CALCIO MONDO
La crisi del Medio Oriente si sta affacciando nello sport
È da ieri mattina che i fatti di Amsterdam vengono associati alle peggiori pagine del Novecento, le più buie. Secondo il governo israeliano, l’azione di giovedì sera contro i tifosi del Maccabi Tel Aviv in trasferta in Olanda per una partita di calcio dell’Europa League è riconducibile all’antisemitismo, “alle radici dell’odio” contro gli ebrei, le chiama Carlo Bonini su Repubblica. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha inviato in Olanda due aerei per agevolare il rientro sicuro in Israele delle persone coinvolte negli scontri. Una notte di violenza e di sgomento.
I FATTI Per le strade di Amsterdam giovedì era stata organizzata una manifestazione di protesta contro l’arrivo dei tifosi israeliani, una iniziativa analoga a quella vista il mese scorso a Udine in occasione di Italia-Israele, quando un corteo di manifestanti contrari alla partita era sfilata lungo le strade nell’immediata vigilia: ma non ci furono scontri né violenze.
In Olanda la manifestazione era stata vietata e spostata in periferia. Il bilancio è stato per fortuna contenuto in cinque feriti. Nelle varie ricostruzioni che si sono succedute, ci sono pure alcuni punti divergenti. Il Post sottolinea che “le autorità israeliane nelle prime ore di venerdì hanno detto che alcuni dei tifosi arrivati ad Amsterdam non sarebbero al momento raggiungibili. La polizia nelle ore seguenti ha detto di non essere a conoscenza di casi di tifosi dispersi”.
La sindaca di Amsterdam, Femke Halsema, ha parlato «notte nera e giorno oscuro» per la storia della sua città.
A rendere il quadro più complesso, alcune testimonianze video sovrappongono a questa storia così cupa e drammatica certe dinamiche più tipiche della violenza urbana ultrà infiltrata dalla politica. Giuseppe Antonio Perrelli su Repubblica racconta per esempio chi sono i Maccabi Fanatics, “tifosi dalla rissa facile, seguaci dell’estremista Ben Gvir”, gli ultrà israeliani che prima della partita – si legge – “hanno cantato cori contro gli arabi, strappando e bruciando le bandiere palestinesi incontrate sul loro cammino per le vie di Amsterdam. Poi, allo stadio, i tifosi nel settore ospiti hanno fischiato e acceso fumogeni durante il minuto di silenzio per le vittime dell’alluvione di Valencia, probabilmente una forma di contestazione contro la Spagna per il suo supporto alla causa palestinese”.
Il giornale olandese Telegraaf ha raccontato sin da ieri mattina che l’assalto è stato mirato a quegli israeliani che non si erano fatti scortare in hotel dalla polizia, ma dopo la partita erano andati in centro. Loro “sono stati presi di mira dai rivoltosi dopo mezzanotte”. L’azione è stata condotta in prevalenza, si legge sul giornale olandese, da “ragazzi in scooter che si informavano a vicenda tramite gruppi Telegram. C’è grande paura nella comunità ebraica – si legge sul Telegraaf – anche se non ci sono ancora indicazioni che siano stati presi di mira anche gli ebrei di Amsterdam o le sinagoghe. Le autorità ritengono che sia stata fatta una distinzione tra tifosi israeliani ed ebrei in generale, anche se nei gruppi Telegram si parlava di caccia agli ebrei”.
Il Telegraaf racconta che la comunità ebraica di Amsterdam ha istituito un numero di emergenza e allestito un luogo di accoglienza. “I volontari hanno fornito anche un trasporto ai tifosi che dovevano andare a Schiphol. «La gente ha molta paura di prendere Uber, perché è da lì che è venuta gran parte della violenza» dice Chanan Hertzberger della Central Jewish Consultation”. Secondo le denunce della comunità israeliana, in base a quanto riferisce il Telegraaf, “gli autori dell’assalto sarebbero stati soprattutto tassisti e giovani scooteristi, non tanto gli attivisti filo-palestinesi che da mesi manifestano nella capitale. A motivarli sarebbero state le notizie sulla presenza tra i tifosi del Maccabi Tel Aviv di ex militari e di agenti del Mossad”.
LE RADICI DELL’AJAX
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Marco Imarisio sul Corriere della sera ricostruisce come “la partita dell’amicizia è diventata una trappola involontaria”. Partita dell’amicizia: nel senso che l’Ajax ha una storia di legami con la comunità ebraica. Per molto tempo si era perfino creduto che il club fosse stato fondato da ebrei. C’è un bellissimo libro di Simon Kuper sull’argomento [Ajax, la squadra del ghetto. Il calcio e la Shoah]: “Ogni domenica, le bancarelle del mercato ebraico chiudevano in tempo per andare a vedere la partita. Poi è arrivato Hitler”. Imarisio ricorda che “l’identificazione più forte avviene per via di Jaap van Praag, storico presidente del grande Ajax degli anni Settanta, eletto nel 1964: i genitori e la sorella più piccola erano stati uccisi nei campi di concentramento. Lui si era salvato grazie alla rete di papà Krol e dei soci dell’Ajax. Il più importante finanziatore della società era stato un bambino che girava per il mercato ebraico spingendo una carriola di carbone. Si chiamava Maup Caransa, aveva perso i genitori e una sorella nei campi di sterminio. E si potrebbe andare avanti all’infinito. Wim Suurbier, uno dei dodici apostoli aiacidi dell’Arancia meccanica, la nazionale olandese che cambiò il calcio, ebbe parte della famiglia sterminata dai nazisti. Fino a lui, il Divino. Johan Cruijff non era ebreo. Ma era figlio dell’Ajax. Metà della sua famiglia era imparentata con persone di origine ebraica. Lui si divertiva a mettersi la kippah in testa e a mangiare in ristoranti kosher. Pare che sapesse pure leggere in ebraico. Quando il comune di Amsterdam decise di costruire la nuova sinagoga fu uno dei principali mecenati”.