con un cerimoniere inglese elegantissimo e antipaticissimo che prima mi accoglie in un salottino con i divani fiorati e mi dice: c’è la famiglia reale nel royal box, faccia l’inchino. Oddio, l’inchino! Io, che sono repubblicano? Mi rivolgo a Fraser: Neale, che devo fà? E lui, australiano fino in fondo: basta che accenni un gesto con la testa. E così fu». | Gaia Piccardi, Corriere della sera
Lo sguardo di Mats Wilander ➣ Lei vive in Idaho, negli Stati Uniti, dove le misure di contenimento non sono state ancora imposte. Può ancora giocare a tennis?
«Più volte alla settimana. O con una macchina spara palle o con un amico perché mi dico che un campo da tennis è abbastanza grande da mantenere una buona distanza di sicurezza. Tutti rimangono dalla loro parte del campo. Quindi non ho affatto paura dell’infezione. Poiché c’è ancora neve, ogni giorno scio anche. … Per i professionisti questa è un’opportunità per allenarsi di più, se possono. La cosa più difficile è mantenere alta la motivazione. Perché non sappiamo in vista di cosa ci stiamo allenando, per quale scopo. È come guardare la semifinale tra John Isner e Kevin Anderson a Wimbledon: non sai quando finirà».
➣ La scelta della Federazione francese è egoista, come hanno denunciato alcuni giocatori o direttori di tornei? «No. Per niente. Era l’unica decisione possibile, credo. Di egoista c’è il comportamento dell’umanità nei confronti del suo pianeta. Tutto questo inquinamento con impunità. Da quando molte attività dell’uomo sono cessate, ci rendiamo conto di quanto stia meglio il pianeta. Alla Terra viene offerto un anno di riposo. Nel dramma che ci sta accadendo, questo è l’unico elemento davvero positivo».
➣ La decisione unilaterale del Roland-Garros pone ancora una volta la questione della governance del tennis. Non è ora di istituire un unico organo di governo o una cellula di “commissari”? «Non credo al potere nelle mani di un solo uomo. L’idea non mi piace. Ciò che è chiaro è che i quattro tornei del Grande Slam sono i quattro presidenti del mondo del tennis. La Federazione francese ha preso la sua decisione, okay. Ma per quanto ne so anche Indian Wells ha deciso di annullare il torneo senza riferirlo a nessuno. I francesi non sono stati i primi. Credo nel dialogo e nella democrazia. Ma penso che questo dramma possa essere l’occasione per radunarsi attorno a un tavolo e risolvere i grandi problemi del tennis, a partire dal calendario». | Intervista di Vincent Cognet, l’Équipe
La bomba del 1940 – Ricevo la mail dell’All England Club che annuncia la cancellazione del torneo: sono le 17 in punto, e i miei pensieri vanno indietro nel tempo, a quando i giardinieri rimasero disoccupati per colpa delle due guerre. Ho abitato a Wimbledon più anni, tre volte vi ho perso a tennis. E ho conosciuto la segretaria del periodo di fine guerra, Norah Gordon Cleather. Si vantava di essere stata la migliore amica di Suzanne Lenglen, trionfatrice dal 1919 al 1925, escluso il ’24, anno nel quale Suzanne aveva pagato caro una mezza dozzina di ostriche avvelenate. Del libro di Norah, Wimbledon story, posso ricordare qualche pagina a memoria e due foto: una con i due porcellini tenuti per la coda dai soldati che avevano requisito il club, l’altra con le reti di metallo del Centre Court divelte da una bomba della Luftwaffe. … Nella Seconda Guerra Mondiale, il circolo ospitò i volontari della British Home Guard, e la bomba tedesca caduta nel 1940 distrusse quasi completamente il campo centrale. Alla ripresa del gioco, nel 1946, vinse il francese Yvon Petra, che aveva il servizio da un’altezza di 1,96 centimetri, dalla quale aveva spaccato la corda metallica che reggeva la rete. Di quei momenti di sosta forzata sono sopravvissuti i versi della poesia di Kipling, If, sulla porta d’ingresso del Centrale: “Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina e trattare allo stesso modo questi due impostori”. | Gianni Clerici, la Repubblica
Il giro di affari – Il giro di affari dei Championships, che hanno uno staff di 6000 persone e accolgono ogni anno circa 3200 giornalisti, è stimato attorno ai 300 milioni di euro, di cui una quarantina abbondante finiscono nelle tasche della federtennis inglese. … Due giorni fa Federer palleggiava sotto la neve, ora il Grande Freddo è davvero calato. Tutto il resto della stagione, con Flushing Meadows ridotto a un ospedale Covid-19 e New York assediata, è a rischio. The darkest Hour, è l’ora più oscura del tennis, direbbe lo specialista in rivincite Winston Churchill. | Stefano Semeraro, la Stampa
L’assicurazione speciale – Wimbledon può permettersi di affrontare la cancellazione senza problemi economici. Il motivo lo ha svelato il Daily Mail. Il torneo è forse l’unico evento sportivo al mondo ad aver sottoscritto una polizza assicurativa contro l’annullamento anche per una epidemia. Le clausole sono state aggiornate nel corso degli anni, vanno da un lutto nazionale a un attentato terroristico e comprendono la morte della regina.
