L’altra sera, nel dopopartita con Canal+, Luis Enrique ha pensato di sbrigare le domande di Margot Dumont dicendo che non aveva intenzione di spiegare la sua tattica, “perché non la capireste”. C’è stato molto, molto clamore sui social. L’Equipe ha ascoltato il parere della giornalista, che in passato aveva lavorato per beIN sports, la catena in cui Nasser Al-Khelaifi è la proprietà. Dumont ha risposto che «francamente non sono risentita per me, ma per l’intera professione. So benissimo che dopo una sconfitta parlare non è facile. Ho giocato a calcio al mio umile livello, posso capire. Non sono neppure rimasta sorpresa perché aveva già avuto uscite del genere con altri giornalisti. Ma la cosa mi ha dato più fastidio è che anche i tifosi aspettano delle risposte. Noi siamo un collegamento tra gli attori del gioco e il pubblico. Se non risponde a me, non risponde a loro. Quel che mi dà fastidio è che ci vede come un’opposizione, non come una staffetta con il mondo esterno. Noi gli offriamo la possibilità di parlare, lui non la coglie. Se non possiamo più parlare di una partita, non potremo più parlare di nulla».
Dumont ha risposto benissimo. Dice di non aver avuto la sensazione che la risposta fosse rivolta a lei, una donna. «Niente affatto, non ho avuto questa sensazione. Prima di lavorare a Canal+, ho chiamato Ambre Godillon, un’amica, che ha lavorato a lungo con lui al PSG e oggi lavora per DAZN. Volevo sapere che tipo è. Mi ha detto che è molto impegnato per i diritti delle donne. Quando l’ho incontrato dopo la partita contro il Girona, è andato tutto bene. Penso che avrebbe risposto la stessa cosa a un giornalista uomo. Non gli piacciono i media, è una sua scelta, la sua visione delle cose. Ma è un professionista, un allenatore di grande esperienza, non dovrebbe rispondere in quel modo».
Al PSG, Luis Enrique si è bloccato in una realtà parallela. Lo scrive Vincent Duluc nel suo intervento su L’Equipe. “Ancora molto arrogante di fronte alle domande, Luis Enrique ha presentato il bilancio peggiore di un allenatore del PSG nell’era qatariota nella prima fase della Champions League” sintetizza il giornale francese, sottolineando come il divario tra possesso palla e risultati sia illuminante, illuminante cioè del calcio che sogna e il calcio che gioca. “Questo divario è ancora più simbolico del dibattito attuale, perché il PSG in Ligue 1 rimane molto più efficiente attraverso le sue transizioni rapide che attraverso le sue lente costruzioni. Ma queste transizioni sono rese possibili dal pressing, che è l’altro imperativo dell’allenatore spagnolo”. Il PSG ha la differenza più marcata tra gol attesi secondo i dati statistici e gol segnati [-7,24] fra i club che partecipano alla Champions dall’estate 2023, così come il numero più alto di pali colpiti [17].
Nella sua analisi tattica, Dan Perez spiega che il calcio è cambiato e che Il futuro ci dirà se il progetto dell’allenatore spagnolo e la sua costruzione unica del gioco è ancora attuale. “Ci sono serate come queste in cui il suo PSG sembra fermo a 15 anni fa. Si guarda allo specchio. Il PSG ha subito una sconfitta logica, senza spaventare mai l’avversario, non con un possesso sterile, e anche senza mettere in luce quali siano i suoi fondamentali di gioco dichiarati. Il palleggio è stato molto complicato contro il pressing dell’Arsenal”.