ROTTE
E dunque sì, Jonas Vingegaard ci sarà. Anche Wout van Aert crede di aver trovato la condizione giusta per presentarsi alla partenza del Tour in Toscana. Ma sul suo conto c’erano [forse] meno dubbi. Era la maglia gialla uscente che preoccupava, ma preoccupava per davvero. Così la sua oggi pare una sfida incredibile, rientrare dopo esser stato fuori quasi tre mesi per la caduta al Giro dei Paesi Baschi, la caduta che a un certo punto fece temere cose gravi, se non gravissime.
Il futuro dirà, nel frattempo Eurosport France con Laurent Vergne si interroga sulla parola giusta da associare a questa decisione, se si tratta di una tentazione o di ambizione.
“Giocare con le parole è sempre un’arte sottile. Ora che il velo è caduto e la partecipazione di Vingegaard assodata, è difficile non porsi una domanda: cosa viene a fare? Per che cosa, non perché. Il Tour è quello che è, un termine assoluto, un’ambizione inevitabile per chi lo ha vinto, a maggior ragione chi lo ha vinto due volte. È abbastanza comprensibile che Vingegaard voglia essere presente. Ma con quale ambizione?”
Durante la visita al Giro nel mese di maggio, Richard Plugge, il grande capo della Visma, ha riassunto la situazione così: «Jonas sta facendo progressi ma parteciperà al Tour solo se sarà al 100%»
Eurosport France allora si domanda se possiamo dedurre che JV sia davvero al massimo. “Probabilmente no. Difficile immaginare che un corridore così a corto di gare, rimasto vittima di un infortunio così grave, di lesioni così gravi – fratture della clavicola, diverse costole, pneumotorace, una contusione polmonare, 12 giorni di ricovero in ospedale – sia davvero al suo livello migliore. Se il Vingegaard del 2024 supererà o addirittura eguaglierà il Vingegaard del 2022 e del 2023, sarebbe oltre ogni comprensione. Merijn Zeeman, direttore sportivo e pedina fondamentale per il successo della squadra olandese negli ultimi anni, ha spiegato nei giorni scorsi che l’obiettivo per Vingegaard sarà essere competitivo, più che lottare per la maglia gialla. Ma è difficile immaginare lo scandinavo prendersi la briga di venire a Firenze, se non si sente competitivo, anche se resta da definire cosa intendiamo con questa parola. Solo lui conosce la risposta, o meglio solo lui ce l’avrà, perché la cosa più probabile oggi che stia procedendo al buio, magari sufficientemente rassicurato dalle sensazioni provate in queste ultime due settimane, durante le quali ha lavorato duro”.
Vingegaard si trova insomma nella situazione di Tadej Pogacar un anno fa. Probabilmente è nella condizione d’animo di chi non vuole rinunciare senza provarci. “Questo va a suo merito ed è molto comprensibile” dice Vergne a Eurosport France, ma se è così, allora, la tentazione sta vincendo sull’ambizione. “Sono due anni che domina il Tour e rinunciare sarebbe stato troppo doloroso. Ma sarà ancora il più forte?”