L’articolo di Mike Dickson attribuisce l’intuizione sulla polizza anti-epidemia a due dirigenti, il direttore finanziario Richard Atkinson e l’ex responsabile delle risorse umane Michael Gradon. Più in generale il merito – scrive il Daily Mail – va attribuito alla “grande attenzione di Wimbledon per i dettagli – un’ossessione che spinge a chiedere l’approvazione del Consiglio anche per il disegno della cartolina di auguri a Natale e che si è dimostrata una risorsa importante in questo caso”. Siamo o non siamo nel luogo dove l’erba non può superare gli otto millimetri?
Se si fosse giocato, il prossimo Wimbledon avrebbe presto comunicato ai giocatori una novità: il permesso di violare l’obbligo del bianco. Una lettera inviata dall’All England Club alle case di abbigliamento anticipava la possibilità di produrre magliette con una striscia colorata per una larghezza massima di 10 millimetri. Rieccoli, i dettagli. Ora però, secondo il Mail, sarà impossibile per gli altri eventi sportivi ottenere una polizza che contempli un’assicurazione contro le pandemie. Non a condizioni tanto vantaggiose: “Un numero a sette cifre ma basso”.
| l’intervista L’appello di Matteo Berrettini ➣ L’erba ha ancora un fascino particolare per i tennisti? «Wimbledon, naturalmente, è un mito per ogni giocatore di tennis, ma credo di parlare a nome di tutti i colleghi quando dico che giocare sull’erba nel terzo millennio sia un privilegio. Anzi, a questo proposito vorrei lanciare un appello».
➣ Prego… «Spero di cuore che nessuno degli organizzatori venga lasciato da solo nei suoi problemi finanziari e organizzativi, ma che tutto il tour si unisca nell’aiutare anche i tornei, che pur essendo “minori” sono indispensabili per il circuito».
➣ Cosa le resta dell’ottavo contro Federer dello scorso anno sul Centrale? «Non lo dimenticherò mai, e ora posso dire di essermi divertito. Non ero pronto per quel campo, quella platea. Ma è stata una grande lezione e mi è servita per crescere». | Intervista di Federica Cocchi, la Gazzetta dello sport
Silverstone – Gli organizzatori del Gran Premio di Gran Bretagna di Formula 1 hanno invece preso altro tempo prima di decedere. Un mese. Le gare di motori in Gran Bretagna sono sospese fino al 30 giugno, Silverstone cade in calendario fra 17 e 19 luglio.
| la città Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha rivolto ieri un appello ai calciatori di tutte le squadre della capitale affinché si riducano gli ingaggi. «Sarebbe un gesto altamente apprezzato da tutti i tifosi che oggi si trovano in grave difficoltà». Due giorni fa aveva invece invitato i club a mettere a disposizione della collettività i loro staff medici e le loro attrezzature sanitarie. Khan ha prenotato nei giorni scorsi 300 camere d’albergo per le prossime dodici settimane, mettendole a disposizione dei senzatetto. Dopo l’iniziale posizione di Boris Johnson sulla immunità di gregge, gli inglesi come gli italiani sono autorizzati a lasciare le loro case solo per ragioni limitate: la spesa, il lavoro se necessario, le cure mediche, nel loro caso l’esercizio fisico una volta al giorno.
Ma Londra è anche la città del dramma della famiglia Di Nicola. Luca, aiuto cuoco, 19 anni, originario di Teramo, è morto martedì per il virus dopo una settimana di febbre, tosse e cure mediche a base di solo paracetamolo. Luca non è mai stato sottoposto né a tampone né a radiografia. La famiglia ritiene che in Italia si sarebbe salvato. La madre del ragazzo e il suo compagno vivevano con lui a Enfield (periferia nord) e ora sono in autoisolamento. Negli ultimi giorni sono morti tre adolescenti, tra cui lunedì un ragazzino di tredici anni, la vittima più giovane in Inghilterra, si chiamava Ismail Mohamed Abdulwahab, viveva a Brixton, a sud di Londra.
L’italiano Molinari a Londra ➣ Molinari è rientrato a Londra, dove vive con la moglie Valentina e i figli. Lì si è dovuto imbattere in una situazione particolare, con attività e scuole ancora aperte. «Non sono un esperto ma penso che qui non avere fatto propria l’esperienza italiana sia stato poco furbo. Con Valentina abbiamo deciso di tenere i bambini a casa iniziando da subito l’isolamento».
➣ Lei vive a Londra, come ha vissuto la gestione italiana del Coronavirus? «Gli italiani si sono comportati come una nazione unita gestendo la crisi in modo molto migliore rispetto ad altri Paesi. Penso che per i molti di noi che vivono lontano, come me, tutto questo sia stato motivo di orgoglio». | Intervista di Andrea Ronchi, la Nazione