Gli americani e un futuro CT – Era da poco finita la guerra, ma gli americani erano ancora a Milano, e avevano stabilito il loro comando generale in via XX Settembre. In via Washington, al civico 33, c’era invece un campo da basket in terra battuta, ma pur sempre ufficiale, tanto che ci si giocavano partite valide per il campionato italiano, prima della guerra. Proprio lì, nell’estate del 1945, venne organizzata una partita tra la vecchia Borletti, la squadra di Milano composta da giocatori reduci dalla guerra, e i soldati americani della Quinta Armata. L’evento richiamò una gran folla di curiosi e anch’io, bambino, mi trovai uno spazio in prima fila, con il mio bel braccio al collo, reduce dalla sparatoria che mi aveva spappolato la mano soltanto pochi mesi prima. Ricordo tutto come fosse adesso. Arrivarono i nostri: erano tutti sbrindellati, con le scarpe rotte e le maglie rammendate e stinte, color rosa pallido. Poi apparvero gli americani e il pubblico rimase a bocca aperta. Erano completamente vestiti di rosso, da capo a piedi, con tanto di tuta ufficiale e, sotto, maglietta e calzoncini in raso. Ma quello che più mi sbalordiva era la brillantezza di quel rosso fuoco. Volevo indossare quella maglia a tutti i costi. Fu il mio primo vero contatto con il basket. di sandro gamba. Il mio basket (Baldini&Castoldi, 2014)
Il maestro Silvestri mi racconta del suo lavoro di tramviere e dei sacrifici fatti per mettere su la Fulgor. Mi spiega che durante la guerra gli americani avevano allestito delle palestre e regalavano i guantoni ai ragazzi per farli salire sul ring. Si combatteva per qualche stecca di sigarette. Mi dice che tra i soldati c’erano due grandi campioni del mondo, Joe Louis e Max Baer che facevano footing sui binari della Cumana a Pozzuoli. Con voce calma e pacata mi racconta che ha iniziato a praticare la boxe nel ’42, quando frequentava la Libertas, una piccola palestra arrangiata in un teatrino, con il ring incastrato sul palcoscenico. Sorridendo mi confessa che era andato lì per dimagrire, ma che a poco a poco ci aveva preso gusto.
[pubblicato in origine il 25 aprile 2020]