Dieci anni senza Pietro Mennea

 

Il ricordo di Pietro Mennea

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    Oggi sono anche trascorsi dieci anni dalla morte di Pietro Mennea, la freccia del sud, il nume tutelare di Slalom – che scelse di nascere nel suo nome il 10 settembre del 2019, due giorni prima dell’anniversario del primato del mondo sui 200 metri, celebrandolo nel primo numero. 

Allo stadio dei Marmi di Roma, ex atleti e istituzioni lo ricordano a partire dalle 10.01, l’ora che riproduce il suo tempo sui 100 metri. Il sito della federazione atletica gli rende omaggio con una selezione a cura di Fausto Narducci di 10 imprese nascoste. Qui riportiamo i 10 record ancora detenuti da Mennea:

19.72 record europeo sui 200 metri (Città del Messico 1979) | 19.72 record italiano sui 200 metri (Città del Messico 1979) | 19.96 record italiano sui 200 al livello del mare (Barletta 1980) | 20.30 record italiano sui 200 nella categoria Promesse | (Monaco 1972) | 20.2 record italiano manuale under 23 sui 200 (Milano 1972) | 20.67 record italiano sulle 220 yards (Zurigo 1975) | 1:21.10 record italiano nella staffetta 4×200 (Cagliari 1983) | 1:25.00 record italiano under 23 per società con la Aeronautica (Milano 1973) | 14.8 record mondiale al  livello del mare sui 150 metri (Cassino 1983) | 15.1 record italiano under 23 manuale sui 150 metri (Barletta 1972)

 

    La Stampa dedica una pagina alla pista di Mennea e alla sua eredità, con un viaggio dell’inviata Giulia Zonca nella Barletta del campione, che ancora oggi divide: orgoglio misto a contraddizioni

Scrive Zonca: Il nome Pietro Mennea è ovunque: sul lungomare di Ponente dove lui correva sopra la sabbia, piazzato su un parcheggio vicino e poi ancora a battezzare la sezione sportiva del liceo, a fissare il murales a lui dedicato, appiccicato sulla casa dove è nato che oggi ospita casse di birra dietro serrande a metà. E c’è la tv sempre accesa, arriva in strada con il sonoro di altri tempi. Da oggi il nome, che Barletta mette ovunque e ancora non sa come portare, si vede pure nella nuovissima targa della salita del Vaglio, svelata a 10 anni dalla morte. Lì dove lui faceva le ripetute massacrandosi, lì dove oggi nessun velocista si sfinirebbe mai, lì: nel centro storico dove Mennea è cresciuto e dove ancora passa l’orgoglio inseguito dalle contraddizioni. Barletta è ancora senza pista, se la memoria di Mennea è ancora senza patria, non si trova una risposta condivisa. La pista c’è e ovviamente porta il suo nome dentro lo stadio intitolato al marciatore Cosimo Puttilli. Inaugurazione nel 2017, presenti il Coni e l’allora ministro dello sport Lotti, fiero del programma a favore delle periferie, ma dopo il taglio del nastro le corsie non si sono più viste. Requisite fino all’anno scorso. Tribune inagibili, permessi negati, anni persi e adesso siamo al «momento della semina» per dirla come Francesco Montenero, per tutti il professore

 

    voci Filippo Tortu

In una intervista a Repubblica, Filippo Tortu parla dei prossimi impegni, individuali e di staffetta, le qualificazioni olimpiche che cominceranno senza che Marcell Jacobs abbia dato la sua disponibilità a partecipare, e senza che la cosa abbia provocato qualche tipo di reazione, a nessun livello. Tortu non cita mai Jacobs e parla di Mennea.

 ➣  Oggi ricorre il decennale della scomparsa di Pietro Mennea. Lei è stato il primo a superare il suo 10”01 nei 100 metri. Cosa ha rappresentato nella sua carriera la figura di Mennea?

