Otto squadre in 11 punti. Cinque si salvano e tre retrocedono. Negli ultimi 10 campionati per 6 volte sarebbe bastato fare 35 punti per non andare in B, solo in due casi sarebbe stato necessario spingersi fino a 39. La quota si è progressivamente abbassata col passare del tempo: 32 punti nel 2023, 31 nel 2022. Se fosse questo il passo pure stavolta, l’Empoli potrebbe limitarsi a far mezzo a punto a partita senza dover temere altro, senza correre più rischi.
Di arruffate corse per tirarsi fuori dalla disperazione hanno scritto Paolo Tomaselli sul Corriere della sera e Paolo Condò su Repubblica, concentrandosi su quelle figure di allenatori specializzati ormai a lavorare nella brace.
“Adesso che è arrivato anche Ballardini sulla panchina del Sassuolo al posto dell’apprendista Bigica durato appena una partita – ha scritto Tomaselli sul Corriere – gli amanti del brivido possono davvero cominciare il loro campionato, fatto di ansie, calcoli, sogni, incubi. E macumbe. Lunghe 12 giornate, salvo eventuali spareggi”.
| Il panorama disegnato da Tomaselli è fatto da “allenatori specialisti, come lo stesso Ballardini e Nicola, che all’Empoli ha già fatto 12 punti in 6 giornate scavalcando tutte le altre 7” ma anche di giocatori che possono cambiar faccia a una squadra. Per esempio, “c’è una squadra come il Verona che invece di cambiare l’allenatore Baroni, per ragioni di sopravvivenza economica a gennaio ha venduto 15 giocatori, incassando 45 milioni: ne ha spesi circa 9 per 8 volti nuovi ed è ancora lì a lottare. Ci sono talenti in prestito dalle grandi come Gaetano a Cagliari (dal Napoli), Soulé a Frosinone (è della Juve) o Folorunsho a Verona (del Napoli anche lui: per il c.t. Spalletti «è una belva») che provano a fare la differenza. Ci sono giocatori abituati ad altri scenari, come Berardi del Sassuolo (che torna domenica dopo un mese) o Samardzic dell’Udinese: saranno decisivi?”
| Paolo Condò su Repubblica ci ricorda che Davide Ballardini in carriera ha pure vinto una Supercoppa con la Lazio, “e da Zamparini a Preziosi e a Cellino è un veterano di presidenti umorali: s’è costruito una corazza ed è quella che vende a chi richiede i suoi servigi. Aggiunge sempre qualcosa: spesso la salvezza, se proprio non può almeno qualche notte di passione. L’anno scorso non ha salvato la Cremonese, ma l’ha portata in semifinale di coppa Italia vincendo prima in casa del Napoli — quel Napoli! — e poi della Roma. È retrocesso, ma eliminando prima Spalletti e poi Mourinho. Non sono cose facilmente spiegabili, e in fondo del calcio non occorre spiegare tutto. Ma la vera campanella, la fine della ricreazione e l’inizio della fase decisiva, coincide regolarmente con l’ingresso in scena di Davide Nicola. Il quid che rende Nicola così speciale — da quando c’è lui l’Empoli ha raccolto due punti a partita, la media tenuta fin qui dal Milan terzo in classifica — è psicologico prima che tattico: non è cambiando un modulo, come pure è stato fatto, che si trasforma una squadra da preda a predatrice, altrimenti il tecnico che c’era prima ne uscirebbe malissimo, e non sarebbe giusto. Semplicemente, Nicola ha già salvato quattro squadre in questo modo, e due erano imprese disperate: quando parla, lo ascolti. Se ordina i detersivi per pulire la macchina, come faceva Harvey Keitel, non gli chiedi di dire «per favore», come pretendeva l’incauto John Travolta”.