Habemus film. Paris 2024 ha deciso. Jules e Gédéon Naudet saranno i registi del lavoro ufficiale sulle Olimpiadi. Sono i fratelli autori di un celebrato documentario sull’attentato dell’11 settembre 2001 alle Twin Towers di New York. L’Équipe gli ha parlato [“Il più loquace è Jules, il più alto è Gédéon”] scoprendo la loro intenzione di fare qualcosa di nuovo, di mai visto.
Tanto per cominciare, gireranno non solo il lungometraggio classico da 90 minuti, ma anche una serie di 5 episodi da 52 minuti, con i primi tre da trasmettere prima dell’inizio dei Giochi su France Télévisions e gli ultimi due dopo le Paralimpiadi [28 agosto-8 settembre].
Il lavoro di Naudet & Naudet sul’11 settembre contiene una delle rare immagini del volo 11 dell’American Airlines che colpisce una delle torri. I due fratelli stavano girando in quel momento un servizio nella caserma Engine 7, alla scala 1.
“È una sequenza emblematica del loro lavoro – dice il giornale francese – integrare, lasciar decantare, prendersi del tempo, avere la pazienza di attendere un evento”. I due hanno anche passaporto americano. Hanno documentato gli attentati del 2015 a Parigi e l’assalto al Campidoglio di Washington del 2021. “Ma la loro vena non è solo catastrofistica” si premura di precisare L’Équipe, anzi, hanno esordito nella professione proprio con lo sport, con un’opera sulla boxe ad Harlem e nel Bronx intitolata Hope, Gloves and Redemption.
Pare che siano stati loro a proporsi al comitato organizzatore. Il CIO ha accettato. Stanno filmando per intero le giornate di Tony Estanguet, il gran capo, dicono di aspettare pazienti il “l’evento imprevisto” [speriamo bene].
«Amiamo tutto ciò che non si vede: il campionatore d’acqua nella Senna alle quattro del mattino, il misuratore di percorso della maratona che pianta un chiodo ogni chilometro, tutte queste cose insolite. Non c’è niente di più cinematografico degli esseri umani. Il cinema è vita. Nei film c’è una quota maggiore di lirismo, ma abbiamo anche un nostro modo di girare in cui l’estetica non è assente. Stiamo cercando di trovare uno stile. Dovrà essere bellissimo. Mostreremo qualcosa che non avete mai visto. Siamo documentaristi ma ogni sera, con i nostri genitori, guardavamo film. Stiamo facendo qualcosa che non è mai stato fatto prima, allo stesso tempo spaventoso e straordinario. Cercavamo questa sfida, questa carta bianca, che costringe a superare i limiti, andare dove non ti aspetti. In un film, se vuoi tirare fuori un elefante dal frigo, devi solo ordinarlo. Tutto quello che noi possiamo fare è premere il pulsante della fotocamera. Stanno accadendo così tante cose ovunque. Vorremmo essere ovunque, e questo genera frustrazione. Siamo un po’ come un mostro con un corpo e due teste».
IL DOCUMENTARIO SULL’11 SETTEMBRE DEI NAUDET