«Pietro è immortale. È soprattutto un esempio molto vivo di come bisogna approcciarsi all’atletica leggera, con serietà, umiltà e devozione. Se mi sento un esempio come lui? Sarei contento di esserlo, ma non riesco ancora a sentirmi tale. È più quello che ho preso dai miei tifosi, al contrario. La loro vicinanza mi spinge lontano».

 ➣  Come va con i compagni della staffetta, ora che siete tornati a vedervi dopo tanto tempo?

«È sempre bello lavorare in gruppo. Ho conosciuto Samuele Ceccarelli: è una persona seria, concentrata, e allo stesso tempo non si prende mai troppo seriamente. A volte capita che dopo un risultato come il suo oro europeo nei 60 ci si possa montare la testa. Ma per lui non sarà così». intervista di cosimo cito, Repubblica

 

| WHAT IF Se avesse corso gli 800. Parla Franco Mascolo, primo coach

 ➣  Quando ci fu il famoso passaggio di consegne dallo scopritore di Pietro, il professor Michele Autorino, a lei e ai suoi corsi pomeridiani?

«Ci vedevamo al velodromo, la pista non c’era. Mennea aveva cominciato ad assaporare il calcio, poi la marcia…».

 ➣  E lei fece uno scambio: cedette un marciatore e si trovò un velocista.

«Sì, mancava uno staffettista: Pallamolla, Acquafredda, Gambatesa, non sono soprannomi, si chiamavano così. E arrivò Pierino, anzi Pierè, come lo chiamavo io».

 ➣  C’erano pure le ripetute in spiaggia?

«I francesi parlavano sempre delle corse tra le dune in Bretagna. Ci provammo anche noi». 

 ➣  C’è una vecchia intervista di Mennea diciottenne in cui dà quasi per scontato un suo futuro nei 400 e magari negli 800. Ma se fosse andata così?

«Sarebbe stato un grande ottocentista. Ma sarebbe durata meno la sua carriera, gli 800 ti consumano».

 ➣  Oggi potrebbe crescere un Mennea con una storia così unica, diventato grande in mezzo a mille difficoltà? 

«Credo che di Mennea ce ne siano pure qui, oggi, a Barletta e altrove. Il problema è creare le condizioni perché vengano fuori». intervista di valerio piccioni, la Gazzetta dello sport

 

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SU RIMBALZI

          La rabbia nelle gambe di Mennea

Il 20esimo episodio di Rimbalzi, il podcast prodotto e realizzato con Chora Media, era dedicato al campione di Barletta | Su Spotify a questo link la serie completa | Rimbalzi è disponibile su tutte le principali piattaforme.

 

in streaming su Sky On Demand: Mura Am[o]ur. Le cartoline sentimentali di un grande giornalista – documentario di Emanuela Audisio | su Rai Play: Ma chi sei, Mennea? – documentario di Luca Di Bella [qui]

 

      titoli | Corriere dello sport-stadio: Ricordando Pistilli, penna con un’anima➔  Roberto Beccantini scrive: Il 21 marzo del 2018 ci lasciava Giuseppe Pistilli. Sociale ma non social, crebbe e si affermò tra Antonio Ghirelli, Giorgio Tosatti ed Ezio De Cesari. Ci si diplomava sui marciapiedi, allora, e il pc era un partito, non un aggeggio. Ogni tanto spuntava dalla tv, ma erano le pagine il pulpito prediletto.  Tutto passa, certo. Non tutti, per fortuna. Al talento non si chiede la carta d’antichità

 

28411  Il numero complessivo di persone che hanno tagliato il traguardo della maratona di Roma, domenica ai Fori Imperiali. 

Tra gli uomini la prima vittoria del Marocco con Taoufik Allam in 2 ore 7 minuti e 43 secondi,  4 minuti di progresso personale, tra le donne del Kenya con Betty Chepkwony in 2h23’01″per un miglioramento di circa 7 minuti. I classificati sono stati 11.231 atleti, 5140 italiani, 6086 stranieri, provenienti da 118 nazioni

 

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