football americano
Kansas City ha vinto il Super Bowl dopo 50 anni
I Kansas City Chiefs hanno vinto il Super Bowl battendo i San Francisco 49ers per 31-20 e rimontando da 10-20 nell’ultimo quarto. MVP dell’incontro Patrick Mahomes, il quarterback di Kansas.
Che cosa è successo. A 6 minuti dal termine Patrick Mahomes ha ribaltato la partita grazie a due drive perfetti da 14 punti, portando il punteggio sul 24-20. Nei minuti finali, il cosiddetto garbage time, il touchdown di Williams ha fissato il risultato sul 31-20. I 49ers avevano guadagnato tutto il loro vantaggio nel terzo quarto (10-10 all’intervallo, trascorso con lo show di Jennifer Lopez e Shakira), grazie a un gigantesco Nick Bosa in difesa e la regia di Jimmy Garoppolo. Un intercetto ai danni di Mahomes nei primi minuti del quarto tempo non è stato concretizzato lasciando palla ai Chiefs con 9 minuti sul cronometro: la partita è cambiata lì.
Episodi dubbi. Mahomes lancia, corre, litiga, ma alla fine, complice anche una pass interference di Moore su Kelce, che poteva essere data ma non era clamorosa, si trovano a giocare un 1° & goal sulle 2 yards dei 49ers e per il quarterback prodigio è un attimo trovare libero Travis Kelce, per un touchdown che accorcia sul 20-17 ma che non sembra impensierire nessuno della baia, forse perchè fino a quel momento l’attacco guidato da Garoppolo sembrava in grado di correre la palla e addormentare la partita. … Con poco più di 5 minuti sul cronometro i Chiefs riescono ad imbastire un nuovo drive vincente con il touchdown di Damien Williams che riceve il passaggio di Mahomes e si invola in endzone. Anche qui nascono delle polemiche perché non c’è un frame in grado di far capire se il pallone tocca la endzone prima che il piede di Williams tocchi la riga di fondo, pertanto, in mancanza di una chiara registrazione che dica li contrario, vale la decisione dell’arbitro. | Fabio Gentile, Touchdown
Cosa sono i Chiefs per la loro comunità. I Chiefs sono campioni del mondo di football. Questa è una frase che molti cittadini di Kansas City pensavano di non ascoltare mai più. Ma è vero ed è fantastico. I Chiefs hanno gonfiato il cuore a un milione di persone. Tutte le comunità adorano le loro squadre locali. Lo sport unisce le persone in modo strano e meraviglioso, e in questa era polarizzata questo tipo di unione sembra speciale. Ma Kansas City ama i Chiefs in modo inusuale. Perché? Perché i Chiefs, come i Royals, mostrano di amare Kansas ancora di più.
I Phoenix Suns della NBA hanno valutato il loro trasferimento a Las Vegas o a Seattle. I Penguins di Pittsburgh della NHL hanno flirtato con Kansas City per estorcere denaro e un nuovo stadio. In NFL c’è stato un balletto Baltimora-Cleveland-Indianapolis straordinario e triste. I Montreal Expos se ne sono andati. Gli Houston Oilers lo stesso. Arrivederci pure ai Seattle Supersonics. Perfino gli Oakland Athletics potrebbero cambiare citta. C’è qualcuno in giro che vuol restare nel posto di sempre? Sì. I Chiefs. E i Royals. | Katie Bernard, The Kansas City Star
Il Missouri nello sport USA. A parte Chiefs e Royals (baseball), il Missouri è nelle cinque leghe professionistiche con i St. Louis Cardinals nel baseball (13 titoli, l’ultimo nel 2011), i St. Louis Blues nell’hockey (1 titoli nel 2019) e lo Sporting Kansas nel calcio.
Tra i grandi sportivi nella storia del Missouri spiccano Yogi Berra (baseball), Leon e Michael Spinks (pugilato), Shannon Miller (ginnastica), Jeff Hartwig (salto con l’asta), Bill Bradley (basket) e Dwight Davis, tennista, ideatore della Coppa che porta il suo nome. Questo ultimi due sono stati anche politici.
