La spina della prima Milano-Sanremo senza Mura

La Milano-Sanremo mai vista

 

La guardi e ti chiedi cos’è questa spina, ti chiedi perché resisti all’idea che oggi si debba correre comunque, in questo modo, sotto il sole, superando i 300 km, senza il Turchino, senza i tre capi, senza la Riviera. La guardi e ti fa rabbia la Sanremo monca, senza nemmeno un pezzo di Gianni Mura, non oggi, non domani (forse alla fine questo è), eppure rimane lei dritta, in piedi, com‘è giusto che sia, anche se deve fare il giro largo dal Piemonte, passa da Alessandria e il sindaco neppure voleva, anche se le squadre sono di sei corridori e non di otto. Anche se, anche se, anche se. 

 

Il Col di Nava a una sessantina di km dall’arrivo fa più male del Turchino a -120. “Una Sanremo mai vista” sintetizza Pier Augusto Stagi su il Giornale. Perché del percorso tradizionale sono rimasti solo gli ultimi 40 km, la Cipressa, il Poggio, via Roma. Una Sanremo Special Edition, l’ha definita Mauro Vegni di RCS Sport, l’organizzazione. 

✘  Certamente come dice Sagan stamattina a Ciro Scognamiglio sulla Gazzetta dello sport sono saltati schemi, piani di gara e riferimenti. Lui l’ha corsa nove volte, sempre tra i primi venti, con 2 secondi posti e 3 quarti. Mai vinta. «Ho la sensazione che verrà fuori una gara più dura rispetto al passato. Non c’è dubbio che su 300 chilometri si sentirà il poter contare su un compagno in meno. Il tracciato… è poco conosciuto, non ci sono i riferimenti di prima. Per esempio, scendevi dal Turchino e già sapevi che si stava entrando nel vivo. Adesso, come si prenderanno le due salite prima di scendere al mare? Boh. Puoi farti in testa tante tattiche, ma tra la discesa del Poggio e l’arrivo ci sono pochi minuti. Il tempo per ragionare manca. O tiri dritto, o aspetti per fare la volata. Sapendo che lo sprint è una lotteria». 

 

  Leonardo Piccione su Bidon ha ragionato su questo tempo sballato che stiamo vivendo, proprio noi, poi, noi che abbiamo costruito bussole per orientarsi nel tempo con i calendari dello sport, noi che il Giro, Wimbledon, il Tour, e guarda che fine abbiamo fatto. Noi che il 21 marzo abbiamo scoperto che ci portavano via la primavera e che l’estate sarebbe stata boh.

“Il punto è che quest’anomala Milano-Sanremo – ha scritto – non è un’eccezione. Quella che comincerà domani e terminerà, si spera, a novembre inoltrato, sarà la stagione più contorta, frenetica e imprevedibile e della storia recente del ciclismo, o forse della storia del ciclismo in generale. Una stagione fuori stagione”.

Eppure, anche a raccontarcelo come indecifrabile e imprevedibile, lo sport del Covid sta rispettando ovunque i valori tecnici. Così anche oggi la partita sarà la stessa di sempre, tra gli sprinter puri (Démare, Ewan), gli sprinter che hanno qualcosa in più (Sagan), i finisseur da Poggio (chissà se si dice ancora finisseur), i discesisti come Nibali, i passisti che hanno la sparata per andarsene negli ultimi 800-1.000 metri. Ha scritto David Millar sul sito di CHPT3, il suo laboratorio di design, che la Sanremo è “la corsa più facile da finire e la più difficile da vincere”.

Se vince Van Aert, e può vincere più di tutti, il Belgio si riprenderà la Sanremo dopo 21 anni (Tchmil) oppure dopo 39 (De Wolf) se vogliamo guardare la nascita e non il passaporto. Se vince Van der Poel, e anche lui può più di tanti, allora toccherà all’Olanda a distanza di 35 anni da Kuiper. La Francia conta più su Démare che su Alaphilippe, tutti e due già nell’albo d’oro, il primo col sospetto mai fugato di essersi fatto 4 anni fa un tratto del Poggio aggrappato a una macchina. La Colombia non ha mai vinto e ha Gaviria. Nemmeno la Slovacchia di Sagan ha mai vinto. L’Italia è soprattutto Viviani e Colbrelli, forse Trentin, o Nibali se s’inventa qualcosa come due anni fa. 

 

  | in tv oggi  ore 14.15 Eurosport 2: Tour de l’Ain | 15.30 Eurosport e Rai 2: Milano-Sanremo | 19 Eurosport 2: Giro di Polonia

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