È andata come anticipavano i quotidiani da giorni e come si era capito che sarebbe finita. Tre anni di contratto, accordo fino al giugno 2027.
Monica Scozzafava sul Corriere della sera ha raccontato che “di ritorno da una vacanza in Sicilia, Conte durante la cena con il presidente del Napoli ha ribadito la centralità nel progetto di Kvaratskhelia, nonostante il corteggiamento insistente e soprattutto milionario di Luis Enrique e del Psg. Arriva con grandi ambizioni e il desiderio di lasciare subito il segno senza un mercato faraonico. Prova a farsi raggiungere da Romelu Lukaku, considerato quasi la sua coperta di Linus. Non è un caso che l’attaccante belga abbia confessato a qualche suo ex compagno nella Roma delle frequenti telefonate con l’allenatore che più di ogni altro in carriera lo ha valorizzato. Poi certo dovrà affrontare il nodo legato a Di Lorenzo, considerando le frasi di rottura col club usate dal suo procuratore negli ultimi giorni. Conte, il cui staff domani visiterà il centro sportivo di Castelvolturno, intende trattenere il suo capitano, pedina insostituibile nello spogliatoio, con buona pace della Juventus“.
Un nuovo capitolo della nostra Storia inizia oggi.
Benvenuto Mister Conte! 💙
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Napoli è Napoli, dunque la coincidenza con il quarantesimo anniversario dell’arrivo di Maradona suscita paragoni e confronti. Lo scrittore Marco Ciriello sulla Gazzetta dice che da allora “tante cose sono cambiate, meno la terra che trema e i napoletani che aspettano il conductor. Per Antonio Conte persino il principe di Sansevero ha messo da parte la sua antijuventinità: non conta il passato, ma solo il tempo che verrà, quello delle vittorie. In Conte i napoletani vedono tanti incroci del tempo, in lui vive Marcello Lippi che a Napoli in condizioni assurde raggiunse la qualificazione in Coppa Uefa, nel suo ultimo anno da sconosciuto. È un fratellino minore e meno zen dello stesso Carlo Ancelotti che è rimasto un desiderio inespresso per errore di una squadra bambina e d’un errore di Aurelio De Laurentiis, e oggi viene omericamente cantato. Fu Dino Zoff – ex portiere del Napoli che non è mai uscito dai ricordi – a riportarlo in Nazionale e a regalargli un grande europeo (nel 2000), insomma il futuro calcistico di Conte era già entrato in lui molto prima della chiamata di De Laurentiis, attraverso una serie di incroci napoletani”.
Cristiano Gatti sul Corriere dello sport-stadio aggiunge che “qualunque paraocchi ci ritroviamo davanti, in qualunque bandiera tifosa ci ritroviamo perennemente avvolti, tutti dobbiamo riconoscere almeno questo: bello o brutto, simpatico o antipatico, l’agghiaggiande si è sempre dimostrato più forte di tutto“.
Arriva l’apprezzamento del Napolista, la rivista online di informazione e analisi politico-calcistica decisamente critica rispetto alla conduzione della società nell’ultima stagione, ma già nella coda della precedente, quella dello scudetto. Massimiliano Gallo, fondatore e direttore, ha scritto che De Laurentiis è tornato con la cultura d’impresa e l’addio al plebeismo che gli pareva avesse abbracciato. Quel De Laurentiis, scrive il Napolista, “che ha creato disparità nello spogliatoio con un contratto da nababbi a Osimhen. Che ha portato lo stato maggiore del Napoli alla presentazione del libro del procuratore Giuffredi (con cui adesso è in rottura prolungata) come se stessimo parlando di Giovanni Verga. E che si era rapidamente convertito al populismo. Beandosi di essere idolatrato da quegli stessi tifosi che lo avevano sommerso di critiche e insulti per anni. Il Napoli – è fondamentale ricordarlo e non dimenticarlo mai – ha vinto il campionato in opposizione alla città. La miglior campagna acquisti della storia del club è stata messa a segno in un clima di odio. Volevano cacciare tutti: da De Laurentiis a Spalletti“.