Il protagonista. Mahomes, 24 anni, è diventato il più giovane MVP del Super Bowl un anno dopo essere stato il più giovane MVP della stagione regolare. È sembrato a lungo traballante, per gran parte del gioco, con due intercetti nel secondo tempo mentre la sua squadra era indietro di 10 punti. Ma è stato protetto dalla sua difesa nel quarto tempo mentre il quarterback di San Francisco Jimmy Garoppolo era autore di una serie di tiri sbagliati e drive inefficaci, permettendo all’attacco di Kansas City di trovare il suo ritmo. Mahomes ha chiuso la partita con 26 passaggi completati su 41 per 286 yard complessive, due touchdown ma anche due intercetti. Ha ottenuto un enorme contributo da Williams (133 yard e due touchdown) e dai wide receivers Hill (105 yard di ricezione) e Sammy Watkins (98 yard di ricezione). | Benjamin Hoffman, New York Times
Ritratto di Mahomes. Che l’americano sia Mahomes invece non ce lo dice solo il suono del cognome o quella passione sfrenata per il ketchup che mette su tutti i cibi (pasta, bistecche e mac and cheese compresi) e per cui viene preso in giro da tutti, ma anche da una vita passata nel baseball. Suo padre Pat è stato un discreto lanciatore nelle Major, principalmente un rilievo dal bullpen, e questo, come testimonia la foto da piccolino con Alex Rodriguez che ha fatto il giro del mondo, gli ha permesso di frequentare spogliatoi professionistici ad altissimo livello come quello degli Yankees per cui l’abitudine al grande palcoscenico dovrebbe (il Super Bowl resta comunque un match unico nel pianeta) rendergli l’impatto col grande evento più morbido.
Pure quel lancio laterale (sidearm) che ogni tanto usa sotto pressione lo ha “rubato” certamente al baseball anche se al momento di scegliere non ha avuto dubbi a favore della palla pizzuta con anche la benedizione di papà. Lo avevano addirittura chiamato al 37giro del Draft 2004 delle MLB i Detroit Tigers, su segnalazione dello scout Tim Grieve, pur sapendo che avrebbe scelto l’altro sport.
La speranza era che al college (Texas Tech) non si trovasse bene a giocare a football e a quel punto se avesse deciso di dare una chance al baseball loro avevano già instaurato un rapporto ufficiale. D’altronde alla Whitehouse High School aveva finito una partita come lanciatore partente con 16 K e senza concedere una valida agli avversari. Il famoso “No Hitter”, rarissimo da ottenere pure nelle Major.
Il talento peraltro non gli mancava neanche sul parquet tanto da venir incluso nella selezione All-East Texas di basket, ma alla fine bisognava prendere una decisione e quella lo ha indirizzato verso il football. “Io credo che l’aver praticato a buon livello sport diversi abbia aiutato non solo la mia mentalità a essere sempre vincente, ma anche il mio fisico, con movimenti diversi, a diventare l’atleta che sono oggi”. A diventare protagonista tra i Pro poi ci ha messo davvero pochissimo. Nella stagione del debutto da titolare, quella passata, è stato eletto MVP della Lega diventando anche il 3° QB nella storia della NFL a lanciare 50 o più TD in una singola stagione.
Ora spera di diventare il primo in assoluto a vincere un Titolo di MVP e l’anello del Super Bowl prima di compiere 25 anni. “Lo scorso anno non ho mai pensato di poter essere eletto MVP e non era neanche un mio obbiettivo. Sapevo di avere molto talento a disposizione attorno a me, ma volevo solo vincere più partite possibile e trovare la mia dimensione. Quest’anno invece dopo la stagione che abbiamo avuto sì, l’obbiettivo era arrivare al Super Bowl. Il paragone con Jordan? Quando cominci a fare sport seriamente sogni di essere paragonato ai grandi, ma vincere qualche grande partita non basta ci vuole una continuità ad altissimo livello che solo pochi nella storia dello sport hanno dimostrato. E’ ancora un sogno lontano. Molto lontano”. | Massimo Marianella, Sky Sport online, 2 febbraio
La prima allenatrice in un Super Bowl. Katie Sowers, 33 anni, l’assistente allenatore che gestisce l’attacco dei 49ers, è stata la prima donna a prendere parte al Super Bowl. È anche il primo allenatore apertamente gay a partecipare, orgogliosa di essere tra i ventisei dello staff di San Francisco. “Mi vedono come l’allenatore che io sono, non come un’allenatrice”. Katie Sowers sognava di giocare a football americano fin dall’infanzia, come sua sorella gemella Liz, che si è persino tatuata lo skyline della città dove entrambe hanno fatto il quarterback per i Titans di Kansas City in una lega femminile (WFA). Katie Sowers non assomiglia a un contentino all’interno di una NFL sempre più femminilizzata dal 2015. “Katie è una quarterback fantastica – ha detto Jimmy Garoppolo. – È venuta qui prima di me e ciò che fa con i ricevitori, il modo in cui interagisce con loro, è speciale. Lei è piena di passione. È divertente vederla quando attacca i ragazzi”. La notorietà di Katie Sowers continua a salire. Un mese fa, Microsoft, marchio partner della NFL, ha scelto lei per la sua ultima campagna pubblicitaria per un tablet (utilizzato dai team), uno spot trasmesso per la prima volta durante la festa dei Golden Globes. È stata direttrice dello sport presso il municipio di Kansas City per nove anni, prima di assumere un incarico da coach con i Falcons di Atlanta nel 2016. L’anno dopo, grazie a un programma lanciato per dare una possibilità alle minoranze, si è unita ai 49ers, dove ha iniziato la sua scalata costruendo un percorso assolutamente unico. | Maxime Malet, l’Équipe Magazine