Merci, Paris. Grazie per questo mese d’aria che ci hai dato e che ci siamo presi lungo i muri del cortile per guardare, chiacchierare, misurare con i passi il mondo in fiamme. Grazie per aver soddisfatto la nostra attesa che era cominciata a Tokyo, con una mascherina davanti al naso e alla bocca, quando l’aria mancava pure se volevi prenderne. Vedrai che sarà bello nel 2024 ci eravamo detti per darci coraggio, vedrai che il virus ci avrà lasciato, e invece abbiam dovuto mettere dei sacchi di sabbia vicino alla finestra. Le tue Olimpiadi non solo sono sopravvissute al nostro cinismo e al nostro scetticismo, hanno fatto il miracolo di mettere al centro della scena e dei nostri occhi la bellezza. La bellezza dei luoghi, la bellezza dei gesti, la bellezza delle persone.
I tuoi cittadini sono fieri di te e del prodigio che hai realizzato. Stamattina L’Équipe dice che siete un paese di brontoloni, un paese che ogni tanto sente alzarsi una voce che parla di scarsa cultura sportiva. Lo hanno fatto Florent Manaudou e Teddy Riner, insieme a “molti osservatori raramente felici” scrive Jean-Philippe Leclaire, condirettore del quotidiano sportivo, autore di una bella biografia critica di Michel Platini e di un documentario definitivo in sei puntate sull’Heysel purtroppo non ancora distribuito in Italia. L’Équipe fa un po’ di ragioneria sportiva sul numero delle medaglie francesi vinte dal 26 luglio a ieri [139 in 25 discipline] sul numero dei biglietti venduti [12,1 milioni], sul numero di spettatori in tv, con il picco di 14,5 milioni toccato il 2 agosto, quando Léon Marchand ha vinto la sua quarta medaglia d’oro.
“Se tra i vostri cari – scrive Leclaire – conoscete qualcuno che non ha assolutamente alcun interesse per le Olimpiadi, che non ne ha visto nemmeno un secondo in TV, che pensa che Léon Marchand sia un marchio alimentare, segnalatelo con urgenza a un reality show”.
Ce ne sono, mon Dieu, ce ne sono. Parlano d’altro. Si appassionano ogni giorno a scandali e sporcaccioni, a tutto ciò che non è mai più lungo di quattro lettere [Pnrr, Gip, Gup, Pd, FdI], l’Olimpiade ha la colpa di averne nove e di contenere tutto il resto, Ce ne saranno di sicuro in tutto il mondo, anche in Francia se L’Équipe scrive così, incapaci di vedere che in questi giorni esiste una crescita del 20% di ragazzini che desiderano iscriversi al corsi di ping-pong perché hanno visto i fratelli Labrune.
“I grandi amori estivi raramente sopravvivono all’inverno” scrive Leclaire riecheggiando una vasta letteratura che va da Franco IV e Franco I [Ho scritto t’amo sulla sabbia] e Renato Zero [Ti scrivo, tu mi scrivi, poi torna tutto come prima]. “È difficile credere – si legge su L’Équipe stamattina – che di tutta questa magia presto resteranno solo gli anelli olimpici più smagriti sulla Torre Eiffel”. Eppure, comunque sia, “la Francia è diventata un paese sportivo. Ora deve restare tale, negli stadi e a scuola. I campioni, gli organizzatori, i sostenitori, gli sponsor e i media hanno fatto il loro lavoro. Anche i politici. Ora che siamo l’unico paese al mondo ad avere un capo di governo (Michel Barnier) che ha già organizzato le Olimpiadi (Albertville 92), questo slancio deve continuare. Altrimenti ritorneremo a essere solo una nazione di tifosi intermittenti ed entusiasti una volta ogni cent’anni”. Leclaire conclude con una frase che pare uno dei cori da curva negli stadi: “Chi non ama lo sport non è francese”. Chi non salta, antisportivo è, è.
La Francia scrive di sé. Ha avuto i Giochi, le Paralimpiadi, ha avuto una magia ed è ancora sotto l’effetto di un incanto. Ma per noi non è stato molto diverso. Siamo stati dentro il clima di Parigi guardandole in tv, prendendo la scia di chi le ha raccontate con passione, con entusiasmo, cercando con le nostre app una foto, un video, qualcuno che ci raccontasse qualcosa, siamo perfino sopravvissuti a chi ha avuto il privilegio di venire nelle tue strade in questi giorni e si è annoiato. Pensa la forza che hai, Paris, pensa che potenza, se hai smascherato la fine di un’epoca. Adesso bisognerà inventarsi qualcosa, speriamo che il calcio ci dia una mano, anche se sul pallone non si può mai fare troppo affidamento. Il pallone è opportunista. Si è alleato con Gli Altri. È diventato un’attività economica, ce lo chiede l’Europa. Te la ricordi l’Europa, Paris?
Grazie di tutto, stai su, adesso vai, cerca di non buttar via la Senna dopo tutti ‘sti soldi spesi, non cambiare mai, abbi cura di te, e speriamo, speriamo sempre, vedrai che il 2028 sarà bello, vedrai Los Angeles, Paris, quando i 16enni saranno diventati grandi e i ventenni adulti, avranno tutti preso la loro strada, i sessantenni avranno fatto spazio, il mondo porterà una trasformazione, e tutti quanti stiamo già aspettando.