Con l’ingaggio di Conte, continua Gallo, “De Laurentiis ha compreso che nel Napoli c’era un deficit di calcio“. L’arrivo da dirigente di Gabriele Oriali è un’altra novità [“Non era mai esistita una figura simile, e poi così autorevole“]. Il Napolista parla dunque di “rivoluzione culturale e del resto – aggiunge – basta osservare la reazione di tanti “nordisti” che non si capacitano di questa resurrezione“
L’accordo era in aria da giorni, non ha spiazzato il calcio come quello con Carlo Ancelotti, non è stato un blitz, eppure in certi strati dell’opinionismo in effetti la diffidenza e lo scetticismo paiono gli stessi di quell’estate.
Sport Mediaset, per esempio.
Chi viene a Napoli, del resto, lo sa che deve fare i conti col patron azzurro e in un certo senso lo mette in conto. Sia sotto il profilo tecnico, sia sotto quello dei rapporti con la proprietà. Ma visto il “caratterino” di Conte a Napoli non c’è da aspettarsi molta “comprensione” per eventuali intromissioni o uscite considerate inopportune del presidente. In passato, del resto, Antonio non ha mai fatto sconti a nessuno, palesando apertamente il suo disappunto senza mezzi termini quando la situazione non era di suo gradimento. Lo ha fatto con Agnelli alla Juve, pronunciando la famosa frase “con 10 euro non si mangia in un ristorante da 100 euro” riferendosi alle ambizioni europee del club bianconero. E poi lo ha rifatto anche all’Inter in riferimento al valore della rosa a sua disposizione.
Dure prese di posizione che ha mostrato in altre circostanze anche all’esterno, soprattutto quando le promesse dei dirigenti poi non si sono trasformate in realtà concrete. Un po’ quello che alcuni temono possa succedere a Napoli. Con Osimhen, Di Lorenzo e Kvara in bilico, del resto, non sarà facile trovare sostituti di livello e accontentare facilmente Antonio sul mercato. Tema che sarà subito caldissimo e che potrebbe accendere le prime scintille tra l’ex ct azzurro e De Laurentiis.
Maurizio Crosetti su Repubblica si dedica all’incontro fra quelli che chiama due titani, Conte e De Laurentiis: “O due Titanic? Incontro glorioso o prevedibile naufragio? L’allenatore, dicendosi emozionato, si ripropone come il vero mister Wolf del nostro calcio: di solito, risolve problemi. Qualche volta ne crea. Questa è la città che scalda gli amori, oppure li incenerisce. Che Antonio Conte sia un simbolo di juventinità (13 stagioni da giocatore e poi da capitano, 3 da allenatore trionfale) riporta alla mente le parole di De Laurentiis su Cristiano Giuntoli: «Se avessi saputo che era bianconero, lo avrei mandato via prima». Giovanni Manna, il nuovo direttore sportivo arrivato da Torino, la parola “Juve” ce l’ha tatuata. Dopo di che, quando bisogna vincere, uno juventino non fa mai male“.
Ma è davvero Oriali è la figura chiave che fa pensare a un Napoli diverso, al disinnesco di una dinamica che Marco Bucciantini sulla Gazzetta l’altro giorno ha raccontato così
“Va a Napoli e trova la società più scarna del pianeta: un proprietario-presidente, un giovane direttore sportivo: sembra l’intelaiatura perfetta per far respirare pienamente Conte, che ha bisogno di pervadere, incidere, decidere. Sappiamo che è una finta: il Napoli ha un presidente maggiorato nei compiti, decisionista, spigoloso, intuitivo, accentratore a cui i fatti hanno dato spesso ragione, fino all’ultima stagione che è arrivata come una specie di redde rationem. Curiosamente (e con sensibilità mal raccontata) Aurelio De Laurentiis non si è mai sottratto alla contesa. Mazzarri, Benitez, Sarri, Spalletti: il Napoli ha consolidato la sua posizione al vertice – coniugando bilanci in ordine e risultati enormi – quando ha saputo sintetizzare fra personalità forti, in panchina e in tribuna, con De Laurentiis a cedere “quote” di se stesso. Le prevaricazioni e le invasioni di campo recenti non più arginate (e i rovesci conseguenti) lo hanno riportato dunque su un uomo forte e la storia serve a qualcosa solo se qualcuno la legge, la studia, la ricorda: è l’unico patrimonio condiviso che abbiamo“.
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